Osservatorio della Cooperazione Milanese

La situazione delle cooperative in Lombardia. Il rapporto per il 1997.

Da alcuni anni la Camera di Commercio di Milano promuove, con il progetto “Cooperare a Milano” lo sviluppo e la qualificazione del sistema cooperativo milanese, consentendo di delineare i contorni del fenomeno e di rilevare aspetti critici ed opportunità per le imprese cooperative.
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Il progetto, proposto dalle organizzazioni della cooperazione milanese (Confcooperative, Legacoop e A.G.C.I.), prevede interventi nelle aree ‘Osservatorio’, ‘Promozione’, ‘Sviluppo’. Con la presentazione a Milano del rapporto finale dell’osservatorio, si è conclusa la terza edizione (1996/97) del progetto.
Le indagini condotte dall’Osservatorio, partendo da approcci metodologici differenti, hanno permesso di esplorare alcuni peculiari aspetti della realtà cooperativa: nascita/mortalità delle cooperative, rilevazione di dati e trend occupazionali, indagine socio-culturale sulle cooperative di nuova costituzione, opportunità della piccola impresa cooperativa, definizione di un modello vincente dell’impresa cooperativa. Una prima rilevazione, presentata da Vincenzo Francaviglia, ricercatore dell’Irecoop Lombardia, ha riguardato la raccolta dei dati dimensionali che hanno inquadrato alcuni aspetti della realtà cooperativa di Milano e provincia. Si è operato su un campione di 252 cooperative, adottando come quote di campionamento quelle fornite dall’Istat per il censimento del 1991.
Lo stesso è avvenuto per la seconda rilevazione, inerente i trend occupazionali, individuando dal medesimo campione un sottocampione di 100 cooperative. Dalle prime due rilevazioni emerge una realtà cooperativa in grado, complessivamente, di favorire l’occupazione. Questo avviene prevalentemente nei settori dei servizi, dell’edilizia e del commercio. l’Osservatorio ha registrato un considerevole incremento di cooperative operanti nei servizi, settore in cui le cooperative sociali costituiscono una percentuale rilevante. Complessivamente, nel settore dei servizi una buona parte di cooperative è a basso contenuto professionale e riguarda attività di pulizie, di facchinaggio, ecc.. Questo è un settore che attualmente assorbe una percentuale assai elevata di addetti, così come avviene nelle cooperative del settore del commercio. Tuttavia, quest’ultimo, per quanto offra agli addetti delle considerevoli opportunità occupazionali, pare ormai saturo di società, al punto da impedire nuovi ingressi.
Complessivamente, considerando tutte le cooperative sia di vecchia che di nuova costituzione appartenenti al campione di 252 casi, risulta che gli addetti sono 11.232.
Il settore che mediamente ne assorbe in maggior numero, è quello del credito, seguito da quelli del trasporto e del commercio. Questo significa che le attività dalle cooperative svolte in questo settore hanno reso possibile una loro maggiore crescita rispetto alle altre. Ma in valori assoluti queste percentuali cambiano fortemente. Infatti, sono i servizi ad avere il maggior numero di addetti, complessivamente il 33,3% del totale degli addetti del campione di cooperative.
Si può quindi ritenere che il mercato del commercio milanese favorisca soprattutto le grandi cooperative, a scapito di quelle di piccole dimensioni, meno adatte a confrontarsi competitivamente sul mercato attuale.
Il settore più in crisi, in termini di natalità, è quello dei pubblici esercizi, che nel biennio 1995-96 ha cessato di crescere, a causa soprattutto della crisi delle associazioni e dei rispettivi circoli territoriali, in cui il numero di iscritti è andato, già da diversi ultimi anni, diminuendo, determinando un’interruzione della costituzione di nuovi circoli.
I dati, rilevati sulla mortalità delle cooperative, delineano una realtà quantitativamente inferiore rispetto a quella della natalità. Questo significa che l’universo delle cooperative della Provincia di Milano è presumibilmente in crescita ed in particolare nell’area dei servizi. Infatti, la mortalità colpisce prevalentemente le cooperative di abitazione che fisiologicamente vengono sciolte una volta terminata la loro funzione edificatrice. Le caratteristiche socio-culturali delle cooperative di nuova costituzione e la definizione di un ‘modello vincente’ dell’impresa cooperativa sono state oggetto della relazione di Paolo Miranda del CERIT.
E’ stato analizzato un campione di 25 cooperative tra le 231 di nuova iscrizione alla Camera di Commercio nel biennio 1994/95. In particolare sono state affrontate le motivazioni della costituzione. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di avere scelto la realtà cooperativa per avere migliori opportunità di business. l’interesse per le problematiche sociali riguarda maggiormente le cooperative sociali, il bisogno occupazionale caratterizza frequentemente le cooperative di facchinaggio e di consulenza. In alcuni casi è sembrato che la costituzione delle cooperative fosse per lo più lo strumento per facilitare l’utilizzo della forza lavoro in modo flessibile e non continuativo, piuttosto che una modalità per lavorare insieme a vantaggio dei soci.
Nello specifico è emerso che alcune cooperative la cui attività impone l’utilizzo di lavoratori in modo saltuario, associano tutti i lavoratori, anche se questi ultimi non hanno alcuna conoscenza della cooperativa e delle sue attività. Su questo fenomeno sorge qualche dubbio sulla validità di questo orientamento; sembrerebbe invece più opportuno sollecitare l’approvazione di leggi che permettono l’utilizzo della forza lavoro in modo più flessibile.
I soci della maggior parte delle cooperative hanno preferito questa forma societaria rispetto ad altre, soprattutto per agevolazioni fiscali/vantaggi economici (32%). La motivazione legata all’ideale della maggiore equità fra i soci riguarda un numero inferiore di cooperative (20%).
Per quanto riguarda la piccola impresa cooperativa, Erasmo Corbella, direttore dell’Irecoop Lombardia, ha analizzato il quadro di riferimento normativo, anche con una comparazione delle normative cooperative dei diversi Paesi Europei con la situazione italiana.
Rosario Cutuli ha presentato una analisi di alcuni casi, tra le 16 piccole società cooperative che risultano costituite in provincia di Milano.
Il settore in cui si concentrano è il terziario avanzato. Dal campione risulta che i soci hanno elevata scolarità, sono in prevalenza di sesso maschile e appartenenti a fasce di età giovani. La scelta della forma giuridica ?piccola società cooperativa? viene giudicata positivamente dal punto di vista dei risultati economici e organizzativi.
Gli interventi nelle aree ‘osservatorio’, ‘promozione’ e ‘sviluppo’, con l’aggiunta dell’area innovazione, come ha riferito il presidente di Irecoop Lombardia, Guerrino Nicchio, saranno alla base del progetto ‘Cooperare a Milano 1997/98’.

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