Lo studio di una società che cambia: sfide metodologiche fra presente, passato e futuro.

Lo studio di una società che cambia: sfide metodologiche fra presente, passato e futuro.

Le istanze di mutamento attualmente in atto nelle società contemporanee pongono a coloro che studiano la realtà sociale nuovi interrogativi di ricerca e nuove sfide metodologiche. L’idea di questo contributo è quello di riflettere su alcuni interrogativi, soffermandosi sul ruolo dell’analisi documentaria e sul rapporto fra metodologia della ricerca e nuove tecnologie.

Laura Arosio*

Lo studio di una società che cambia: sfide metodologiche fra presente, passato e futuro.

Le istanze di mutamento attualmente in atto nelle società contemporanee pongono a coloro che studiano la realtà sociale nuovi interrogativi di ricerca e nuove sfide metodologiche. L’idea di questo contributo è quello di riflettere su alcuni interrogativi, soffermandosi sul ruolo dell’analisi documentaria e sul rapporto fra metodologia della ricerca e nuove tecnologie.

Laura Arosio*

Studiare la società che cambia

Le ampie trasformazioni che coinvolgono le società contemporanee sollecitano anche la riflessione metodologica e pongono questioni riguardo alle strategie più adatte per lo studio della realtà sociale. In particolare, le circostanze attuali appaiono mettere in discussione l’opportunità e la possibilità di fare ricorso a pratiche di ricerca basate in forma prevalente sull’interrogazione diretta e sull’osservazione, almeno nella loro forma tradizionale[1].

Da un lato, coloro che studiano la realtà sociale devono fare i conti con la riduzione delle risorse economiche a disposizione della ricerca: questo significa meno denaro ed equipe di ricerca più ristrette. Dall’altro lato, è noto il fenomeno della crescente indisponibilità di soggetti e famiglie a far parte di una ricerca[2]. I motivi del cosiddetto “fastidio statistico”, manifestato nei confronti della ricerca, sono molteplici e complessi: il consistente aumento di situazioni in cui i soggetti sono chiamati a partecipare a iniziative di ricerca; la difficoltà, che spesso si verifica, a distinguere fra indagini con fini conoscitivi e altre attività con scopi commerciali e di vendita; le modifiche a livello culturale e strutturale, che toccano temi quali il crescente individualismo, la mancanza di fiducia, la velocità delle relazioni, il tempo come risorsa scarsa.

Vi sono poi da considerare le dinamiche di mutamento attualmente in corso, particolarmente rapide ed incisive nell’esperienza degli individui, dei gruppi e delle istituzioni. Cambiano le relazioni, gli atteggiamenti, i linguaggi, i modi di costruzione dell’identità. Si pensi all’impatto sociale avuto dalla diffusione delle nuove tecnologie e delle nuove forme di comunicazione, che in alcuni casi affiancano, in altri sostituiscono le pratiche tradizionali. Si affermano inoltre nuovi luoghi, in cui vi è l’opportunità di vivere esperienze e intessere legami sociali: può trattarsi di spazi reali, come le città, i quartieri, gli ambienti di vita quotidiana, o di spazi virtuali come ad esempio i tanti luoghi di cui si compone la rete Internet. Ciascuno spazio non è solo uno sfondo neutro delle interazioni che ospita, ma è in grado esso stesso di modellare forme e significati delle azioni dei soggetti.

Di fronte a questi cambiamenti si pone l’esigenza di una riflessione su quali possano essere le pratiche di ricerca meglio utilizzabili nel momento attuale; esse dovrebbero rispondere a una duplice esigenza di realismo ed efficacia[3]. Caratteristiche che appaiono altamente desiderabili sono: economicità, bassa intrusività, flessibilità, adattabilità, capacità di entrare nei nuovi luoghi dell’interazione sociale.

L’esito di questa riflessione può assumere la forma di una “riscoperta” – non tanto di una “scoperta” – di strumenti che già fanno parte del bagaglio della metodologia classica. In particolare:

  • La rivalutazione dell’analisi secondaria, consistente nel riuso di dati già raccolti per fini di ricerca (sia di tipo quantitativo che di tipo qualitativo). Questo richiede la creazione di banche dati, politiche di condivisione e scambio, la diffusione di una cultura che valorizzi i dati secondari e non li consideri risorse di secondaria importanza.
  • La collaborazione fra gruppi di ricerca e altri enti preposti alla raccolta di informazioni sulla realtà sociale (in particolare gli enti ufficiali, tra cui, per il caso italiano, l’Istat). Si può ipotizzare una più sistematica sinergia per la definizione dei progetti, la costruzione degli strumenti di rilevazione, l’analisi e la diffusione dei risultati.
  • Il ricorso a forme “leggere” di osservazione quali ad esempio l’osservazione breve, l’osservazione in incognito, l’osservazione online.
  • La rivalutazione dell’analisi documentaria.

Riscoprire l’analisi documentaria

L’analisi documentaria consiste nello studio del materiale prodotto da individui, gruppi e istituzioni nello svolgimento delle loro attività e nel perseguimento dei loro fini[4]. Si tratta dunque di materiale prodotto spontaneamente e non per fini di ricerca: solo in un momento successivo alla sua creazione questo materiale potrà eventualmente diventare oggetto di studio in un progetto di ricerca[5].

Sono esempi di documenti: leggi, regolamenti, sentenze, verbali, discorsi, programmi elettorali, registri, bilanci, prodotti da gruppi e istituzioni formali (si parla in questo caso di documenti ufficiali). Sono documenti anche diari, autobiografie, testamenti spirituali, note, appunti, memorie, fotografie e filmati privati, messaggi, cartoline, confessioni, lettere in cui gli autori raccontano in prima persona la loro esperienza per fini privati (documenti personali). Sono inoltre documenti i messaggi veicolati da stampa, radio, cinema, televisione, nuovi media (documenti mediatici). Sono infine documenti le opere letterarie, visuali, plastiche, di tipo performativo, fiabe, racconti, filastrocche, canti, leggende, e l’insieme delle manifestazioni artistiche e i prodotti della cultura popolare (documenti della cultura).

I documenti possono essere testi scritti, tracce audio, documenti visuali (ad esempio fotografie, dipinti, film, cartelloni pubblicitari…). Possono essere considerati documenti anche gli oggetti materiali, artefatti prodotti con lo scopo di essere utilizzati, come ad esempio piccoli utensili, elettrodomestici, abiti, oggetti d’arredo, automobili, case e palazzi (si parla in questo caso di documenti non segnici[6]).

L’analisi documentaria può apportare un contributo conoscitivo di rilievo alla ricerca sociale, nella misura in cui i documenti riflettono idee, norme, valori, interessi, modi di pensare di chi li ha prodotti o di chi ne ha voluto la realizzazione. I documenti sono infatti “prodotti situati”, che nascono in un determinato contesto e di questo inevitabilmente risentono[7]. Ciascun documento racconta un punto di vista sulla realtà (la visione ufficiale, la visione privata…) e il suo potere conoscitivo dipende dalle sue specificità: di quale documento si tratta, in quale contesto è stato prodotto, da chi, per chi, per quali finalità.

L’analisi documentaria appare una pratica di ricerca particolarmente confacente all’epoca attuale[8]. I documenti hanno progressivamente assunto un ruolo di primo piano nei processi di legittimazione e di attribuzione del significato delle società contemporanee: si pensi alla riflessione iniziata con Max Weber sul processo di razionalizzazione e burocratizzazione, e alla valutazione impostata da Jacques Deridda sulla scrittura come espressione peculiare della nostra epoca[9]. Si pensi inoltre alla pervasività degli oggetti nelle nostre società e alla loro velocità di circolazione a livello planetario.

Una caratteristica dell’analisi documentaria che la rende particolarmente adatta alla congiuntura attuale è che essa offre gli strumenti per poter lavorare su un materiale ricco, abbondante, già confezionato, spesso ben conservato, e ancora largamente inesplorato. In genere l’analisi dei documenti si presenta come una pratica di ricerca relativamente economica, che può essere svolta anche da equipe di ricerca ristrette.

Si tratta inoltre di una pratica di ricerca non intrusiva: nell’analisi documentaria il materiale empirico è prodotto spontaneamente dai soggetti per i propri fini e dunque non è prevista una invadenza della ricerca nella vita degli individui. Questo limita il problema della reattività e del fastidio statistico, di cui abbiamo parlato, anche se non lo evita del tutto: ci si deve infatti porre il problema della richiesta del consenso all’utilizzo del materiale.

Poniamo infine in evidenza una circostanza che spinge nella situazione attuale a riscoprire lo studio dei documenti. L’analisi documentaria è in grado di fornire una solida base metodologica ai tentativi di esplorare la realtà sociale facendo uso delle nuove tecnologie e in particolare della rete Internet: come argomenteremo fra breve, molta della ricerca che fa uso di Internet altro non è se non analisi documentaria.

Metodologi nella rete

L’utilizzo delle potenzialità della rete per lo studio della realtà sociale è spesso presentato come un’assoluta novità e gli studi empirici che ne fanno uso, sempre più numerosi, rischiano di muoversi in un apparente vuoto metodologico. In realtà la ricerca che fa uso della rete Internet può essere agevolmente collocata all’interno della tradizionale riflessione metodologica[10].

Per iniziare, la rete è un deposito di informazione e molto del materiale presente online può essere considerato un documento in quanto rispecchia la definizione che di questo abbiamo dato. Utilizzare questo materiale per fini di ricerca significa fare analisi documentaria (sociologia su Internet). Si pensi a tutti i materiali prodotti spontaneamente dagli utenti per i propri fini, che vengono depositati sulla rete e che solo in un momento successivo diventano oggetto di interesse per la ricerca.

I documenti in rete possono essere di vario tipo. Ad esempio i contenuti depositati nei siti dei principali organi dello stato, delle amministrazioni, delle scuole, delle altre organizzazioni formali sono da considerare documenti istituzionali. I contenuti resi disponibili online da televisioni, radio, giornali, altre testate giornalistiche costituiscono esempi di documenti mediali. Gallerie e biblioteche virtuali, raccolte e archivi di opere (siano esse riproduzioni o performance originali) rappresentano documenti culturali. Per quanto riguarda i documenti personali è possibile trovare una corrispondenza
fra documenti personali online e documenti personali in senso tradizionale[11]. In particolare, si possono avvicinare i messaggi di posta elettronica alle lettere, i forum ai carteggi, i blog ai diari, i siti personali alle autobiografie, gli album online alle fotografie e video di famiglia[12].

La rete non è solo un deposito di informazione e non tutta la ricerca che fa uso di Internet può essere considerata analisi documentaria. In ogni caso, è possibile trovare un accostamento fra uso della rete e metodi tradizionali.

Internet rappresenta un mezzo di comunicazione, un canale di interazione e scambio. La rete offre dunque agli studiosi la possibilità di contattare e interagire con i soggetti della ricerca, in particolare per porre loro domande, ricevere risposte e esaminarne i comportamenti. Questo tipo di utilizzo della rete, in cui il ricercatore partecipa attivamente alla creazione del materiale ed è all’origine della sua produzione, può essere visto come l’utilizzo della mediazione di uno strumento tecnologicamente avanzato per realizzare strategie di rilevazione dati che dal punto di vista metodologico si collocano all’interno dei consueti modi di fare ricerca (sociologia con internet). Si pensi alla possibilità di realizzare interviste con la mediazione della rete o di realizzare un focus group online (ad esempio in una chatroom o su un forum di discussione) o alle diverse pratiche di osservazione in cui il ricercatore entra nel contesto (virtuale) in cui si produce l’interazione (ad esempio nei social network, in ambienti come Second Life…).

La rete Internet risulta infine un luogo segnato dal passaggio dei suoi fruitori. Il ricercatore può indagare i segni lasciati in modo non intenzionale dagli utenti attraverso la registrazione delle loro azioni, come ad esempio viaggiare in Internet, visitare siti, effettuare pagamenti, scaricare file. Questa pratica di ricerca (sociologia da internet) può essere considerata un caso particolare di osservazione delle tracce, una particolare pratica di osservazione non partecipante che si propone di studiare il modo in cui le persone modificano gli ambienti in cui vivono e in cui si realizzano le interazioni sociali da studiare, che può riferirsi tanto agli ambienti fisici quanto a quelli virtuali[13].

Tanti luoghi da esplorare…

Sono dunque tanti i luoghi che coloro che intendono studiare la realtà contemporanea sono chiamati ad esplorare. Lo possono fare portando con sé un bagaglio consolidato di conoscenze che affonda nella tradizione della sociologia e della metodologia della ricerca sociale. In particolare coloro che scelgono di fare ricerca mediante Internet, in tutte le sue diverse forme, possono fare uso delle acquisizioni di sapere condivise dalla comunità scientifica ed anzi devono sforzarsi di confrontarsi con esse, per trovare una solida collocazione al loro lavoro.

Allo stesso tempo, ai ricercatori che lavorano con le nuove tecnologie sarà spesso richiesto di trovare soluzioni specifiche e adottare speciali precauzioni in risposta alla specificità del materiale che utilizzano. Si pensi alle nuove sfide metodologiche poste dalla rete, quali ad esempio la possibilità di tracciare un confine tra reale e virtuale, la questione delle identità, la frontiera fra spazi pubblici e privati, le questioni di etica e di privacy. Su questi temi, molte domande restano ad oggi ancora aperte.

*Ricercatrice in Sociologia presso l’Università di Milano Bicocca


[1]              Queste strategie di ricerca sono state le più diffuse negli ultimi decenni: si pensi in particolare all’uso considerevole che è stato fatto dell’interrogazione diretta, nelle sue diverse forme (i.e. con differenti gradi di strutturazione e direttività).

[2]              Si veda ad esempio lo studio comparato Leeuw E., Heer W., “Trends in Household Survey Nonresponse: A Longitudinal and International Comparison”, in Groves R. M., Dillman D. A., Eltinge J. L., Little R. J. A. (a cura di), Survey Nonresponse, Wiley, New York 2002, pp. 41–54.

[3]              Realismo nel far fronte alla difficile congiuntura in cui si dibatte la ricerca; efficacia nella capacità di cogliere il mutamento.

[4]              Per una introduzione, si veda Arosio L., “L’uso dei documenti”, in A. de Lillo (a cura di), Il mondo della ricerca qualitativa, Torino 2010, Utet, pp 145-182. L’analisi documentaria, oltre che ad essere stata utilizzata dagli autori classici della sociologia tra cui Emile Durkheim, Max Weber e Karl Marx, è terreno fertile per la riflessione degli storici, che detengono una tradizione amplissima sia nell’uso che nella teorizzazione di questa pratica.

[5]              Questo costituisce una rilevante differenza fra analisi secondaria e analisi documentaria: la prima consiste nel riuso di dati prodotti per scopi di ricerca, la seconda si occupa di documenti prodotti spontaneamente senza finalità di ricerca.

[6]              Bruschi A., Metodologia delle scienze sociali, Milano 1999, Mondadori.

[7]              Prior L., Using Documents in Social Research, London 2003, Sage.

[8]              Evidentemente l’utilizzo dei documenti non esclude il ricorso congiunto ad altre pratiche di ricerca, che si possono affiancare per una migliore comprensione del fenomeno oggetto di studio: da sempre l’analisi documentaria è considerata una pratica che suggerisce l’integrazione con altre tecniche di ricerca.

[9]              Poggi G., Incontro con Max Weber, Il Mulino, Bologna 2004; Ferraris M., Introduzione a Derrida, Laterza, Roma-Bari 2005.

[10]             Arosio L., “Antichi strumenti per moderne navigazioni: una riflessione sulla sociologia che fa uso di internet”, in C. Cipolla (a cura di), Il sociologo, le sirene e gli avatar, Milano 2012, Franco Angeli.

[11]             Arosio L., “Personal documents on the Internet: what’s new and what’s old”, Journal of Comparative Research in Anthropology and Sociology, 2010, 1/2, pp. 1-16.

[12]             I documenti personali mediati dalla rete possono anche essere documenti “sollecitati”: si pensi alla pratica di chiedere ai soggetti della ricerca di tenere un blog o a quella di aprire un forum in cui farne confluire gli interventi. Un’opzione inedita, che si dispiega in un fiaccante vuoto metodologico? Certamente no. Thomas e Znaniecki chiesero a un contadino polacco di scrivere la sua autobiografica. Era l’inizio del Novecento e il documento, sollecitato, venne fatto scrivere sulla carta. Oggi lo stesso documento, sia esso una biografia, un diario, un carteggio, può essere fatto scrivere online.

[13]             Webb E. J., Campbell D. T., Schwartz R. D. & Sechrest L., Unobtrusive Measures: Nonreactive Research in the Social Sciences, Chicago 1966, Rand McNally.

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