Questioni di genere – Corpo, sessualità , differenze di genere ed educazione

Corpo, sessualità, differenze di genere ed educazione

Corpo, sessualità, differenze di genere ed educazione

di Giulia Selmi – A cura del Progetto Alice

Come dicevamo nell’articolo dello scorso numero che ha inaugurato questa rubrica, abbiamo immaginato questo spazio come un luogo di discussione su alcune tematiche emergenti nell’ambito dell’educazione al genere; come un luogo in cui prendersi il tempo al di fuori del trambusto del lavoro quotidiano con ragazzi e ragazze e per condividere spunti di riflessione e materiali di lavoro. Lo spazio di questo numero è dedicato, dunque, al tema dei corpi e delle sessualità in adolescenza attraverso la lettura di due testi recentissimi (ma anche molto differenti fra loro) che ci sono parsi estremamente interessanti per affrontare queste questioni: Body Drama e Sexualities in Education.

Inseriti nella cornice interpretativa della prevenzione e del rischio e spesso condotti in collaborazione con enti locali e aziende sanitarie, a partire dagli anni ’90 corporeità e sessualità hanno trovato cittadinanza in percorsi educativi volti a fornire a ragazzi e ragazze le informazioni necessarie a prevenire la trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili (l’HIV fra tutte), le gravidanze indesiderate o i disturbi nei comportamenti alimentari. Si è trattato e si tratta di un lavoro molto importante che fornisce a ragazzi e ragazze informazioni e strumenti preziosi e imprescindibili per proteggere la propria salute e coltivare il proprio benessere. Tuttavia, a nostro avviso, “l’educazione alla salute” o “all’affettività” – così com’è spesso identificata nell’offerta formativa degli istituti scolastici – potrebbe trarre grande vantaggio se declinata anche attraverso un’ottica che tiene conto dell’identità di genere.

Da un lato, infatti, i potenziali rischi che gli/le adolescenti possono correre rispetto al corpo e alla sessualità sono gender specific ovvero si danno in maniera differenziata e sono vissuti in maniera differente da ragazzi e ragazze poiché i modelli sociali di maschilità e femminilità offrono agli uni e alle altre delle indicazioni diverse su come è socialmente accettato fare esperienza del proprio corpo e della relazione con l’altro/a. Basti pensare a come i modelli sociali e mediatici veicolino norme differenti per il corpo femminile rispetto alla magrezza, alla bellezza e alla cura di sé. Dall’altro, sul terreno del corpo e della sessualità sono in gioco non solo questioni legate alla salute, ma anche (e forse soprattutto) sfide connesse alla costruzione di relazioni – sessuali, sentimentali e di genere – improntate al piacere, al consenso e al rispetto dell’altro/a. In questo senso, fare educazione alla sessualità in ottica di genere – ovvero farsi carico, come educatori/trici, delle differenze sociali ed esperienziali del maschile e del femminile – può fornire a ragazzi e ragazze gli strumenti necessari non solo a “difendersi” dalle malattie, ma anche a decostruire i modelli sociali di genere che qualificano gli uni come soggetti di desiderio sessuale e le altre come oggetto dello sguardo e del desiderio altrui e, in ultima analisi, a difendersi dalla degenerazione violenta delle relazioni tra e all’interno dei generi.

Per riflettere su questi temi vi vogliamo suggerire due testi che abbiamo incontrato nel nostro cammino di ricerca e di sperimentazione con gli/le adolescenti. Si tratta di due testi statunitensi, differenti per approccio e stile, accomunati però dall’offrire spunti interessanti sia sotto il profilo teorico che operativo. Il primo e’ intitolato Body Drama di Nancy Amanda Reed (edito in Italia nel 2010 per Giunti con il medesimo titolo); l’altro è Sexualities in Education curato da Erica Meiners e Therese Quinn (edito da Peter Lang Publishing e inedito in Italia, ma facilmente reperibile nelle librerie on line).

Body Drama è stato scritto da una giovane donna ex Miss Bikini e si colloca a metà strada tra lo storico testo femminista degli anni ‘70 Noi e il nostro corpo, una rivista patinata per adolescenti e un accurato manuale di self help medico. Il melange tra questi tre stili, tuttavia, paga. Attraverso la disamina di numerosi “drammi del corpo”, che vanno dal peso, ai cattivi odori fino alle mestruazioni e alle malattie sessualmente trasmissibili, Nancy Reed racconta con un linguaggio esplicito e semplice l’esperienza di essere giovani donne nel 21esimo secolo e le innumerevoli sfide che è necessario vincere per costruire un rapporto positivo con se stesse che sottragga dalla pressione dei modelli sociali di femminilità e ai tabù che accompagnano l’universo della sessualità femminile. Un aspetto particolarmente interessante è costituito dalle numerosissime immagini che costellano il testo. Si tratta infatti di immagini che rappresentano una pluralità di corpi reali e hanno l’obiettivo di esaltare le diversità a partire dai colori della pelle fino alle forme del corpo, sottraendo visibilità all’onnipresente corpo bianco-magro-tonico.

Un femminile plurale che, sebbene inesistente nell’iconografia dominante di riviste e televisione, rappresenta la realtà de facto delle adolescenti e che, in questo testo, trova uno spazio di visibilità e di affermazione. Body Drama, dunque, sebbene non sia un testo nato per realizzare interventi educativi, ma pensato per la lettura individuale, è un ottimo strumento per costruire materiali da utilizzare in classe per integrare con una prospettiva di genere i momenti di educazione al corpo e alla sessualità. Inoltre, nonostante il testo tematizzi la sessualità femminile, ciò non implica che non possa essere utilizzato in classi miste o per tematizzare “lo sguardo maschile” e le sue implicazioni nella costruzione dei canoni della corporeità femminile, anzi.

Sexualities in Education, invece, nasce proprio come un’antologia di testi rivolta ai/alle professionisti/e dell’educazione per fornire strumenti teorici ed operativi per affrontare il tema delle sessualità (plurali, già dal titolo) nei contesti educativi. Curato da due docenti di pedagogia e studi di genere statunitensi, è un testo molto corposo articolato in nove sezioni in cui più di trenta tra autori e autrici, provenienti sia dall’accademia che dalle professioni educative, affrontano differenti nodi concettuali che vanno dalla ricostruzione storica dei dibattiti pedagogici sulla sessualità alla relazione con le religioni e con le diverse culture, dall’omosessualità e la transessualità alla violenza di genere e al bullismo omofobico fino agli strumenti operativi reperibili in rete per lavorare con ragazze e ragazzi. Non ci è possibile in questa sede esaminare il testo nel suo complesso, però, vorremmo soffermarci su due aspetti che ci sono parsi particolarmente significativi per ripensare in ottica di genere l’educazione alla sessualità e al corpo. In primo luogo, un elemento che balza all’occhio di questo testo è che, nonostante si tratti di un testo educativo sulla sessualità, non vi si trovano da nessuna parte notizie di tipo medico, ma la sessualità è esplicitamente tematizzata come un processo relazionale e sociale nel quale si scontrano potere e modelli identitari sull’asse del genere e dell’orientamento sessuale. Ciò che è possibile trovarvi, dunque, è un prisma di chiavi interpretative e resoconti di esperienze in cui sia autori che autrici cercano di leggere attraverso una lente educativa la complessità delle sessualità contemporanee e i rischi di discriminazione ad essa connessi, ma anche le occasioni di arricchimento e pluralizzazione che essa può portare. In secondo luogo, balza altrettanto agli occhi il continuo invito – sia in una sezione specifica che trasversalmente nei diversi contributi – all’auto-riflessività dell’educatore/trice come pre-condizione metodologica necessaria per rendere efficace qualunque intervento educativo. Si tratta di un invito ad affrontare la pratica educativa in modo “non neutrale”, ovvero a saper problematizzare la propria identità di genere ed il proprio orientamento sessuale anche nella relazione con ragazzi e ragazze. Buone letture!