Padre, nato da donna

Cosa possono fare delle donne, mogli , amanti – si spera, ancora – e mamme, se i loro cari mariti e figli hanno deciso di trascorrere del tempo, appassionatamente insieme, nella bucolica Toscana? Una trentina di giorni per pensare, riflettere e ragionare sulla “padrologia”, ovvero sul mestiere di padre, del quale poco si parla, e in verità poco si agisce, considerando lo scarso tasso di natalità che abbiamo in Italia.?

Prima di tutto, rilassarsi Sì, finalmente prendere fiato dopo tanti affanni. Poi, nella calma, proprio quella dopo la tempesta, fare affiorare dentro di sé tutte le domande alle quali, troppo spesso, non si sono date delle risposte, nonché dare sfogo alle angosce più volte subite dal quotidiano di solito delegato alle mamme.

Partiamo da queste ultime: che ne sarà del mio (è più probabile) o dei miei piccoli in balìa del mio lui così disorganizzato? Mangeranno? Saranno puliti, lavati, cambiati? Speriamo di sì, ma in ogni caso è sempre possibile utilizzare una sorta di controllo telefonico a distanza per placare le ansie!

Per fortuna, il conforto telefonico è sempre possibile chiamando qualche altra mamma, moglie o compagna di “padrologo”. Successivamente, un certo disagio comincia a fare capolino e il pensiero va ai sentimenti ed al rapporto di coppia, alla mancanza, o al risentimento per il partner, quasi un passaggio obbligato prima di pensare al proprio compagno come padre del proprio figlio.

Sembra proprio che per una donna considerare un padre pienamente degno di essere tale significa, in qualche modo, misurarlo con la capacità dell’essere un buon compagno di vita. Ed è quello che emerge in Talis Pater di Fulvio Scaparro, dove padri, figli e altro ancora, come si legge in copertina, si fiutano, si compongono e ricompongono attraverso lunghe e meditate riflessioni, all’interno delle quali il Padre-Dio che tutto dovrebbe risolvere, e la Madre-Madonna che tutto risana, ritrovano finalmente un terreno umano comune. Terreno comune che, anche per tentativi ed errori, li condurrà, armonizzandoli ed addomesticandoli, ad agire il terribile e meraviglioso ruolo di genitori.

Sebbene, come dice il proverbio, “aver compagni al duolo, è mezzo gaudio”, a volte è più facile completare l’opera da soli. E riguardo a questo, molte riflessioni condotte nel libro saranno preziose anche per i genitori single, separandi o separati. Un monito, se così si può dire, ci viene ricordato dall’autore nella citazione di C.G.Jung “Nulla agisce più fortemente sui figli che la vita non vissuta dai genitori”. Nel sesto capitolo del libro l’autore fa una lunga dissertazione sull’effetto del successo dei padri sui figli e viceversa, soffermandosi in particolare sul rapporto del grande Mozart con suo padre. Nel quindicesimo capitolo Scaparro si sofferma sull’importanza dell’ascolto verso i figli nell’hic et nunc. Dice il padre: “adesso non ho tempo”; risponde la figlia:”ma il tempo è adesso”. Un altro argomento riguarda la differenza di genere come confronto e scambio fruttuoso tra mentalità e culture diverse, tra una sorta di addomesticamento reciproco che dovrebbe portare ad un rapporto più ricco e costruttivo.

Pagine, insomma, che non vogliono essere “istruzioni per l’uso” né per i padri né per le madri, ma piuttosto un ripercorrere il fiume della vita, in Toscana, in un luogo chiamato, guarda caso, Il salmone felice , dove, per l’appunto, papà in erba e papà maturi cercano di riflettere sull’essere padre e compagno, ma soprattutto uomini, esseri umani ricchi di sentimenti ed emozioni che si mescolano nei vari ruoli di volta in volta ricoperti, dove la vicinanza dei figli farebbe pensare al recupero di una certa “fisicità” del rapporto, normalmente riservata alle donne solo perché legata al fattore biologico.

Nell’esperienza condotta al “Salmone felice”, di stampo così intimista, come si diceva un tempo dei collettivi femminili, sembra che si apra uno squarcio di luce e che le vicende corporee e psichiche legate alla genitorialità comincino a toccare anche i maschi che hanno sempre di più agito la razionalità. Il ripensamento in gruppo del ruolo paterno, in una vicinanza spazio-temporale così particolare con i figli, sembra avviare i padri, finalmente, ad una sorta di “allattamento” paterno dei figli e ad una loro diversa percezione e consapevolezza del dato, fino ad ora incontrovertibile, dell’essere “nato da donna”, dal corpo di una donna, e da tutto ciò che questo comporta a livello sia fisico che mentale.

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