Recensione – La supervisione pedagogica

Francesca Oggionni

La supervisione pedagogica

Franco Angeli,

Milano 2013,

pp. 144, € 19,00

Francesca Oggionni

La supervisione pedagogica

Franco Angeli,

Milano 2013,

pp. 144, € 19,00

La complessità del lavoro educativo, nel suo rivolgersi a diverse tipologie di utenza, nel compiersi in una molteplicità di contesti e nella gestione di situazioni multiproblematiche, richiede saperi interdisciplinari e competenze molteplici, che l’educatore professionale deve saper padroneggiare con consapevolezza, responsabilità e flessibilità. Contribuendo a stimolare la riflessione in termini pedagogici rispetto all’operato e al mandato sociale di questa figura professionale, la supervisione pedagogica è in grado di produrre e consolidare un sapere pedagogico, in quanto stimola cambiamenti nel modo di accostarsi agli oggetti educativi, nell’osservarli e descriverli e così – auspicabilmente – nel facilitare processi riflessivi che producano cambiamenti «nella profondità degli sguardi, nella presa in considerazione di variabili trascurate, nella padronanza dei linguaggi, nella gestione delle dinamiche relazionali, nella declinazione dei comportamenti, nell’istituzione di un nuovo clima e metodo di lavoro» (p. 79). Il lavoro di Francesca Oggionni intende valorizzare la supervisione pedagogica in quanto strumento metariflessivo attraverso il quale l’educatore professionale può analizzare le pratiche educative dal punto di vista dell’intenzionalità e della progettualità. Una analisi conoscitiva approfondita, attuata a partire dalla ricostruzione dell’evoluzione storica e dalle diverse angolature disciplinari della formazione medico-sanitaria, della tradizione psicoanalitica e del lavoro sociale, contribuisce a definire le funzioni caratterizzanti della supervisione pedagogica, qualificandola come un duplice strumento, formativo e professionale. Questa pratica rende infatti possibile presidiare uno spazio di riflessione sulla professionalità, attuare una valutazione in itinere del lavoro, attivare un processo di apprendimento dall’esperienza, oltre a sollecitare, da parte del supervisore, una scrittura che è al tempo stesso esercizio di pensiero, sistematizzazione e analisi delle prassi e dei contesti operativi. A questo si aggiunge l’aspetto della trasmissione di una cultura professionale che, attraverso le occasioni di confronto e di scambio sull’identità e sull’azione professionale, favorisce il potenziamento delle competenze specifiche individuali e collettive, mentre accresce il capitale culturale che fonda la professione educativa. Nel descrivere gli spazi di attuazione della supervisione pedagogica, l’autrice evidenzia come essa possa essere un utile supporto alle professionalità educative tanto in fase di formazione (dove già trova uno spazio riconosciuto) quanto in ambito professionale, laddove le venga riconosciuto il carattere di strumento imprescindibile di formazione permanente, dotato di una propria autonomia nell’universo delle pratiche di supporto professionale. In questo quadro, si descrive la figura del supervisore quale “esperto dei processi riflessivi”, in ordine ai quadri concettuali di riferimento, dentro i quali si collocano le funzioni attribuite alla supervisione e gli obiettivi perseguibili, così come in ordine alle competenze proprie, evidenziando per questa figura l’opportunità di una formazione di “secondo livello”. In ultima analisi, il testo di Francesca Oggionni sottolinea l’importanza di accostarsi alla supervisione pedagogica con uno sguardo “lungimirante”, grazie al quale educatori, servizi e organizzazioni, oltre che amministrazioni locali, la riconoscano come uno strumento strategico di riprogettazione dei servizi e degli interventi. Si evidenzia così la necessità di acquisire questa pratica come un elemento strutturale del lavoro educativo, accordandole uno spazio dal carattere permanente che, oltre la contingenza e l’emergenza, contribuisca a rafforzare una cultura della supervisione pedagogica. Sarà così possibile consolidare l’identità professionale e, al contempo, sostenere responsabilmente il progetto riflessivo e processuale sotteso agli interventi educativi, assumendolo in tutta la sua complessità.

Carla Acerbi

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