Quale scuola?

Intervista all’assessore all’istruzione ed edilizia scolastica della Provincia di Milano Giansandro Barzaghi

Assessore Barzaghi nell’ambito del dibattito sulla riforma scolastica Lei si sta muovendo utilizzando modalità nuove come, ad esempio, l’idea di scrivere una lettera aperta al Ministro Moratti. Com’è nata questa idea e quali risultati ha prodotto?

Ho voluto inviare quella lettera al Ministro per avviare un confronto costruttivo tra Istituzioni, al fine di giungere ad una proposta di riforma condivisa e partecipata, tenuto conto delle molteplici segnalazioni in tal senso provenienti dalle Istituzioni stesse, dalle scuole e dalla società civile.

Il Ministro ha risposto ringraziando seppur non entrando nel merito. Ad oggi nessuna proposta concreta di dialogo e collaborazione è giunta dal Ministero.

Tenendo conto della sua trentennale esperienza nella scuola è riuscito a farsi un’idea di come sia potuta nascere questa riforma?

E’ una riforma sostanzialmente caratterizzata da pesanti riduzioni delle risorse disponibili con pesanti tagli, sia sugli organici che sulle dotazioni tecnico scientifiche. Propone una concezione aziendalistica e falsamente efficientistica della scuola, che non tiene conto delle esigenze di una società sempre più fondata sul fattore conoscenza che dovrebbe invece investire più risorse sulla formazione anziché ridurle.

Nasce inoltre dall’esigenza di comprimere decisamente i costi della Scuola pubblica a favore delle scuole paritarie che, oltre alla retta, usufruiscono di contributi pubblici sotto forma di buoni scuola.

Infine nasce dall’esigenza di questa classe politica di dividere la società in coloro che in futuro diverranno la classe dirigente e coloro che invece saranno inevitabilmente collocati in una posizione prevalentemente esecutiva, senza la possibilità di esperire quella mobilità sociale che è l’anima di ogni società civile e democratica.

Cosa pensa del doppio canale indicato dal progetto Moratti, ossia della possibilità da parte degli studenti di poter scegliere dopo la scuola media o i licei da un lato o la formazione professionale dall’altro?

La pari dignità dei due canali è solo dichiarata ma, di fatto, non garantita dalle differenze esistenti. Di fatto il sistema duale non offre pari opportunità per durata dei corsi, certificazioni, percorsi, sbocchi e competenze istituzionali. Inoltre la separazione precoce dei percorsi obbliga i tredicenni ad effettuare una scelta prematura, accentuando le condizioni socio-culturali di partenza e penalizzando quelle più svantaggiate. Una scelta che i pedagogisti definiscono antipedagogica e antiscientifica.

Perché secondo Lei è stata così pesantemente penalizzata l’istruzione tecnica che anche la Confindustria ha voluto difendere attraverso la voce autorevole del suo vicepresidente Rocca?

Perché con l’attuazione della riforma la maggior parte degli Istituti tecnici diverranno “Licei tecnologici ed economici”, percorsi che, come afferma il decreto, devono ispirarsi alla “cultura liceale” con il rischio di perdere il loro carattere professionalizzante. Inoltre, alcuni degli attuali percorsi, non si sa bene dove finiranno perché non rientrano nelle aree previste nei licei tecnologici.

Confindustria nel documento Education 2004 conferma inoltre il “rischio di una dualità negativa” prevedendo “uno squilibrio del sistema …con gravi effetti negativi sia per le imprese, sia per i percorsi di studio superiori post secondaria a contenuto più scientifico…professionalizzante.”. Segnala inoltre “il rischio di avere una filiera professionalizzante depotenziata rispetto ad oggi e dei licei tecnologici che possono perdere quel carattere professionalizzante che era alla base della loro invenzione…”.

Lei ha definito questa riforma “senza memoria”, ci vuole spiegare il significato di questa affermazione?

Con la riforma Moratti si sta modificando in modo radicale un sistema formativo che, negli ultimi 30 anni, ha attraversato una fase di sperimentazioni che andrebbero, per lo meno, analizzate e verificate in rapporto agli obiettivi raggiunti ed ai problemi tuttora aperti.

A partire dagli anni 70 sino alla fine degli anni 90, sono state create le basi per innovazioni significative relative a:

  • la definizione di bienni orientativi;
  • la riduzione degli indirizzi formativi;
  • le competenze professionali, non specialistiche ma generali, trasversali a diversi indirizzi;
  • una cultura professionale per affrontare una situazione di mercato caratterizzata da rapide trasformazioni;
  • la formazione di base e la preparazione culturale, requisiti indispensabili per un futuro che richiederà, sempre di più, alle nuove generazioni aggiornamento, formazione permanente e capacità critica.

Innovazioni importanti, sostenute anche da una serie di provvedimenti normativi e giuridici avviati dal 1997 in avanti, indispensabili per la costruzione di un disegno organico di riforma.

Una riforma della scuola non può prescindere dalla “memoria”, dalle indicazioni e dai suggerimenti di coloro che ci hanno preceduto. Deve soprattutto garantire a tutti, per il presente e per il futuro, pari opportunità, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza. Deve delinearsi, è un dato essenziale di ogni cambiamento importante, attraverso la partecipazione e il consenso delle istituzioni, dei cittadini e, in particolare, di tutti coloro che, a diverso titolo, si occupano di formazione.

In un suo comunicato stampa ha denunciato un rischio di dispersione scolastica al 23% nella Provincia di Milano. Come lega questo dato con la proposta di riforma Moratti e come pensa, eventualmente, di poter intervenire, nell’ambito del suo mandato istituzionale, per ridurne le dimensioni?

La riforma Moratti non può essere una risposta alla dispersione scolastica. Non si rimotivano gli studenti in difficoltà e a rischio di uscita dal sistema scolastico attraverso la creazione di un secondo canale di serie B dove collocarli in attesa dell’ingresso nel mercato del lavoro. L’intervento sulla dispersione va effettuato a monte, a livello di rimotivazione, di orientamento e riorientamento. A tal proposito la Provincia sta promuovendo un progetto di orientamento che, dal prossimo anno scolastico, sarà avviato a titolo sperimentale in alcuni ambiti territoriali, per poi essere gradualmente esteso a tutta la Provincia.

Cercando di capire sempre meglio quali compiti si prefigurano per la Provincia nei prossimi anni, ritiene che il CISEM possa costituire un valido strumento di rilancio di questa politica locale, e se sì, in quali termini?

Il Cisem è stato e sicuramente sarà una grandissima risorsa per l’Assessorato all’Istruzione. Uno strumento fondamentale per l’analisi dei dati riguardanti i flussi della popolazione scolastica e la dispersione. Un osservatorio permanente di analisi dei dati che mai si trovano aggiornati. E’ tra i nostri progetti quello di dar vita ad un’anagrafe scolastica che permetta di monitorare costantemente il flusso delle entrate e delle uscite nelle scuole superiori, per avere un quadro di riferimento preciso che permetta di intervenire in tempo reale sulle criticità emergenti nel sistema formativo.

Cosa pensa della proposta di legge popolare che in questi giorni genitori e insegnanti che aderiscono a Retescuole stanno promuovendo?

Occorre aprire consapevolmente nel paese un grande dibattito che veda impegnate in primo luogo le diverse componenti scolastiche, quelle che la scuola la fanno, la costruiscono ogni giorno, quelle che la scuola la conoscono, perché la vivono quotidianamente. A queste forze si aggiungono le componenti istituzionali e della società civile.

Una grande partecipazione per costruire, con il necessario consenso, una vera proposta di riforma.

Recentemente il movimento in difesa della scuola pubblica, ha avanzato una proposta di legge di iniziativa popolare, che si aggiunge ad altri disegni di legge e che, se ho ben inteso, si pone nell’ottica, non solo di contrastare la Legge 53, ma di costruire, in positivo, un nuovo progetto di riforma, maggiormente rispondente alle esigenze di una scuola pubblica di qualità.

La maggior parte delle nostre scuole pubbliche non brilla certo per modernità delle strutture e per funzionalità degli spazi architettonici, per non parlare della manutenzione, ordinaria e non. Quali modalità d’intervento ha scelto per quanto riguarda l’edilizia scolastica che dipende dal suo Assessorato?

Devo ricordare che la Provincia gestisce 222 edifici scolastici di cui oltre cento ci sono stati trasferiti dai Comuni negli ultimi anni. Molti di quegli edifici, che erano in condizioni disastrose, sono già stati ristrutturati o sono stati effettuati interventi di adeguamento normativo. La situazione che descrivete non è quella degli istituti superiori della nostra Provincia, ci sono situazioni di sofferenza sulle quali stiamo intervenendo e comunque è già stata fatta la scelta politica di aumentare gli stanziamenti nei prossimi anni sulla manutenzione (oltre 27 milioni di euro in 3 anni). Sono inoltre in corso di realizzazione: il nuovo ITI Giorgi, la ristrutturazione dell’ITI Feltrinelli, l’ampliamento del liceo Porta di Monza, il completamento del liceo Galilei di Legnano, l’ampliamento del liceo Majorana di Desio e due nuovi edifici scolastici ad Arcore e Concorezzo. Stiamo pensando ad altri interventi, da programmare nel piano triennale delle opere pubbliche, che portino in equilibrio l’offerta di istruzione superiore in tutta la Provincia. Tutti i nuovi interventi prevedono inoltre  specifiche di progetto finalizzate al risparmio energetico e alla valorizzazione delle energie alternative.