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Quale futuro per i nostri figli

“Volere un figlio”, il proprio figlio, quello unico, fantasticato da sempre, sta, ed è sempre stato, nell’immaginario di ogni donna. A questo figlio, a questo embrione installato nell’incoscio, ci riporta l’autrice nel suo libro. “La potenza generativa del corpo femminile ha sempre destato nell’uomo emozioni intense e contraddittorie: ammirazione e frustrazione, senso di protezione, ma anche rivalità ….”; a partire dalla differenza di genere, dal desiderio di maternità, attraverso un percorso che si addentra nell’animo femminile, nelle sue emozioni, nei suoi saperi, nascosti ma in qualche modo presenti e conosciuti da tutte le donne, questo libro aiuta a orientarsi nel difficile lavoro del recupero dell’esperienza della maternità. Si viene trasportati attraverso le vicende della storia, il legame tra generazioni, le figure del mito, le visioni fantastiche che designano le tappe di una costruzione dell’identità femminile. Poi, in un capitolo dedicato al desiderio materno irrealizzato e al “bambino che manca all’appello”, la Finzi, anche attraverso Freud, cerca le risposte ad alcune domande: “che cos’è un figlio, da dove viene un bambino, chi vuole un figlio”.

Vengono affrontate speranze, timori e aspettative create dalla divulgazione delle informazioni relative alla maternità assistita, alla fecondazione artificiale, alle futuribili – ma quanto ? – biotecnologie; vengono descritti i nuovi scenari della generazione umana: “il figlio della scienza”, dice l’autrice, dovrà necessariamente confrontarsi con l’oscurità della sua origine e ripercorrere “nuovi cammini di Edipo”.

Dal riferimento iniziale a Sofocle, che scrisse che “alla donna reca grazia il silenzio”, la Finzi prende spunto per dichiarare la necessità di infrangere la secolare omertà che quasi impedisce alle donne di parlare della propria esperienza; bisogna andare anche oltre le ovvietà e il “già detto” del sapere medico e ginecologico. Bisogna decostruire l’ovvio, abbandonare i pregiudizi, le false evidenze, porsi domande ingenue, quasi infantili nella loro spontaneità. Dobbiamo, in quanto donne, riprenderci quello che è sempre stato nostro – ciascuna donna sa, come intima capacità, quando, quanto e se generare – senza lasciare troppi fogli bianchi sui quali prestigiosi luminari della medicina, della scienza e della tecnica potrebbero tracciare solchi sempre profondi e lontani dal nostro sentire. Siamo soli davanti alla necessità di rifondare anche una nuova etica, un’etica condivisa che, tra i legittimi stupori e perplessità prodotti dalla scienza e dalla biotecnologia, ci faccia discernere le nuove vie  del progresso, senza perdere di vista umanità e senso comune. (M.P.)

Silvia Vegetti Finzi, Volere un figlio – La nuova maternità fra natura e scienza,

con un saggio di Carlo Flamigni e Marina Mengarelli, Mondadori, Milano,1997 (lire 30.000).

 

Uno strumento di lavoro per operatori psicosociali

Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta della famiglia, socio fondatore del Coordinamento nazionale dei centri e servizi per la prevenzione e il trattamento dell’abuso in danno di minori, ha esposto in questo libro la sua lunga esperienza nel trattamento dell’abuso sessuale all’infanzia, maturata in circa un ventennio di attività all’interno del CBM (Centro per il Bambino Maltrattato e la cura della crisi familiare) di Milano, di cui è anche socio fondatore.

Dopo che il dibattito scientifico si è incentrato per anni sui metodi per la diagnosi dell’abuso, ottenendo certo validi risultati, l’intervento della Malacrea mira oggi a spostare l’attenzione sui metodi della terapia. “La volontà caparbia di ricavare spazi di recuperabilità anche da terreni che si presentano aridi” è il principio-guida di ogni cura, che si trasforma per il terapeuta stesso in un’esperienza correttiva dei rapporti significativi del bambino abusato e della sua famiglia.

All’interno di una terapia flessibile, capace di rispondere di volta in volta ai bisogni della psiche devastata del bambino abusato (ma anche dell’abusante e dei componenti dell’intero nucleo familiare) vengono proposte alcune “regole strategiche”, come dice la stessa Malacrea, derivate ed evidenziatesi dall’esperienza clinica.

L’approccio terapeutico proposto è quello sistemico-relazionale – che ha portato a molti risultati positivi nella terapia della famiglia -, affiancato dalla terapia individuale di orientamento psicodinamico. Inoltre, la co-terapia si pone come valido strumento che si attua attraverso il confronto dei risultati clinici ottenuti dai singoli componenti di un’équipe coinvolti nella cura.

La Malacrea si è dunque posta l’obiettivo di un “libro operativo”, che attraverso il racconto diretto delle situazioni, possa offrire spunti di riflessione e confronto per tutti coloro che si occupano di quest’area tanto delicata quanto difficile. Il volume è corredato da un’ampia e aggiornata bibliografia. (A.G.)

Marinella Malacrea, Trauma e riparazione – La cura nell’abuso sessuale all’infanzia

Raffaello Cortina Editore, Milano, 1998 (lire 38.000)

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