Preadolescenza

Incastrate tra due periodi relativamente definiti e stabili della vita, quello dell’infanzia e quello dell’adultità, la preadolescenza e l’adolescenza assumono tutte le caratteristiche delle fasi di passaggio e di sviluppo: incertezza, instabilità, indeterminatezza, contraddittorietà….

Mentre l’adolescenza però si conclude col diventare adulti, il ciclo della preadolescenza genera un altro periodo estremamente turbolento e ricco di incognite: questa è forse una delle cause principali delle difficoltà che si incontrano nel tentativo di analizzare e dare significato ai vissuti e ai comportamenti dei preadolescenti alle prese con “nuove” relazioni sociali e con nuovi meccanismi interni emotivi e cognitivi. In questo periodo della vita, che per il preadolescente coincide più o meno con il passaggio dalle elementari alle medie, il corpo comincia ad essere abitato da nuovi impulsi e non viene più vissuto come corpo biologico, ma come corpo preso nella rete dei gesti e delle parole che, nella loro presenza o assenza, lo hanno segnato e significato come tale: Il corpo impone così un’urgenza sua, ed il preadolesente si affaccia all’incontro con la sessualità. Sul versante scolastico e sociale in generale, il sapere assume un nuovo significato. Il preadolescente è chiamato a cimentarsi con uno specifico sapere che mette in secondo piano il piano relazionale e affettivo: la scuola diventa sempre meno un prolungamento della famiglia e chiede al ragazzo dimostrazioni sempre più articolate e complesse. Il riconoscimento esplicito di questo periodo della vita da parte della società, delle diversità specifiche tra maschi e femmine nel modo di affrontarlo, almeno nel nostro Paese, è tuttavia un fatto abbastanza recente; gli studi quindi sono ancora agli inizi e, se per esempio si confronta la conoscenza che si ha nei riguardi dell’infanzia con quella relativa alla preadolescenza, quest’ultima ne esce sicuramente più in ombra. Sappiamo quindi ancora poco e l’oggetto di studio è difficile da afferrare: i preadolescenti di oggi, prodotti di una società che cambia continuamente e figli di genitori che hanno abbandonato i loro ruoli tradizionali e mutato le dinamiche familiari, sembrano diversi da quelli di pochi anni orsono; quindi, al di là dei fenomeni “storici” e ricorrenti che riguardano e hanno riguardato tutte le generazioni di preadolescenti ci sono da individuare le specificità che sono proprie dei ragazzi e delle ragazze del nostro tempo. Un diffuso stato di ansia e di preoccupazione da parte degli adulti (genitori, insegnanti, operatori sociali, parroci, istruttori sportivi e amministratori locali) è la conseguenza più comune di questa condizione di “ignoranza” sugli attuali preadolescenti, stato ben supportato dal lavoro dei media che, da una parte, non si lasciano sfuggire l’occasione per farli diventare soggetti di fatti di cronaca nera e definirli come baby-killer, baby-gang, bulli, e dall’altra li considerano soprattutto come una importante categoria di consumatori. Anche per questo motivo, per affievolire le fosche tinte con cui spesso vengono dipinti i preadolescenti e per mostrare che non sono solo dei “divoratori di oggetti”, abbiamo deciso di pubblicare su questo numero, a corredo degli articoli, pensieri, poesie e immagini di ragazzi e ragazze di quest’età: si tratta di “segni” raccolti in alcuni centri di aggregazione giovanile dell’hinterland milanese dai quali traspare soprattutto ironia, umorismo, leggerezza, autenticità delle emozioni, freschezza.

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