Il metodo di studio con i ragazzi tourettiani

Il metodo di studio con i ragazzi tourettiani

Questo articolo tratta dell’ acquisizione di strategie di studio per studenti tourettiani pre-adolescenti e adolescenti che abbiano difficoltà nell’ambito scolastico. La parola “studio” deriva dal latino “studere” che significa applicarsi con impegno a qualcosa. L’ impegno risulta più gratificante dal  punto di vista motivazionale se colui che studia ha un buon metodo e sceglie le migliori strategie per ottenere successi scolastici. Un insieme strutturato e coordinato di strategie di studio costituisce un metodo di studio.

di Raffaella Marchegiani

 

Il metodo di studio con i ragazzi tourettiani

Questo articolo tratta dell’ acquisizione di strategie di studio per studenti tourettiani pre-adolescenti e adolescenti che abbiano difficoltà nell’ambito scolastico. La parola “studio” deriva dal latino “studere” che significa applicarsi con impegno a qualcosa. L’ impegno risulta più gratificante dal  punto di vista motivazionale se colui che studia ha un buon metodo e sceglie le migliori strategie per ottenere successi scolastici. Un insieme strutturato e coordinato di strategie di studio costituisce un metodo di studio.

di Raffaella Marchegiani

I ragazzi con diagnosi di Sindrome di Tourette presentano alcune caratteristiche comuni, anche se la sintomatologia si manifesta in modo originale in ciascun individuo. Stabilire la modalità di lavoro efficace per ognuno comporta un “work in progress” continuo.

La durata del lavoro non è facilmente stimabile, poiché il percorso è individuale e dipende da numerosi fattori: può estendersi da una decina di incontri a un intero anno scolastico. Tale percorso viene concordato con lo studente (e la famiglia) che ne valuta l’efficacia senza subirlo passivamente.

Il primo step: l’incontro con genitori e insegnanti.

Solitamente la richiesta di aiuto nasce dalla famiglia dello studente, nello specifico dalle mamme. Tuttavia è opportuno che sia lo studente a chiamare per fissare un appuntamento, perché questo atto rappresenta la consapevolezza di necessitare di un aiuto esterno.  Il percorso prevede alcuni incontri con i genitori e con gli insegnanti.

I primi sono disponibili al dialogo poiché hanno bisogno di esprimere le loro preoccupazioni. Possono essere infatti frustrati dalle incomprensioni con gli insegnanti e dalla tensione che vivono con il figlio a causa della malattia e degli insuccessi scolastici.

Spesso chiedono consigli sul comportamento da assumere nei confronti del figlio. La funzione del pedagogista è quella di attivare una riflessione sui significati attribuiti al vissuto, in questo caso la difficoltà scolastica, sia da parte della famiglia sia da parte dello studente. Con tali riflessioni,  i componenti della famiglia migliorano la comprensione dei loro comportamenti.

Anche gli insegnanti sono disponibili all’incontro con il pedagogista, si interessano al lavoro che svolge e lo valutano come un supporto per lo studente e per il raggiungimento dei loro obiettivi didattici.

E’ utile dare loro alcuni suggerimenti da attuare per favorire l’apprendimento e la performance scolastica dello studente così come la possibilità al ragazzo di uscire autonomamente dalla classe quando i tic o la sonnolenza diventano insopportabili. Per esempio, durante le verifiche possono concedergli del tempo aggiuntivo e permettergli di eseguirle in un luogo tranquillo; cercare metodi alternativi di spiegazione tramite il ricorso a strumenti multimediali; intervenire qualora l’alunno sia oggetto di derisione da parte dei compagni; spiegare alla classe, previo consenso della famiglia e del ragazzo, in cosa consiste la natura della malattia; permettere al giovane, se lo desidera, di spiegare al gruppo il metodo e le strategie di studio su cui sta operando insieme al pedagogista, in modo da rendere tale attività utile ai compagni e restituirgli un’immagine intellettualmente più  attraente di sé.

Per ottenere risultati è necessario un lavoro sinergico con gli insegnanti in modo tale da apportare, in itinere, le opportune modifiche alle tecniche di studio utilizzate.

Il colloquio con lo studente.

Durante il primo incontro lo studente racconta le sue difficoltà scolastiche, ma non solo. La narrazione fa spesso riferimento alla malattia e alla limitazione data dai tic che per alcuni sono frustranti e causa di scherno da parte dei compagni.

Il quadro che il giovane presenta comporta problematiche legate non solo alla sfera dell’apprendimento, ma anche appartenenti alla sfera emotiva e relazionale. Il potersi raccontare lo aiuta a prendere consapevolezza delle proprie emozioni e, attraverso il loro riconoscimento, ad averne un maggiore controllo. Questo passaggio gli permette di affrontare con lucidità il tema dell’insuccesso scolastico.

Gli studenti, all’inizio del percorso, possiedono un basso livello di autostima e la netta percezione che il voto negativo riguardi non solo la competenza nella materia di studio, ma che si riferisca all’intera persona.

Nondimeno, nel momento in cui il giovane comincia a narrare la sua storia di insuccesso e viene invitato a focalizzare invece l’attenzione sui suoi successi e a raccontarsi rispetto agli altri ambiti della sua vita, si stupisce. Sembra che la sua identità, fino a quel momento, sia definita solo dal contesto scolastico. La riflessione lo aiuta invece a riconsiderarsi meno severamente e ad aprirsi alla fiducia nel cambiamento. Segue poi il desiderio di sentirsi competente nell’ambito deficitario e da questo processo sorge la motivazione all’impegno.

Di solito gli studenti apprezzano l’attività che sono invitati a eseguire mediante schede di lavoro strutturate in maniera divertente, attraverso le quali è possibile valutare il concetto di intelligenza che possiedono. Concetto che può riferirsi alla teoria dell’entità o dell’accrescimento.

E’ importante, per gli studenti con sindrome di Tourette, sentirsi artefici del  lavoro scolastico perché hanno la costante percezione di subire sia i tic su cui non hanno controllo sia la sonnolenza dovuta ai farmaci che assumono. Un adolescente raccontava che, quando interrompeva la terapia, si sentiva nuovamente se stesso.

Durante il secondo incontro si indagano le attibuzioni causali dell’insuccesso e del successo scolastico.

Dopo aver raccolto tali informazioni, si incomincia lo studio della materia o delle materie in cui lo studente è in difficoltà.

La prima area d’intervento: la motivazione allo studio.

La prima area d’intervento riguarda la motivazione allo studio, fondamentale per ottenere un cambiamento nella performance scolastica.

La motivazione determinante è quella intrinseca che consiste nel sentirsi competenti. L’approvazione e lo stimolo da parte del pedagogista, degli  insegnanti e dei genitori, sviluppano un sistema di autogratificazione che renderà sempre meno importante l’approvazione esterna. Tutto questo consentirà di sviluppare una buona percezione di competenza.

Di solito, una metodologia utile per rafforzare la motivazione è invitare lo studente a esporre oralmente un argomento che gli piace e lodarne la capacità argomentativa e la precisione dei contenuti. Successivamente gli si chiede di utilizzare la stessa modalità anche per un tema riguardante la materia in cui trova difficoltà. Questo espediente produce un circolo virtuoso in cui il giovane nota la capacità di miglioramento che stimola il desiderio di impegnarsi nell’ambito deficitario.

La seconda area d’intervento: le teorie dell’intelligenza.

Durante il primo colloquio si indaga quale concetto di intelligenza lo studente possiede.

Chi nutre una teoria dell’intelligenza come accrescimento crede nel miglioramento delle proprie competenze attraverso l’impegno, mentre chi possiede una teoria dell’entità tende a mantenere lo status quo, a non considerare possibile un progresso nelle capacità scolastiche.

Chi ha una teoria dell’accrescimento vive l’insuccesso  come indice di un impegno inadeguato,  mentre chi possiede una teoria dell’entità, lo reputa una dimostrazione di scarsa abilità.

 L’indagine avviene attraverso il colloquio e la somministrazione di schede di lavoro che invitano alla riflessione.

Con chi possiede una teoria dell’entità si indagano quegli ambiti, non necessariamente scolastici, in cui, in passato, si sono presentate difficoltà superate da soli o con un aiuto esterno. La riflessione verte sugli strumenti utilizzati per superare l’impasse. La soluzione è rappresentata dalla strategia adeguata e dall’impegno. Nasce così una consapevolezza della possibilità di cambiamento determinata dal ruolo attivo della persona e non solo dall’ambiente esterno.

Con i ragazzi che possiedono una teoria dell’accrescimento si passa alla modifica delle strategie di studio.

Le attribuzioni causali.

Le attribuzioni causali dell’insuccesso e del successo scolastico sono correlate alle teorie dell’intelligenza. Le attribuzioni causali, interne ed esterne, variano a seconda dei gruppi di appartenenza e a seconda si tratti di successi o di insuccessi. Obiettivo di questo lavoro è comprendere cosa lo studente percepisca come causa dipendente da sé su cui poter intervenire attivamente;  e cosa invece consideri indipendente da sé.

Fra le cause interne si possono enumerare l’impegno, l’abilità, l’esperienza, la concentrazione, l’attenzione, il livello di sonnolenza e l’intensità dei tic; fra quelle esterne si trovano l’aiuto, la fortuna, le caratteristiche del compito, la copiatura da un compagno. Quelle interne sono più controllabili dal soggetto, a esclusione delle ultime due, ma non sempre ritenute molto importanti. O meglio, quando gli studenti spiegano i motivi dei propri risultati richiamano cause interne per i successi ed esterne per gli insuccessi. E’ necessario analizzare le differenze di procedura che hanno determinato un successo da quelle che hanno portato a un insuccesso. L’obiettivo è mettere in luce il peso dell’impegno personale e della strategia utilizzata.

Il lavoro metacognitivo.

Il lavoro metacognitivo con lo studente è fondamentale. “Metacognizione” significa “riflessione sulla cognizione”. Gli studi sulla metacognizione hanno fra gli scopi quello di individuare, precisare e ordinare l’insieme delle conoscenze che gli individui hanno sul funzionamento della propria mente e le forme di controllo che vengono esercitate nell’esecuzione dei compiti di tipo cognitivo.

Le conoscenze metacognitive su cui è più utile lavorare sono quelle riguardanti la lettura e la comprensione del testo.

Secondo S.G. Paris (1984)  ci sono tre tipi di conoscenze metacognitive:

Conoscenza dichiarativa: sapere che esistono diverse strategie di approccio al testo.

Conoscenza procedurale: sapere come attuare una strategia.

Conoscenza condizionale: sapere quale strategia attuare.

Questa distinzione è importante sia per le tecniche di lettura sia per quelle di studio.

Le tecniche di lettura più note sono quella analitica, selettiva e la scorsa rapida.

La prima comporta una lettura lenta e attenta, funzionale allo studio o all’approfondimento. La seconda si sofferma su alcune parti del testo per cercare solo informazioni utili al lettore. Mentre la terza è superficiale e fornisce un’idea generale sul contenuto del testo.

Attraverso schede di lavoro si presentano esempi di compiti diversi di lettura e si chiede allo studente quale tipo di tecnica sia più efficace per ciascuno e di motivarne la scelta.

Un altro aspetto fondamentale del lavoro metacognitivo riguarda “la sensibilità al testo”. Con tale termine Ann Brown (1986) si riferisce alla capacità di cogliere e utilizzare determinati indizi forniti dal testo per migliorarne la comprensione. Quelli più importanti sono:

Anticipare i contenuti del testo a partire dai titoli e dai sottotitoli.

Utilizzare termini in grassetto, sottolineature per individuare parti rilevanti di un brano.

Distinguere tra testi di più o meno facile comprensione o tra parti più o meno complesse del medesimo brano, stabilendo i motivi di tale difficoltà.

Riconoscere le parti rilevanti e quelle irrilevanti, per concentrare l’attenzione su quelle fondamentali.

Un’altra abilità legata alla “sensibilità al testo” è quella che si avvale dell’uso di immagini
e grafici inseriti nel brano. La presenza di elementi figurali ripresenta visivamente informazioni veicolate verbalmente e favorisce la formazione di un modello situazionale, mettendo in luce le relazioni tra le informazioni.

Da una corretta lettura del testo si arriva a una sua rappresentazione, chiamata text base che ne mantiene i contenuti principali e a un successivo modello situazionale che integra le informazioni del brano con le conoscenze pregresse del lettore. Per giungere al modello situazionale lo studente deve utilizzare delle macroregole che consistono nella cancellazione, nella generalizzazione e nella costruzione e che sono i medesimi criteri utilizzati per scrivere un riassunto. Esse permettono di arrivare al significato generale del brano. Il modello proposto da Ann Gernsbacher (1990) stabilisce un’analogia fra processo di lettura/comprensione e la costruzione di un edificio. Le fasi sono le seguenti:

Gettare le fondamenta di una struttura di conoscenze, cioè porre le basi per una costruzione del significato complessivo del testo.

Inserire nella lettura nuove informazioni coerenti con le precedenti.

Passare alla costruzione di una nuova struttura attivando informazioni pertinenti ai nuovi significati proposti.

Per evitare di sovraccaricare la memoria verranno inibite conoscenze pregresse meno attinenti all’argomento nuovo, mentre verranno attivate quelle pertinenti al tema in esame.

Guidare a cogliere gli aspetti principali è produttivo perché porta ad una rappresentazione schematica ed essenziale del testo la quale a sua volta mette in moto i processi di attivazione e inibizione dei contenuti.

Tecniche e strategie di studio

Le caratteristiche principali dello studio sono l’intenzionalità e l’autoregolazione. La prima implica attenzione, concentrazione e il possesso di obiettivi chiari. La seconda comporta la capacità di saper gestire la propria attività di studio, di conoscere e applicare tecniche efficaci.

Il primo aspetto fondamentale consiste nell’organizzazione gestita attraverso un programma pianificato. Uno strumento utile è il diario di studio con il quale lo studente pianifica il proprio lavoro quotidiano, considerando le quantità di pagine da studiare, le date fissate per le verifiche, il tempo a disposizione per lo studio e per le sessioni di ripasso.

La pratica distributiva è preferibile a quella massiva, che comporta una preparazione concentrata in poco tempo e ostacola una solida acquisizione dei contenuti.

Tra le metodologie di studio, la più conosciuta è quella denominata PQ4R proposta da Robinson (1970). Essa consiste in sei fasi: “Preview”, “Question”, “Read”, “Reflect”, “Recite”, “Review”.

Preview: la scorsa rapida mira alla focalizzazione del contenuto, della divisione in paragrafi e della densità dei concetti.  Durante questa fase è utile considerare eventuali tabelle o grafici a cui il testo rimanda.

Question: porsi domande è un’attività che consente di organizzare le conoscenze che verranno acquisite successivamente, di richiamare le conoscenze pregresse a cui verranno agganciate le nuove informazioni e di stimolare la curiosità.

Read: la prima lettura ha come scopo principale quello di creare un collegamento fra le vecchie e le nuove conoscenze. Essa rappresenta lo scoglio maggiore da superare poiché lo studente si distrae con facilità. Risulta utile chiedere allo studente cosa conosce dell’argomento e quali concetti nuovi trova nel brano.

Reflect: la riflessione consiste in un approfondimento dei contenuti. In questa fase è quindi necessario utilizzare forme di elaborazione personale del materiale di studio.

Recite: ripetere a voce alta implica un atteggiamento attivo e una rielaborazione personale che stimola il ricordo e il senso critico. Durante questa fase lo studente si pone domande, propone e individua nuovi collegamenti.

Review: ripassare ha lo scopo di fissare i concetti principali e di inserirli in una visione globale. Questo è utile per le materie che procedono progressivamente come la matematica, la storia e le lingue straniere.

Strategie utili per gli studenti con sindrome di Tourette.

Durante la fase della prima lettura la concentrazione dello studente con sindrome di Tourette può risultare compromessa. E’ utile alternare la lettura a due voci e interromperla, ogni tanto, con domande, con considerazioni riferibili a conoscenze precedenti e con riflessioni critiche.

L’aggiunta di parole chiave o commenti sintetici, accanto ai capoversi principali, favoriscono la memorizzazione.

Durante la fase della riflessione è opportuno stabilire collegamenti perchè consente di inserire le nuove informazioni nelle strutture di conoscenza dello studente. Così come immaginare i contenuti da studiare, aiuta a comprendere e a ricordare.

A tale scopo gli studenti si avvalgono dell’uso di memotecniche come immagini, sigle o rime. Oppure creano schemi e diagrammi.

 Un ragazzo di sedici anni raccontava che i concetti, nella sua mente, si svolgevano come una vecchia pellicola fotografica, come un insieme di fotogrammi.

Ogni studente impiega una modalità di schematizzazione differente. Per l’utilizzo efficace di questi strumenti si propongono schede operative che invitano a costruire schemi adeguati ai contenuti presentati. L’uso della mappa concettuale è utile nelle sessioni di ripasso.

Le domande poste nella fase di ripetizione hanno la funzione di autovalutazione del livello di preparazione e di controllo del consolidamento delle informazioni nuove e di quelle pregresse.

Durante i momenti di studio, l’utilizzo di alimenti leggeri e di bevande provoca una sorta di rilassamento nello studente poichè l’assunzione di cibo contrasta la sonnolenza e favorisce una ripresa dell’attività. Anche la possibilità di muoversi, come camminare per la stanza o compiere gesti rilassanti, aumenta l’attenzione.

Esemplificativo è l’esempio di un diciannovenne che ha ripetuto l’intero pensiero di Hegel prendendo a pugni la corda di una zanzariera. Il movimento ritmico gli permetteva di conservare la concentrazione.

La metodica descritta permette allo studente di sentirsi attivamente coinvolto nel processo di apprendimento, di esserne l’attore principale e di trovare la motivazione per affrontare la fatica che un cambiamento nel metodo di studio abituale richiede.

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