Ricordi

“Nelle stanze la voce materna

senza origine, senza profondità s’alterna

col silenzio della terra, è bella

e tutto par nato da quella.” 

(Mario Luzi, Spazio stelle voci, Il colore della poesia.)

Nel pancione di mamma… Racconto di una fantasia fatta in diretta dal grembo materno e, per dirsi, narrata dalla nonna.

Non è che anche a me non interessa quello che la maggior parte degli uomini e delle donne desiderano, e cioè essere l’unico amore per la loro mamma. Cionondimeno, forse per una certa atavica pigrizia – strutturale, si potrebbe dire, considerando i miei antenati, abitanti di quella parte del Sud definita un po’ più lenta e meno produttiva, sognante, indolente, poco concreta, un po’ oziosa, con quei pomeriggi un po’ vuoti, persi nell’ascolto del frinire delle cicale, con quello sguardo lungo sempre a cercare il mare – ridestandomi, sono rimasta così sorpresa…

Là, dove solitamente si alberga da soli in attesa di venire alla luce, mi sono ritrovata in compagnia di un certo Richi. Il fatto è che io, persa nei miei sogni, mi ero dimenticata di spegnere la luce. Volevo ancora godere  di quei raggi di sole e  tentavo di  dare il nome ad altri colori, ancora non distinguibili dall’occhio umano. Adesso, però, ero davvero esterrefatta. Come era potuto accadere? Di certo Richi aveva preso una bella rincorsa. Sicuramente era arrivato in un attimo, un lampo dopo di me, altrimenti come avrebbe fatto a trovarsi lì? Il posto non era già occupato da me? Devo dire che mi risultò subito troppo simpatico, e questo fu una complicazione, perché quando stavo riflettendo sul da farsi, mi aveva già, come si suol dire, “rubato il cuore”. Gli feci posto, ecco come andò. Ero convinta  che mamma ci avrebbe sopportati. E’ chiaro che qualche domanda gliela feci, e infatti gli chiesi: “come mai anche tu qui?”. Per tutta risposta mi disse: “questo è un treno bellissimo ed io non voglio perderlo!”.

Cominciò, fin dall’inizio, una convivenza un po’ tumultuosa. Per fortuna mamma si accorse di noi due solo a “cose già fatte”. Quando, cioè, sia io che Richi – che si lamentava di continuo per il poco spazio – a furia di rotolarci e di farne di tutti i colori, obligammo la mamma a farsi vedere da un medico un po’ più furbo, di quelli che non badano solo alle apparenze.

E ci scovò!

Quando mamma ci chiese che cosa era successo, io ero  ancora sorpresa e mi stavo godendo un mio bel primo piano, ero confusa e non trovavo ancora le parole per spiegarmi. Ma ci pensò subito Richi che, coi suoi occhi blu, le dichiarò: “Ti ho scelta perchè mi piace troppo questo mondo e tu sei bellissima!”. Che scema! Lo sapevo che avrebbe fatto fin da subito il grande seduttore e, qualora glielo avessi lasciato fare, anche il primo della classe. Questi uomini! Fu un bel periodo. Non durò tutto il tempo, per il fatto che in due pesavamo di più e il pancione di mamma ci reggeva a fatica; lei fece del suo meglio e ci portò avanti fino a quando divenimmo belli grassottelli. Ne successero di cose! Vado a memoria:  ricordo quando mamma si sdraiava nel lettone per riposare, in mezzo, proprio lì dove in seguito, spesso,  mi piaceva farmi coccolare. Io me ne stavo dolcemente rannicchiata nei tepori di quell’amaca fatta di mamma, mentre Richi mi sfiorava coi suoi, per delicatezza, si fa per dire, piedini! A volte sentivo insieme alle sue (di mamma) parole un solletico alla testa, era il tocco della sua mano ed io volevo avvicinarmi il più possibile a quei gesti d’amore; non vi dico Richi, che copiava ogni cosa e si voleva intrufolare dappertutto. Erano inevitabili certe piccole schermaglie tra me e lui. Ma che tempi ragazzi, che bei tempi!

Adesso che sono già grande, spesso ci ripenso e mi ritornano in mente, tra quelle che  conosco  queste frasi:

“Fu uno dei momenti supremi della mia vita. (…) Stagioni dell’Alcione, solstizio dei miei giorni. (…) Più sincero della maggior parte
degli uomini, confesso senza reticenza le cause segrete di questa felicità: quella calma, tanto propizia alle opere e alle discipline dello spirito, mi sembra uno degli effetti più belli dell’amore. E mi sorprende questa gioia così precaria, così raramente perfetta nel corso di una vita umana.”
(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)
REBECCA