Percorsi educativi

Un concetto articolato e complesso

La nozione di educazione presenta un carattere polivalente; va infatti interpretata come ‘famiglia di concetti’. Con educazione si intendono attività e processi tra loro diversi, quali crescita e allevamento, socializzazione e apprendimento, inculturazione e formazione, sia umana sia professionale, tra loro simili per certi aspetti ma irriducibili l’uno all’altro. La polivalenza del concetto è stata più volte indicata come testimonianza di un suo statuto di debolezza, di genericità, di non rigorosità, mentre in realtà sottolinea la centralità e la pervasività dell’attività educativa in tutta la vita sociale, il suo collocarsi, anzi, a un livello addirittura costitutivo di ogni società, poiché non c’è vita sociale senza trasmissione culturale (di comportamenti, di saperi, di valori) e non c’è società che non abbia, sia pure in modi diversi, organizzato e istituzionalizzato la trasmissione culturale, qualificandosi in senso educativo. Ciò è accaduto nelle società arcaiche e in quelle cosiddette tradizionali (antico-medievali), come in quelle moderne e attuali. In tutti questi modelli di società l’educazione, promossa da molte agenzie (dalla famiglia allo Stato, alle diverse istituzioni culturali), investe i soggetti, i gruppi sociali, ma anche le istituzioni stesse; essa è, quindi, un’attività insieme individuale e sociale, spontanea e intenzionale, che attraversa capillarmente tutta la società attivando in essa processi assai articolati, che hanno quale carattere comune, oltre al pluralismo delle forme, il dinamismo (costantemente aperto) della struttura e una dimensione costitutiva problematica e antinomica. Tutto ciò evidenzia come, con la ricchezza e la problematicità, il connotato della complessità, sociale, storica e teorica, sia connaturato all’educazione e, a un tempo, lo sia la necessità di analizzarla attraverso molte scienze e secondo metodologie diverse per coglierne, appunto, gli aspetti più profondi e specifici. Per quanto attiene all’aspetto soggettivo o individuale dell’educazione, cioè al processo che fa di ogni soggetto un ‘uomo’, ovvero un soggetto che ha acquisito i caratteri completi della propria specie, va sottolineato che esso ingloba (in forma dialettica, cioè tensionale e integrata insieme) almeno quattro momenti o processi: la crescita biologica, l’inculturazione, l’apprendimento, la formazione.  La crescita biologica è relativa allo sviluppo dell’organismo e delle sue potenzialità; segue tempi e forme fissi e universali, in quanto biologici. È regolata da leggi pressoché invarianti e costituisce la base di ogni processo educativo: un punto di partenza e un condizionamento in relazione all’azione educativa. Essa riguarda sia il corpo sia la psiche i quali maturano secondo loro ritmi e modalità, di cui ci informano la biologia umana, l’antropologia fisica, la medicina, e che devono essere attentamente studiati dalla pedagogia (biopedagogia e psicopedagogia) per muovere da essi e con essi nei suoi processi di intervento educativo. Un esempio chiarissimo di questa correlazione fra educazione e crescita psicofisica del soggetto umano è il lavoro svolto da J. Piaget in merito alle tappe evolutive della mente infantile collegata allo sviluppo del corpo da un lato
e ai principi della biologia dall’altro. Anche l’etologia, in quanto studio del comportamento animale, ha qualcosa da dire intorno alla crescita del ‘cucciolo d’uomo’, per es. sul gioco o sull’aggressività; come pure lo studio della struttura del cervello, che coordina emozione e razionalità.

L’inculturazione è un processo sociale, di socializzazione dell’individuo attraverso l’assimilazione di comportamenti, credenze, pratiche di vita, ‘pre-giudizi’ che danno al soggetto una visione di sé, della società e del mondo e, insieme, una precisa e determinata identità. Tale processo avviene attraverso l’esempio e l’abitudine: si assorbono forme di vita presenti nell’ambiente in cui il soggetto cresce e si vengono a formare abiti mentali, strutture della personalità di base, modelli interiorizzati. Tale processo è però storico e culturale, relativo alla Kultur nella quale il soggetto è collocato, al popolo a cui appartiene, al tempo in cui si trova a vivere. I processi di inculturazione sono stati chiariti in particolare dall’antropologia culturale, mettendo in rilievo proprio la loro specificità (o particolarità) geostorica, anche se si considerano regolati da elementi universali, come l’assimilazione del linguaggio e del suo status sociale a livello soprattutto semantico, mediante il quale si assorbe anche una visione del mondo e si interiorizza un intero universo culturale.

Con l’apprendimento siamo invece al livello di assimilazione di saperi e di tecniche, di linguaggi specifici, di codici determinati, di conoscenze e pratiche formalizzate. Si entra nel campo di un’educazione ‘formale’, definita e programmata, che si impone nelle società complesse (a partire dalle grandi civiltà idrauliche che si organizzano gerarchicamente attraverso una più capillare divisione del lavoro e creano saperi specializzati) e che occupa anche un suo preciso spazio sociale, la scuola, il quale si organizza secondo le finalità che gli sono proprie e si fa, sempre più, un momento cruciale dell’educazione, fino a divenire, nella società moderna e contemporanea, la forma guida dei processi di educazione. Nella scuola si apprendono saperi con lessici, regole, tecniche proprie e ci si allena a distinguerli e a intrecciarli a un tempo, secondo una serie di tappe che si fanno, via via, più ricche e complesse e che coinvolgono saperi sempre più specializzati e formalizzati.

La formazione si pone come punto di arrivo dell’inculturazione e dell’apprendimento e come superamento della loro nuda strumentalità. Essa, in senso stretto, è la maturazione culturale e umana del soggetto in quanto individuo, che si compie attraverso una sintesi organica (e funzionale) dei saperi, delle tecniche ecc. e un’assimilazione libera (critica) della cultura di un gruppo, di un popolo, di una società, rendendo così il soggetto il protagonista attivo e responsabile, quindi anche autoregolato, di tale processo. Tale nozione educativa è legata storicamente all’emergere di una pedagogia teorica, alla riflessione intorno all’educazione e al riconoscimento che di essa si compie attraverso un itinerario di idealizzazione, proprio di ogni soggetto capace di scegliere la propria sintesi personale della cultura e di fissarla come proprio traguardo. È stata la Grecia classica, con la nozione di paideìa, a determinare questa svolta nell’educazione, raccolta poi dai romani e dal Cristianesimo con la nozione di humanitas (rilanciata nella cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento), in seguito dagli intellettuali tedeschi (soprattutto a partire dal Settecento) con quella di Bildung. In tutti questi concetti è presente il principio secondo il quale ci si fa autenticamente e completamente uomini solo quando la cultura e i saperi sono rivissuti e organizzati in una dimensione personale, che di questi è un’interpretazione e una sintesi attiva e vitale.

Questi quattro processi sono tra loro integrati, spesso compresenti, anche in tensione reciproca, ma tutti strutturano quella nozione di educazione, la quale viene a perdere il suo connotato univoco e si trascrive secondo un’identità più articolata e complessa, che ne pone in luce sia la dimensione individuale-personale sia quella sociale. L’educazione è connotata a livello sociale da un fascio di istituzioni che ne gestiscono i processi e ne controllano la continuità storica, si fanno depositari delle pratiche e dei saperi che regolano gli interventi rivolti alla conformazione, all’apprendimento e alla formazione, in funzione della riproduzione di una società nel suo complesso, con le sue pratiche, i suoi saperi, le sue ideologie. L’aspetto sociale e istituzionale dell’educazione – studiato, in particolare, dalla sociologia dell’educazione – è un po’ la faccia complementare rispetto alla visione individuale dell’educazione, che la completa, ma anche entra con essa in tensione, in quanto la limita e la condiziona. Tale connotazione individuale, però, a sua volta si oppone e sfida ogni visione di educazione come conformazione e riproduzione sociale, sottolineando come siano, alla fine, solo i soggetti i veri destinatari (e attori) di questi processi. Nelle diverse istituzioni i soggetti si conformano a valori e a regole, acquisiscono abitudini e mentalità, socializzano anche attraverso l’appropriazione di visioni del mondo e ideologie. Tale conformazione avviene per rispondere ai bisogni della società, in particolare alla riproduzione della sua organizzazione e dei valori cui si ispira. In questo processo si manifestano anche rotture, inversioni, salti, specialmente nei periodi di forte trasformazione sociale, culturale e politica, nei quali si viene a lacerare il tessuto stesso delle istituzioni e si presentano mutamenti anche molto radicali, che vengono a creare discontinuità, spesso assai sensibili e profonde. La nozione di educazione accoglie quindi in sé processi e prospettive di lettura diversi; è sempre relativa (storicamente e culturalmente) e mai assoluta; può essere letta secondo diversi punti di vista e, proprio per questo pluralismo intrinseco, si delinea, secondo alcuni, come una nozione addirittura ipercomplessa, anche e proprio in quanto radicalmente, costitutivamente problematica.

Il processo educativo/formativo si attiva, in genere, attraverso l’azione di figure esterne al soggetto, le quali promuovono, indirizzano e sostengono tale processo con la loro azione di ‘cura e coltivazione’. Tali figure sono sia altri soggetti (genitori, maestri, guide spirituali, amici), sia istituzioni a tali azioni più o meno esplicitamente delegate (dalla famiglia alla scuola, dallo Stato alla Chiesa). La prima tappa dell’educazione si compie nella famiglia e tale processo avviene in modo diverso a seconda dell’identità storica e sociale dell’istituzione familiare (se a struttura patriarcale o nucleare, se aristocratica, borghese o proletaria), ma in esso giocano un ruolo essenziale le figure del padre e della madre a cui vengono, in genere, assegnate funzioni diverse: di identificazione sociale attraverso il padre, di sicurezza e di comunicazione affettiva attraverso la madre. Entrambe, però, esercitano un ruolo di sostegno sulla crescita del ‘cucciolo d’uomo’ e di graduale integrazione nella vita sociale, attraverso la trasmissione di regole, di comportamenti, di credenze.

Successivamente il bambino entra nella scuola dove, sotto la guida di maestri, compie la sua formazione intellettuale e la sua integrazione definitiva nella vita sociale. Il maestro è una figura chiave del processo educativo in quanto, con un atteggiamento ancora di ‘cura e coltivazione’ del soggetto, lo introduce nel mondo della cultura, dei saperi formalizzati, delle regole sociali, guardando in particolare allo svolgersi armonico e integrale della crescita individuale. A contatto poi con altre istituzioni e associazioni della società civile, dalla Chiesa alle libere associazioni presenti nel territorio in cui vive, il bambino e poi il ragazzo e l’adolescente compiono un ulteriore sviluppo della loro socializzazione o integrazione sociale, anche in questo caso, in genere, sotto la guida di figure preposte a valorizzare e controllare tale processo (dal parroco all’istruttore).

L’educazione è, quindi, un processo che include la compresenza e la collaborazione e/o integrazione di diverse figure-guida, le quali hanno una funzione determinante nel favorire od ostacolare il percorso di crescita del soggetto e la conquista di un suo equilibrio e di una sua identità. Tali figure non sono però, mai neutre: sono collegate a istituzioni a forte connotazione ideologica, vivono quindi il loro ruolo con altrettanti forti condizionamenti ideologici, assumendo così atteggiamenti educativi non liberi bensì limitati dall’identità istituzionale della loro funzione. Nella famiglia e nella scuola, in particolare, si verificano processi di emancipazione da queste guide anche aspri e violenti da parte dei soggetti ‘in educazione’ (come è avvenuto nella contestazione giovanile del 1968,
con le sue rivolte ‘contro il padre’ o contro l’istituzione scolastica).  Il processo educativo, oltre a questo aspetto dinamico-tensionale sia con le figure che lo guidano sia con le istituzioni che lo accolgono, ha un ulteriore aspetto di articolazione e di complessità, poiché è un processo che avviene su molti piani relativi ai diversi aspetti della maturazione personale e della integrazione sociale, e ciò è più manifesto e accentuato proprio in una società complessa, contrassegnata da molte aree difformi di attività e di elaborazione culturale.

L’educazione è sì un processo unitario, ma si produce dall’integrazione di molte ‘educazioni’, ognuna indirizzata ad aspetti diversi del soggetto e a diverse forme di attività sociale. In relazione allo sviluppo dell’individuo l’educazione viene ad articolarsi in alcune grandi aree: dell’educazione corporea, dell’educazione intellettuale, dell’educazione ludico-estetica, dell’educazione etica, dell’educazione sociale, dell’educazione civica, dell’educazione professionale, dell’educazione religiosa, dell’educazione interculturale, dell’educazione emotiva.

Tra le varie educazioni, ciascuna delle quali ha proprie specificità di metodo e di contenuti,  oggi un ruolo-chiave viene riconosciuto all’educazione emotiva

L’educazione emotiva verte intorno ai sentimenti del soggetto e reclama  una capacità da parte del soggetto stesso di dirigersi, di controllarsi, di auscultarsi. Ogni soggetto – infatti – è prima di tutto un “grumo” di sentimenti, una “corrente” di emozioni ed è a partire da questo suo plafond che il soggetto stesso, nella sua complessa struttura, viene a costituirsi. Già a partire dall’infanzia. Il bambino – infatti – è soggetto prevalentemente emotivo che, attraverso le dinamiche della vita emotiva si umanizza, cresce su se stesso e dà corpo, poi, anche al pensiero e allo stesso pensiero formale. Anche allora, però, il soggetto umano resta un nucleo forte, sempre molto forte, di vita emotiva. Che ora deve armonizzarsi con la ragione, deve darsi una struttura personale, deve organizzarsi nella sua varietà di registri. Dove questa armonizzazione non avvenga il soggetto rischia di sbilanciarsi in senso “irrazionale”, di restare preda delle pure tensioni emotive, etc. Queste – invece – devono, gradatamente, darsi un volto, uno statuto “razionale”, ovvero organizzato, autodiretto, regolato. Pur senza mai offuscarsi poiché costituiscono la “linfa” della vita personale. Una linfa dinamica, che è un elemento “fondante” e una dimensione permanente, ma da valorizzare  e da controllare insieme, della vita soggettiva. E qui emerge il compito dell’educazione. In particolare oggi. In un tempo in cui del soggetto viene valorizzato soprattutto il cognitivo e il sociale, mentre l’emotivo viene rilegato nel “privato” e spesso viene marginalizzato nella costruzione dell’io/sé. Mentre non è affatto così. Si è soggetti con tutte le proprie emozioni, anche se da sottoporre a regole, a ordini, a strutture di cui il soggetto stesso deve essere l’artefice e il promotore. L’uomo “a più dimensioni” a cui dobbiamo guardare non può non essere emotivo anche se deve essere, al tempo stesso, razionale. E tale mediazione implica, appunto, formazione. E un processo formativo mai concluso, bensì sempre in atto.

*Ordinario cattedra di Pedagogia

Università di Firenze