Scelti per voi

Thomas Kuhn

Dogma contro critica

Raffaello Cortina, Milano, 1999 pp. 246, lit. 59.000

Il testo raccoglie gli ultimi scritti dell’autore de La struttura delle rivoluzioni scientifiche, scomparso nel 1996. Il testo servirà anche a chiarire quanto Kuhn fosse estraneo e lontano da coloro che sostenevano che egli avrebbe auspicato che la filosofia della scienza diventasse parte della sociologia della conoscenza, come se la storia interna delle scienze, relativa cioè ai suoi contenuti reali, potesse essere sostituita da una storia esterna, tutta incentrata sui gruppi che la praticano e sull’ambiente sociale o economico in cui si trovano a operare.

Il testo di Kuhn propone una rivalutazione degli scienziati conservatori e in parallelo della rivoluzione delle idee che cambiano la pratica della ricerca, delineando una teoria del significato delle parole della scienza. Il saggio iniziale di Hoyningen-Huene permette di seguire tutta l’evoluzione del pensiero di Kuhn, un pensatore che ha cambiato il nostro modo di vedere la scienza, l’attività scientifica e i suoi problemi, a partire dal notissimo (e forse spesso frainteso) La struttura delle rivoluzioni scientifiche, di cui è fornito un lucido riassunto nel primo capitolo di questo testo (La funzione dei dogma nella ricerca scientifica, uno scritto di poco precedente ).

La ricostruzione del pensiero di Kuhn ad opera di Gattei fornisce le coordinate indispensabili per situare l’autore nel dibattito sulla filosofia della scienza, e la pubblicazione del carteggio con Feyrabend permettono di seguire questo dibattito rilevandone la portata etica. Portata etica da riprendere, anche in una rivista di pedagogia per cui il posto occupato dalla scienza, il ruolo che svolge, i significati che trasmette, potrebbero essere oggetto di un confronto utile a tutti i lettori.

(A. Cozzi)

David J. Chalmers

La mente cosciente

McGraw Hill

Nel testo di Chalmers la questione della coscienza come proprietà di un agente cognitivo si lega all’esperienza soggettiva di essere un agente cognitivo dotato di quelle caratteristiche. Quindi la domanda verte sul rapporto tra essere un agente cognitivo cosciente ed essere un soggetto di esperienza, e il dibattito si sposta dall’ambito scientifico a quello filosofico. E in ambito filosofico Chalmers traccia una geografia delle soluzioni e delle opinioni molto aggiornata.

Dal riduzionismo, che mira a spiegare l’esperienza soggettiva nei termini di qualcosa d’altro, identificandola con un certo stato cognitivo o neurobiologico. All’antiriduzionismo che nega che spiegazioni di questo tipo siano vere spiegazioni dell’essenza dei fenomeni coscienti, della loro valenza soggettiva, della loro natura di esperienze. All’eleminativismo, che concorda con l’antiriduzionismo nel riconoscere che non è possibile fornire una spiegazione scientifica dei fenomeni coscienti, ma da ciò non conclude che la visione scientifica del mondo è incompleta, quanto piuttosto che tali nozioni sono erronee o prive di significato.

Il tentativo di Chalmers è invece quello di collocare coscienza fenomenica e soggettiva in una stessa visione integrata dei mondo, e propone come centrale una distinzione tra mente psicologica e mente fenomenica, sottolineando come sia proprio l’esperienza soggettiva e qualitativa del mondo quella che crea problemi ad ogni tentativo di riduzione.

Meno convincenti appaiono alcuni aspetti presenti nella terza parte del testo, in cui Chalmers si avventura in ipotesi metafisiche che suscitano qualche perplessità, ma che derivano dalla necessità di rigore intellettuale senza cedere ad alcun compromesso. Ma su questa terza parte sta ai lettori esercitare una critica stringente, in un testo che si pone comunque tra i migliori e più aggiornati sul problema.

(A. Cozzi)

A cura di Lucia Carli

DALLA DIADE ALLA FAMIGLIA

I legami di attaccamento nella rete familiare

Milano, 1999, pp. 466, lit. 69.000

Dalle prime formulazioni di John Bowlby, la teoria dell’attaccamento ha conosciuto numerosi sviluppi e ha stimolato ricerche volte alla messa a punto di nuovi strumenti di misura. Il volume curato da Lucia Carli raccoglie i più recenti contributi che, in particolare, esplorano le possibili estensioni della teoria a fasi di vita e modelli relazionali diversi da quelli per cui era stata originariamente formulata.

La prospettiva e la sfida  che accomunano i vari autori sono infatti quelle di applicare i costrutti teorici e le metodologie nate per studiare la relazione diadica tra il bambino e il suo caregiver alla rete dei legami familiari in fasi diverse del coclo di vita. Di sfida si tratta perché tale operazione richiede, a livello della ricerca empirica, l’inclusione di un elevato numero di variabili e l’adeguamento degli strumenti di misura alla crescente complessità delle ipotesi prese in esame. A livello teorico comporta il ricorso a concetti e modelli esplicativi sviluppati in altri ambiti, quali la prospettiva sistemico-familiare e quella ecologica. Il rischio che s’intravede e che la sempre più sottile sfaccettatura del costrutto di attaccamento sfoci nella dispersione dei filoni d’indagine a cui ha dato origine, facendo perdere di vista la matrice teorica e metodologica che ne costituiva anche la ragion d’essere.

D’altra
parte, alcuni risultati delle ricerche presentate suscitano un particolare interesse, offrendosi anche come punti di confronto con altri ambiti d’indagine: si pensi alla rinnovata attenzione per il ruolo svolto dal padre nella formazione e nella modulazione dei legami d’attaccamento, o alle potenzialità di rinnovamento e revisione dei modelli relazionali infantili individuate nella fase adolescenziale e giovanile.

(L. Parmiani)

a cura di

Carmine Lazzarini

Dare nomi alle nuvole

Guerini Studio, Milano, 1999, pp. 220, lit. 34.000

Protagonisti di questa ricerca sono gli adolescenti, nel doppio ruolo di intervistati e di intervistatori: giovani prima invitati a compilare un questionario e poi a scrivere una sorta di pagina libera di diario segreto, per dire di sé; alcuni degli intervistati,  in qualche misura “formati” attraverso l’approfondimento di un proprio percorso personale, poi si fanno a loro volta ricercatori, intervistatori, sottoponendo ad altri giovani una intervista condotta secondo una traccia o reinterpretandola con una certa elasticità. La ricerca, condotta su diversi registri, quantitativi e qualitativi, è impostata su alcuni assunti pienamente condivisibili da chiunque si occupi di formazione nel senso più ampio, e non solo di ragazzi e adolescenti; ci piace ricordarne almeno due. Il primo, apparentemente lapalissiano,  è che i veri esperti di adolescenza sono proprio loro, gli adolescenti e che basta avere l’umiltà e la capacità di saperli interrogare per averne ampia descrizione e approfondimento. Il secondo è che se l’adolescenza viene spesso letta come metafora della difficoltà e della problematicità, come non comprendere che, in realtà si tratta della metafora della vita stessa, a prescindere dall’età? Il corollario evidente è che, per gli adulti, occuparsi dei giovani è, al di là di ogni altruistico interesse, niente altro che occuparsi di se stessi, della propria vita di adulti, dell’eterno interrogarsi sul senso della vita stessa. L’originalità della ricerca e la ricchezza di riferimenti agli studi psicopedagogici contemporanei non impediscono a Lazzarini ed ai suoi collaboratori di offrire una lettura piacevole e scorrevole anche al di là dell’intento scientifico. Interessanti anche le appendici dove vengono riportati gli strumenti della ricerca, il questionario, lo schema dell’intervista.

(S. Guida)