Oltre le barriere della comunicazione

Sordità : proposte e soluzioni possibili all’Università

Uno degli aspetti più emblematici della sordità è quello di essere un handicap invisibile, in qualche modo nascosto e sotterraneo, quindi non immediatamente riscontrabile.

Mentre il cane, il bastone bianco per il cieco o la carrozzina per il paraplegico sono palesi, le protesi acustiche sono spesso nascoste dietro i capelli. Esistono però numerose barriere, che se non vengono alla luce possono generare equivoci, situazioni di profondo disagio, se non di pericolo.

Le barriere architettoniche finora hanno poco contemplato la disabilità uditiva: quando si parla di barriere architettoniche si dimentica che esistono anche le barriere della comunicazione.

Esse sono ostacoli che la persona audiolesa incontra nel contesto sociale e scolastico, sono onnipresenti e pervasive: vanno dal docente che si dispone in controluce, di spalle, si copre le labbra, a tutti gli avvisi fonici non accompagnati da diciture scritte e ben visibili, dalla voce che rimbomba, alle trasmissioni televisive non sottotitolate.

La persona audiolesa mette in atto una strategia di compensazione: integra ai suoni distorti che provengono dalle protesi la lettura labiale, sviluppando una spiccata attenzione visiva, ma non sempre tale modalità è sufficiente, soprattutto quando la comunicazione ha contenuti complessi e avviene in un contesto con più interlocutori, in uno spazio ampio, come ad esempio l’aula universitaria.

A tal riguardo presenterò spunti di riflessione relativi alle problematiche della sordità e  linee operative per abbattere le barriere della comunicazione all’Università.

Oggi è possibile l’integrazione degli studenti audiolesi a patto che vengano rispettati certi protocolli riabilitativi e attuati itinerari educativi adeguati.

Non sono mai stata soffocata dal silenzio e la sordità che mi ha toccato così da vicino per me non è stata solo un handicap, è stata anche la situazione che mi ha permesso di affrontare alcune tematiche come la comunicazione e il processo di integrazione con una prospettiva e una sensibilità particolari.

Fino a pochi anni fa i sordi che proseguivano negli studi erano casi sporadici, infatti non si pensava che una persona audiolesa potesse accedere all’Università e le prime iscrizioni risalgono ai tempi pionieristici degli anni 80’. Qual’è attualmente la situazione  degli Atenei italiani?

La mia attenzione si è concentrata sull’analisi dell’Università Bicocca e a tale scopo mi sono accostata al mondo degli studenti sordi per conoscerli più da vicino, capire le loro aspettative e i loro bisogni. Mi sono avvalsa di questionari, interviste, stralci autobiografici secondo i metodi della ricerca qualitativa.  Ho  dato voce alle loro storie e ho cercato di ripercorrere le difficoltà, le barriere e le problematiche che incontrano nelle aule universitarie. Esse non sono attrezzate per la disabilità uditiva, sono enormi, dispersive e non sono insonorizzate. Quali sono le difficoltà che lo studente audioleso riscontra all’Università? Innanzitutto poter seguire le lezioni e in contemporanea prendere gli appunti, mentre il professore spiega, partecipare integralmente ai cineforum e ai dibattiti dove diverse persone intervengono contemporaneamente. Qualora il docente si giri a scrivere alla  lavagna o posizioni il microfono davanti alla bocca la lettura labiale viene compromessa e la comunicazione è preclusa. Altre barriere, ostacoli, che possono essere banali per uno studente normoudente diventano scogli  per l’audioleso, ad esempio la difficoltà di riuscire a captare le disposizioni per l’organizzazione dei vari colloqui d’esame in diverse giornate, l’attribuzione dei docenti ai vari esaminatori, la pronuncia del cognome al momento dell’appello e della convocazione..

Mi faccio portavoce di alcune proposte, soluzioni possibili, strategie e modalità di intervento degli studenti audiolesi, per dare un contributo a migliorare la loro integrazione nelle Università italiane. Oggi nuove frontiere tecnologiche si affacciano sullo scenario dell’educazione: gli ausili della comunicazione offrono nuove risposte per favorire la partecipazione integrale e dare loro pari opportunità.

Il Progetto Voice, un software capace di sottotitolare in diretta le conversazioni, deve a mio avviso essere introdotto nella didattica universitaria perché permette allo studente audioleso di seguire integralmente le lezioni.

Si avvale di un microfono unidirezionale collegato ad un pc, con l’apposito programma installato.

Questo progetto, unico nel suo genere, cerca di abbattere le barriere della comunicazione attraverso un prototipo di riconoscimento vocale per la conversione del discorso parlato in testo scritto.

Il relatore parla in un microfono e il computer analizza i singoli elementi  fonetici della sua voce, ne riconosce le parole e genera autonomamente sottotitoli in tempo reale. E’ possibile proiettare su maxi schermo e archiviare la lezione  sottoforma di appunti e dispense.

Tale supporto torna utile anche agli altri studenti e in particolare agli stranieri che hanno poca padronanza della lingua italiana in quanto possono avere un immediato riscontro del messaggio verbale in quello scritto. Diventa uno strumento di ricerca-azione, di facilitazione alla comunicazione per un modello di lezione più interattiva. Accanto al Progetto Voice, vi sono altri ausili  per l’abbattimento delle barriere, tra cui lavagne luminose al posto di quelle tradizionali, stenotipia per la sottotitolazione in diretta, installazione del campo magnetico per neutralizzare  rumori e interferenze esterni, supporto di microfoni tascabili, dvd
sottotitolati….

Il Progetto Voice e la didattica multimediale rappresentano ancora dei settori da esplorare e da approfondire allo scopo di individuare modalità di insegnamento più positive ed efficaci. Resta ancora un passaggio più difficile da attuare, quello dal piano delle proposte al piano operativo, dove occorrono a mio avviso scelte coraggiose, investimenti economici e soprattutto un nuovo approccio culturale all’handicap.

Alcune proposte significative da inoltrare all’Università, ricavate dagli esiti dei questionari e dai passi autobiografici degli studenti audiolesi sono:

– Formare i docenti sulle problematiche della disabilità uditiva attraverso seminari e convegni

– Organizzare corsi di training e di formazione all’uso di ausili specifici

– Fare in modo che il consiglio di Interfacoltà segnali la presenza di studenti audiolesi al corpo docente

– Predisporre materiale informativo come opuscoli e dispense, mirati alla conoscenza di alcune linee operative per comunicare e relazionarsi correttamente con gli studenti audiolesi

– Nominare un Tutor  referente ed esperto sulle problematiche della disabilità uditiva che rappresenti una figura di raccordo, di mediazione tra il corpo docente e gli studenti. Egli deve attivare tutte le risorse e i canali possibili, operare in rete ed essere una figura di consulenza e di supervisione pedagogica e didattica.

– Predisporre aule con ausili specifici

– Attivare all’interno dell’Ateneo un centro di documentazione e di consulenza sulla minorazione uditiva e un archivio multimediale di ausili

– Promuovere il raccordo tra Università e mondo del lavoro per favorire l’accesso alle professioni

Sarebbe auspicabile favorire incontri, contatti che non siano solo occasionali, sporadici tra docenti, studenti e operatori, ma diventino uno scambio continuo di esperienze, conoscenze per creare reti di collaborazioni più vive e costruttive, per migliorare la didattica universitaria e l’integrazione nell’Ateneo.

Per quanto concerne la realizzazione di materiale informativo, quest’anno – proclamato dalla Commissione Europea anno del disabile – l’AFA (associazione famiglie audiolese di Como), su proposta del gruppo giovani ha deciso di uscire allo scoperto e di dare visibilità alle problematiche della sordità attraverso la realizzazione di un opuscolo chiamato Decalogo. Ho partecipato attivamente all’Equipe di lavoro, alla sua stesura come membro del Direttivo e del gruppo giovani.

Il titolo del Decalogo è “Per capirci meglio” e contiene 10 punti  nevralgici, strategie e indicazioni comportamentali, come parlare con il volto ben visibile, disporsi frontalmente, non camminare avanti e indietro mentre si parla, non enfatizzare i movimenti labiali ecc… per non precludere la comunicazione con le persone audiolese.

La finalità è quella di informare, sensibilizzare l’opinione pubblica per favorire una comunicazione facilitata, migliorando i rapporti interpersonali nel reciproco rispetto.

E’ stato divulgato a livello territoriale e nazionale, presso gli Enti pubblici, le ASL, i Comuni, gli Uffici, le stazioni ferroviarie, le sale cinematografiche, le scuole, le Università ecc… e pubblicato anche sul sito del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca.

Il Decalogo si propone di abbattere le barriere della comunicazione e di fornire l’informazione in merito all’handicap uditivo, finora limitata agli ambiti specializzati a stretto contatto con gli audiolesi, viene in modo esteso ed amplificato a tutti i livelli della vita sociale.

L’auspicio è che gli studenti audiolesi possano, grazie a queste nuove frontiere, trovare un terreno favorevole di risorse, sviluppare le loro potenzialità,  sfatare così alcuni pregiudizi e andare al di là delle barriere della comunicazione.

*Dottoressa in Scienze

dell’Educazione

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