Questioni di genere

QUESTIONI DI GENERE

Dalla teoria alla prassi. Strumenti operativi per l’educazione alle relazioni di genere.

QUESTIONI DI GENERE

Dalla teoria alla prassi. Strumenti operativi per l’educazione alle relazioni di genere.

di Maria Agnese Maio e Giulia Rodeschini

Giunti al terzo articolo di questa rubrica e dopo aver offerto alcune riflessioni sull’identità di genere come prisma attraverso cui interrogarci sull’educazione oggi e sul tema dei corpi e della sessualità in adolescenza, in questo numero intendiamo affrontare questioni principalmente applicative. Parleremo infatti di progetti concreti, buone prassi e strumenti educativi e di come sia possibile collegare il cosa (ossia tematiche, contenuti e apprendimenti) con il come (ovvero l’articolazione degli apprendimenti, le metodologie e gli strumenti). Nelle prossime pagine “Il progetto Alice” darà spazio e voce ad alcuni progetti e strumenti che abbiamo sperimentato sia nei laboratori rivolti a preadolescenti e adolescenti, sia nelle attività formative per educatori/trici, insegnanti e genitori che riteniamo possano fungere da prezioso supporto per tutti/e coloro che siano interessati/e a mettere in pratica percorsi di educazione al genere.

Lungi dal voler offrire in poche righe una mappatura completa delle buone prassi e dei progetti operativi realizzati in Italia, i materiali che vi presentiamo sono stati selezionati in quanto condividono la medesima attitudine trasformativa e di sperimentazione metodologica e lavorano in modo innovativo e interattivo sull’identità e i ruoli di genere, sulla decostruzione dei modelli culturali dominanti di maschilità e femminilità e sulla promozione della parità tra uomini e donne. Questi progetti, inoltre, permettono di coniugare i tre piani del sapere che riteniamo necessari per fare educazione al genere: il piano del “sapere”, per fornire delle informazioni sulle differenze di genere; il piano del “saper fare”, per sviluppare competenze comunicative e relazionali; il piano del “saper essere”, indirizzato a una maggiore conoscenza del sé, dei propri valori, dei condizionamenti culturali, dei propri vissuti e delle proprie aspettative. Il piano teorico viene così collegato al piano dell’esperienza attraverso stimoli che facilitano la partecipazione di bambini/e e degli/le adolescenti, ma anche dei loro genitori e dei/delle loro educatori/trici, nel processo educativo.

1) Il primo strumento che vi consigliamo mette in luce, e allo stesso tempo in discussione, gli stereotipi di genere, facendo emergere l’insieme delle rappresentazioni che definiscono l’immaginario collettivo rispetto alla costruzione del genere maschile e femminile. Si tratta del video “Diversamente uguali” che fa parte del “Kit parità: la scuola fa la differenza” (scaricabile gratuitamente al link http://www.regione.piemonte.it/parliamo/kit_scuola/sc_pari2.htm), frutto del progetto “Parliamo con i giovani” che la Regione Piemonte ha promosso in occasione dell’anno europeo delle pari opportunità (2007). Questo kit multimediale fornisce a educatori/trici e docenti spunti educativi per svolgere attività rivolte a preadolescenti e ad adolescenti sulle diverse facce della discriminazione, classificate in tre sezioni: “diversità di genere”, “discriminazioni razziali” e “discriminazioni legate alle caratteristiche della persona”. Tra le proposte troverete animazioni, interviste doppie, slideshow, approfondimenti e suggerimenti per lavori laboratoriali. Rispetto all’educazione al genere, in particolare, la sezione “diversità di genere” presenta tre spunti molto efficaci. In primis, segnaliamo l’“intervista doppia” rivolta a una coppia (un uomo e una donna sposati e con un figlio) che fa emergere le diverse traiettorie esistenziali e lavorative dei due protagonisti condizionate dai modelli stereotipati di genere che producono nella quotidianità opportunità non uguali tra la donna e l’uomo. Il secondo stimolo è l’“associazione di idee”, ovvero sketch che mirano a sorprendere il pubblico rispetto all’immaginario di genere, mostrando delle situazioni che automaticamente verrebbero ricondotte a ruoli di genere tradizionali, ma che in realtà offrono un finale in cui viene decostruita tale associazione. Infine la sezione delle slide è di grande aiuto per definire e sistematizzare il concetto di diversità di genere, di stereotipo e di pari opportunità tra donne e uomini. L’utilizzo interattivo di questo video permette dunque di approfondire il crocevia di differenze caratterizzante l’identità di ogni individuo e di analizzare la relazione tra le differenze e le disuguaglianze e come queste condizionino percorsi di vita di donne e di uomini in ambito affettivo, sociale, lavorativo ecc.

2) Un secondo ambito che riteniamo di forte rilevanza all’interno di qualsiasi percorso di educazione al genere è quello della rappresentazione mediatica dei corpi e delle relazioni di genere nella nostra società contemporanea. Infatti oggi il peso dei mezzi di comunicazione (dalla televisione ad internet) nei processi di costruzione identitaria e di trasmissione di modelli culturali va aumentando sempre di più. Attraverso i media vengono creati e veicolati modelli di maschilità e di femminilità particolarmente normativi che riproducono rapporti asimmetrici tra i sessi: così facendo, essi si configurano come agenzie educative estremamente negative che limitano le possibilità di “immaginazione esistenziale” di bambini/e e di adolescenti. Questi modelli sono spesso subiti, sin dalla primissima infanzia, senza nessuno strumento critico e senza nessuno strumento per potersi “difendere”.

Per lavorare con adolescenti e adulti, vi consigliamo l’uso del documentario “Il corpo delle donne” (prodotto da Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù e scaricabile gratuitamente dal sito www.ilcorpodelledonne.net). La sequenza di 25 minuti di immagini di donne che popolano la televisione italiana intende raccontare come i canoni estetici e relazionali che emergono riproducano un modello culturale di femminilità univoco e svalutante della donna e delle sue risorse. Come spiega Lorella Zanardo, il mito della bellezza, il mito della giovinezza, accompagnato da una ricerca spasmodica dell’apparire, dell’invulnerabilità, associata a una certa dose di frivolezza o di funzione “decorativa” della figura e dell’identità femminile, arriva fino al punto di delineare “una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante” della donna. L’impatto di questo video è volutamente forte ed è rivolto “non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma ‘non vede’”.

L’associazione Generattive, inoltre, ha svolto negli ultimi anni un lavoro molto interessante riguardo alla tematica della rappresentazione mediatica. Oltre al video “Se questa è una donna” (scaricabile gratuitamente dal sito: http://generattive.wordpress.com/ ), l’associazione ha condotto un ciclo di incontri rivolto a genitori e educatori/trici di bambini/e in età prescolare dal titolo “Gli stereotipi di genere nei prodotti mediali per l’infanzia”, all’interno del progetto “Crescere insieme. Occasioni formative per genitori e educatori”, proposto dal Comitato Pari Opportunità dei Comune di Siena e di Monteriggioni e dall’Amministrazione Provinciale di Siena nell’anno scolastico 2010-2011. La forza di questa proposta è il considerare i genitori dei/lle bambini/e come potenziali “alleati” in un percorso di decostruzione degli stereotipi di genere e come destinatari di una formazione partecipata con gli/le operatori/trici delle scuole dell’infanzia e dei nidi, in cui centrale è “il riflettere” sul ruolo svolto dai media nel processo di socializzazione all’identità di genere. Sul loro sito (http://generattive.wordpress.com/educazione-di-genere/scuole-infanzia/) trovate la sintesi e i materiali delle attività e alcune slide di presentazione in cui – utilizzando il supporto delle immagini – vengono analizzati i corpi e gli sguardi femminili e maschili nelle pubblicità, la divisione dei ruoli (e degli spazi) di genere connessa anche ai diversi giochi destinati a bambine e a bambini e gli stereotipi di genere legati al lavoro. Sottolineiamo come la metodologia della “visualizzazione”, accompagnata dall’analisi di molteplici materiali visuali tra cui materiali cartacei (foto, pubblicità) e materiali video (come spot pubblicitari), con un approccio di lettura degli stereotipi sociali ed estetici del maschile e del femminile che si celano dietro il messaggio pubblicitario, sollecita un’elevata attivazione della persona sul fronte del pensiero così come sul fronte delle emozioni. È proprio quest’ordine di stimolazioni che crea le condizioni per l’avvio di un significativo processo di riflessione e di consapevolezza su come le pubblicità incrementino la divisione dei ruoli di genere, mostrando e connotando alcune attività, interessi e anche spazi fisici come “tipici” del femminile o del maschile e non permettendo quindi il pieno sviluppo delle potenzialità di bambine e bambini.

Un’analisi dei prodotti mediali rivolti all’infanzia si trova anche nel lungometraggio “Bomba Libera Tutti” (disponibile su You Tube), realizzato dalla maestra Pina Caporaso (con la collaborazione di alcune colleghe) e dal videomaker Daniele Lazzara e dedicato alla riflessione sugli stereotipi di genere in una quarta elementare dell’istituto “Galileo Galilei” di Pistoia. In questo documentario (a cui è stato assegnato il Premio Immagini Amiche del 2013 promosso dall’UDI, Unione Donne in Italia) la scuola, come spiega la stessa regista, fa da ‘sfondo’ nel riflettere sul vissuto generale che i bambini e le bambine hanno; “ciò che vedono – e assorbono – in famiglia, ciò che viene proposto dalla televisione, ciò che ha contribuito a dar loro una consapevolezza più o meno stereotipata della propria identità di genere: questi aspetti attraversano ogni attività che abbiamo proposto”.

3) Rimanendo nel mondo dei piccoli, vi consigliamo due giochi didattici creati dalla psicoterapeuta Giuseppina Diamanti: “Ciao Maramao!”, rivolto a bambini/e dai 5 ai 7 anni, e “Conosci Andrea?”, rivolto a bambini/e dagli 8 anni in su. Questi giochi nascono come strumenti educativi inseriti nel progetto “Gioca la differenza, scegli l’opportunità”, finanziato dalla Consigliera di Parità della Provincia di Lucca nel 2006). Sono due giochi da tavolo cooperativi finalizzati alla parità e al rispetto delle differenze di genere, strumenti ludici costruiti appunto per favorire lo sviluppo di atteggiamenti costruttivi e collaborativi tra i generi e per stimolare la percezione e l’analisi delle differenze in un’ottica positiva. Il formato “gioco” attraverso il divertimento e la creatività permette di veicolare con i bambini e le bambine la complessa questione dell’identità. Il gioco “Ciao Maramao!” è composto da 96 carte rappresentanti bambine e bambini che si differenziano secondo molte variabili, ma che possiedono anche attributi in comune, e lo scopo del gioco è creare una rete, intessendo legami tra i personaggi, tenendo conto delle caratteristiche che li accomunano. “Conosci Andrea?” è invece un gioco il cui obiettivo è raccogliere informazioni sull’identità di Andrea: chi è Andrea? Dove vive, quanti anni ha? Che cosa ama mangiare? Come si diverte? Balla? È capace di nuotare? Cosa legge? In quale sport si delizia? Ma, soprattutto, Andrea è un maschio o una femmina? Ciò che ci piace di questo progetto è che l’educazione si fa carico dell’“accompagnare alla valorizzazione delle differenza” tra i generi, dove la differenza non è ridotta a componenti biologiche e sociali, ma è strutturata nelle relazioni: è qui che vengono messi in gioco i valori legati alla soggettività maschile e femminile. In altre parole, significa tenere conto di tante differenze, facendo apparire anche l’esistenza dei due generi.

Vi lasciamo con l’invito di scriverci per raccontarci e condividere progetti e strumenti che conoscete o avete utilizzato in percorsi di educazione di genere con bambine e bambini, ragazzi e ragazze, genitori e insegnanti.