Narratori di immagini

Corsi e concorsi, mostre e rassegne, esposizioni e cataloghi: l’illustrazione per l’infanzia in Italia sembra conoscere un rinnovato momento di fervore e creatività. Certo non è tutto oro quel che riluce e molto ci sarebbe da (ri)dire su
qualità, originalità e serietà di talune iniziative. A Bologna, al recentissimo appuntamento della Fiera del Libro per
Ragazzi, accanto all’annuale selezione internazionale di illustratori il Ministero dei Beni Culturali ha organizzato una
mostra (MAT.ITA), corredata da un bel catalogo dedicata ad una sorta di consuntivo storico-critico degli ultimi trent’anni, o giù di lì.

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Uno sguardo, da un lato, alle figure maggiormente rappresentative e innovative degli anni ’70 e ’80 e, dall’altro, una ricognizione su quelle tendenze e artisti che hanno segnato l’ultimo decennio. La rassegna e il volume che l’accompagna, non si fermeranno però nel capoluogo emiliano ma conosceranno, nei prossimi mesi, tutta un’altra serie di incontri e di occasioni. Un’impresa doverosa e interessante che prelude ed introduce ad altre realizzazioni, anche perchè nel 2001 si prevede l’allestimento di una grande mostra sull’evoluzione dell’illustrazione italiana.
Parlavo, poche righe sopra di un consuntivo storico-critico “o giù di lì”. Vedo di spiegarmi meglio. Per l’illustrazione
del nostro paese il momento della svolta giunge alla metà degli anni ’60 quando a Milano, Rosellina Archinto dà vita
alla Emme Edizioni. Il modello fino ad allora egemone (un realismo consolatorio e stereotipato) viene messo in
discussione. Volendo trovare un libro simbolo ecco Piccolo Blu e Piccolo Giallo di Leo Lionni, un grande artista del
‘900, recentemente scomparso. Lionni – olandese di nascita, attivo a Genova e a Milano – aveva abbandonato l’Italia
nel 1939, a causa delle leggi razziali. Raggiunti gli Stati Uniti era diventato un grafico di grande fama e a New York
aveva pubblicato nel ’59 questa lieve e semplice storia di giochi e di amicizia. Il fatto è che i due protagonisti sono
raffigurati con pezzetti di carta colorata che si muovono sul fondo bianco della pagina. Dunque, una rappresentazione grafica essenziale, astratta, ma in grado di dar vita ad una narrazione ricca di poesia ed incanto.
Ecco, l’esperienza della Emme Edizioni è preziosa e, per certi versi, irripetibile, proprio perchè riesce a saldare insieme due momenti. Da un lato, ciò che di vivo e fecondo si andava sperimentando in campo europeo ed extraeuropeo e, dall’altro, quanto di più alto aveva espresso l’illustrazione italiana fra i primissimi del ‘900 e gli anni ’30. Basti pensare ad autori quali Antonio Rubino, Sergio Tofano, Gustavino, Mario Pompei, Yambo, Attilio Mussino, Carlo Bisi, Bruno Angoletta.
Orbene, non è questa la sede per tracciare sia pur sintetiche linee di storia dell’illustrazione, ma accanto alla Emme
Edizioni nascono – tra la fine degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70 – altri marchi editoriali, ben attenti a
sperimentare il nuovo. Per rimanere a quelle case che ancora oggi sono presenti sul mercato, ecco la Editoriale
Libraria, poi E. Elle, che esordisce con raffinati albi illustrati, le Nuove Edizioni Romane, che sperimentano tutto il
fascino del bianco e nero, la Fatatrac e la Coccinella che rivolgono la loro attenzione al libro-gioco in un’inesausta
sperimentazione di soluzioni cartotecniche.
L’editoria resta, però, un campo dovè arduo e rischioso muoversi. Ci si affida ancora ai libri-strenna ed ai classici per
tutte le stagioni, malamente tradotti e traditi, malamente illustrati. Le uscite si concentrano ancora in occasione del
Natale e delle altre feste comandate.
Bisogna attendere il 1987-1988 quando Salani, con la collana de Gl’istrici, e Mondadori, con il progetto Junior,
danno vita a rivoluzionarie iniziative nel campo della narrativa tascabile, puntando su generi, modi e ritmi di
racconto diversi; facendo conoscere autori straordinari quali Roald Dahl, Robert Westall, Margaret Mahy, Philip
Ridley, Gary Paulsen, Christine N’stlinger, Melvin Burgess e tanti altri.
Ed ecco che – come ho scritto in altre occasioni – quelli che sembravano soltanto segnali, tracce, piccoli spazi
da riempire, poche tavole a tutta pagina diventano, invece, un fertile terreno di sperimentazione.
Le restrizioni imposte dal formato e dall’impaginazione si sono trasformate in assillo creativo, in incentivo per diverse sintesi e strade espressive: l’effetto di abbozzo, quasi di annotazione a margine, l’intermedialità, l’accostamento incongruo, il ricorso alla deformazione o al grottesco. Si distinguono qui alcuni illustratori, diversi per esperienze e generazione, per scelte tecniche e segni, ma uniti da una comune volontà d’interpretare il testo, che crea fra quest’ultimo e l’illustrazione un rapporto dialettico. In altri termini, l’illustrazione non è un semplice completamento della parte scritta, ma è un’invezione autonoma, capace di fornire sè informazioni ma ancor più suggestioni, occasioni per nuovi percorsi, per una lettura aperta, possibile, libera.
Penso alla freschezza compositiva ed alla rara capacità interpretativa di un’illustratrice come Grazia Nidasio. Attiva
anche nel campo del fumetto ha esordito giovanissima sul Corriere dei Piccoli, dando poi vita a fortunati personaggi
come Valentina Mela Verde e la Stefi. Cito Federico Maggioni per il suo segno aggressivo, per il suo dialogo costante
e curioso con gli altri media, per la propensione ad una deformazione espressionistica che invita il giovane lettore a
porsi domande e lo stimola a continui processi interferenziali. Anche Alberto Rebori (attivo per Mondadori) ha un
segno forte e marcato, riconoscibilissimo, propenso ad un controcanto umoristico, che, anche attraverso l’uso dei
balloons, tende ad offrire una sorta d’interpretazione parallela del testo. Un altro artista capace di cogliere la
straordinaria sensibilità ed accorata poesia le ragioni di una storia, è Fabian Negrin, elegante ed allusivo, colto e
suadente.
L’elenco sarebbe lungo, ma non posso non citare illustratori quali Giulia Orecchia, Cecco Mariniello (lungo e
fruttuoso il suo sodalizio con Roberto Piumini), Nella Bosnia (la Motta Junior ha da poco riproposto alcuni
magnifici albi pubblicati negli anni ’70 dalle edizioni femministe, Dalla Parte delle Bambine), Chiara Rapaccini
Adelchi Galloni; mentre fra i giovani spiccano i nomi di Simona Mulazzani, Raffella Ligi, Paolo D’Altan (dalla
pennellata vigorosa ed evocativa), Antongionata Ferrari (sempre arioso e frizzante), Chiara Carrer. La modernità del
segno, il rigore inventivo, il senso notevolissimo del ritmo e della messinscena, l’andamento musicale delle tavole, il
desiderio di stupire e spiazzare ne fanno una delle figure più interessanti e rappresentative. Ed è proprio il suo nome
(ricordo Il Grande Ploff per Fabbri) che mi permette di passare all’altro settore dell’illustrazione, quello dell’albo
illustrato.
Campo, ancor oggi, difficile, stante la sottovalutazione (ma si dovrebbero usare parole più pesanti) che il mondo
della scuola opera nei confronti dell’arte di decorare un libro. Vista come un semplice abbellimento, dove la qualità
importa poco o viene considerata addirittura con sospetto. Giacchè c’è ancora chi pensa che le immagini distraggano
e distolgano, disabituino alla lettura! Altri ancora preferiscono un tipo d’illustrazione che non crei contrasti, che sia
accettabile, tranquillizzante, “tradizionale”.
Coraggioso ed arduo è stato, quindi, il percorso di alcuni piccoli editori (Arka, Edizioni C?era una volta…, AER,
Lemniscaat), che hanno valorizzato sia i giovani autori italiani, sia fatto conoscere esperienze preziose provenienti
d’oltralpe. D’altro canto, anche importanti editori come Mondadori hanno puntato sull’albo illustrato di qualità
(cito, ad esempio, la collana Leggere le figure). Ma l’albo ed il libro illustrati non si rivolgono esclusivamente alla
prima infanzia. Basti il nome di Roberto Innocenti. Notissimo all’estero, i suoi libri sono apparsi in Italia soltanto per
merito delle Edizioni C’era una volta…, che ha proposto Le avventure di Pinocchio, Schiaccianoci, Il Canto
di Natale ed un’opera di altissimo valore, anche civile, come Rosabianca.
Il settore dell’albo illustrato è quello in cui si rintracciano i cosiddetti autori completi, capaci cioè di realizzare sia il
testo, in genere breve, che le figure. E qui non si può non pensare ad un artista di grande successo e di vasta e
qualificata produzione come Nicoletta Costa: elegante e precisa, inconfondibile ed arguta. Penso ancora a Mario
Gomboli, a Cristina Lastrego, a Francesco Testa (chi non ricorda Giovanna, Ciccio ed il Drago Tommasone?), Altan
(con l’intramontabile Pimpa). Fra gli illustratori delle ultime generazioni ecco Nicoletta Ceccoli. Attiva per molti
editori nelle sue tavole raffinatissime, palesa una misura limpida e cristallina, un senso di stupore e d’incanto, di attesa e di sogno venati di malinconia. Vicine a lei (c’è in questi anni una felice egemonia femminile) colloco Arianna
Papini (elegante e preziosa per segno e sinfonia di colori) e Maria Battaglia. Non cessa di incantarmi, poi, la paziente
ed accorata misura di Pia Valentinis, con il suo fitto tratteggio di linee che paiono minare l’incisione. E, ancora –
certo di dimenticare qualcuno – ecco la misura freneticamente beffarda ed incalzante di Vittoria Facchini e Claudia
Melotti, la solarità mediterranea di Lucia Scuderi e Cinzia Ruggieri, la felicità inventiva di Lucia Cimatoribus, la
inquieta e meditata raffinatezza compositiva di Octavia Monaco, il tono cordiale e allegro di Sivia Vignale, le
coloratissime e frenetiche invenzioni di Agostino Traini, la personale cifra umoristica di Simone Frasca (attivo in
particolare per il Battello a Vapore, della Piemme), le ardite scelte compositive e la lieta vena narrativa di Maria Sole
Macchia.

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