Scelti per voi

Katherine Kressmann Taylor

DESTINATARIO SCONOSCIUTO

Rizzoli, 2000, pp.77, L.18.000

Il libro, che l’autrice scelse di firmare coi soli cognomi, è apparso nel 1938 sulla rivista americana Story, e poi nel 1939 come volume. La ripubblicazione è avvenuta a distanza di mezzo secolo negli Stati Uniti nel 1995 e a Parigi nel 1999, diffondendosi con buon successo nei paesi europei, Italia compresa. Il romanzo riporta la corrispondenza tra Martin Schulse, tedesco, e Max Eisenstein, ebreo americano, soci di affari in una galleria d’arte a San Francisco.

La vicenda ha inizio con il trasferimento a Monaco di Baviera del tedesco Martin e della sua famiglia nell’autunno del 1932, momento in cui la Germania gravava in crisi economica e agli albori della presa di potere hitleriana.

La corrispondenza tra i due amici e soci di affari continua fino all’inizio della primavera del 1934, e, con uno stile memorabile, sobrio e incisivo, rappresenta un osservatorio privilegiato per assistere al processo di adesione al nazismo della Germania e dello stesso Martin. Lo scambio epistolare rappresenta anche l’occasione per osservare l’intreccio tra l’interesse economico insito nell’appartenere al partito in ascesa e la forte carica seduttiva esercitata dalla personalità di Hitler, che invitava il popolo germanico a rialzare la testa e recuperare l’orgoglio perduto.

Il 21 Gennaio 1933 Max Eisenstein chiede all’amico: “Chi è questo Adolf Hitler che sta diventando sempre più potente in Germania? Non mi piace quello che sto leggendo su di lui.

Il 23 Marzo 1933 Martin Schulse manifesta ancora dei dubbi (“La gente non si nasconde più dietro la vergogna; ha ricominciato a sperare…abbiamo trovato una guida! Eppure a volte esito e mi chiedo: una guida che ci condurrà dove?), ma la lettera del 18 agosto 1933 sancisce ufficialmente la rottura dell’amicizia e l’adesione piena di Martin al nazismo (“Allora io sarei un liberale americano? No! Io sono un patriota tedesco…Che cosa vuoi saperne tu, che te ne stai lì seduto a sognare? Non hai mai conosciuto uno come Hitler: è come una spada sguainata. E’ come una luce accecante ma calda come il sole di un nuovo giorno. Insisto: non scrivermi più. Dobbiamo entrambi riconoscere che non andiamo più d’accordo.”) Ma la vicenda tra i due non è conclusa, aprendosi, invece, ad un colpo di scena finale. Max chiede aiuto a Martin per salvare la sorella, amante in passato di Martin,  rimasta in un Europa che diviene ostile e sempre più pervasa da un feroce antisemitismo. La reazione di Martin, divenuto membro del partito nazista, sarà crudele, favorendo lo spazio per un imprevisto ribaltamento dei rapporti di forza tra i due protagonisti.

E’ un libro breve (77 pagine), di grande interesse per ogni tipo di lettore. Colpisce per l’incisività della narrazione, che segna in
profondità il lettore, e per la trattazione di temi quali l’insorgere di un sentimento di tipo razzistico e la nascita di regimi dittatoriali, che mantengono una forte attualità. Questo libro ha il grande pregio, infine, di evidenziare come storia e società possano valicare il confine della coscienza intima soggettiva, condizionandone idee e sentimenti e ristrutturando una visione del mondo che può anche portare a sposare ideali di superiorità e giustificare lo sterminio delle razze “inferiori”. In questo senso, Kressmann Taylor offre una rappresentazione magistrale.

GUIDO BENZONI

EXPLORA LEVANTO

Guida turistica di Levanto “fatta da bambini, per i bambini”

con la collaborazione del Comune di Levanto

Assessorato Pubblica Istruzione

La presente pubblicazione rappresenta la fase conclusiva di un lavoro progettuale annuale, che ha visto coinvolte le scuole materne ed elementari del Circolo Didattico di Levanto.

L’obiettivo principale é stato quello di costruire una “guida turistica” del luogo “fatta dai bambini, per i bambini”.  Gli alunni, protagonisti del percorso didattico, hanno cercato di “raccontare” in modo originale il proprio paese ad altri bambini, nello specifico a quelli delle scuole coinvolte nella RETE del PROGETTO FIUME-MARE.

Daniel L. Schacter

ALLA RICERCA DELLA MEMORIA

Einaudi, Torino 2001, pp.396, L. 28,000

Il testo di Schacter evidenzia la crescente consapevolezza da parte degli specialisti di avere lavorato a lungo con un modello errato di memoria “paragonando i ricordi a dei file di computer che vengono immagazzinati ed estratti all’occorrenza”. Oggi é invece chiaro che “le istantanee delle nostre esperienze passate risentono del giudizio, anzi sono legate al significato, al senso e alle emozioni che quelle esperienze ci hanno offerto.”

Il problema del ricordo si lega a quello della memoria come un lavoro secondo un processo di codificazione e decodificazione soggetto a possibili distorsioni, e questo fatto non é secondario nel momento in cui si accede ad un ricordo: “i ricordi sono ricostruzioni immaginarie degli eventi passati. A plasmare l’esperienza del ricordo era tanto l’atteggiamento di chi ricorda – aspettative e conoscenza generale di quanto sarebbe dovuto o potuto accadere – che il contenuto di specifici eventi passati. Il processo di codifica può inoltre aggiungere informazioni al ricordo che provocano in seguito una rievocazione distorta. La conoscenza pregressa, che spesso collabora alla costruzione delle codifiche elaborative, può a volte insinuarsi nei nuovi ricordi, guastandoli. Ciò significa che i nuovi ricordi sono destinati a subire l’influenza dei vecchi, che li espone al fenomeno relativamente comune della distorsione”.

Da qui si vede come  “la comprensione del fragile potere della memoria non é un banale esercizio di curiosità intellettuale, ma é anche essenziale per capire gran parte delle questioni più avvincenti della nostra epoca”; Schacter si sofferma in modo particolare su quella sorta di epidemia sociale che ha colpito gli Stati Uniti negli anni novanta quando numerosi adulti sottoposti a trattamenti psicoterapeutici hanno ricordato orribili esperienze di abusi infantili, oppure sui falsi riconoscimenti da parte dei testimoni, ma il discorso potrebbe allargarsi alla storia orale come ha ben evidenziato nei suoi lavori Alessandro Portelli (ma su questo tema intendiamo tornare in un prossimo lavoro in modo specifico).

Ma se questo aspetto fragile affabulatorio della memoria ci distingue dalle macchine, esso é anche costitutivo della nostra identità attraverso la necessità di articolare storie coerenti in cui riconoscerci (si pensi alla dimensione mitologica della storia familiare nelle nevrosi messa in luce dalla psicoanalisi).

“…tre tipi di conoscenza autobiografica organizzati gerarchicamente. Il più alto comprende i periodi di vita, il livello intermedio comprende gli eventi generici, il livello più basso é riservato alla conoscenza specifica dell’evento. Questi tre tipi di conoscenza sono di solito presenti e si alternano quando le persone raccontano la storia della propria vita”.

La memoria non si pone allora come un’entità singola ma si possono individuare tre sistemi mnestici a lungo termine “la memoria episodica, che permette di rievocare episodi specifici del nostro passato, la memoria semantica, la vasta rete di associazioni e concetti che sottendono la nostra conoscenza generale del mondo e la memoria procedurale che permette di acquisire capacità e di sapere come si fa una cosa”.

Ma i problemi sorgono quando lesioni o gravi patologie devastano questa capacità danneggiando alcune delle aree cerebrali deputate a particolari funzioni mnemoniche. Il testo di Schacter é in questo senso illuminante descrivendo le funzioni delle aree con l’ausilio degli strumenti di indagine più avanzati. Pur rimanendo convinto Schacter che “la ricerca scientifica sia il modo più valido per scoprire come funziona la memoria”, é anche consapevole di quanto poco “l’esperienza soggettiva del ricordo” abbia interessato gli studiosi e di quanto altri campi abbiano saputo svelarci su essa.       (A.C.)