Scelti per voi – Cinema

di Henry Alex Rubin,

Disconnect

USA,. 2012

Produzione: LD Entertainment, Wonderful Films

Distribuzione: Filmauro

Scollegarsi da internet, questo avverte il titolo del film che spinge a staccare la spina dai sistemi di comunicazione elettronica prima che sia troppo tardi.

Invito a tenere in considerazione questo film; serve per mettere gli occhiali da vista davanti allo spettacolo di trasformazione radicale della natura dei rischi innescati dall’uso di internet. Lo consiglio anche per imparare a gestire con cura il mezzo elettronico senza farsi del male.

E’ un ritratto corale del mondo di chi predilige la socializzazione tramite internet a quella faccia a faccia. Non incontriamo neppure uno stralcio di contatto, di legame fisico, di corpi incrociati; solo comunicazione a distanza, le uniche che riescono a rimanere sempre accese, anche se non sempre funzionano, anzi. Visualizziamo in parallelo la storia di una coppia in crisi per la morte del figlio, di un adolescente sdraiato nella sua cupezza introversa, di un giovane avvolto dal suo narcisismo in vendita al mercato del sesso virtuale. In un crescendo di tensione, le esperienze spezzate di soggetti disconnessi dal mondo prendono forma e si incrociano senza volerlo: fidarsi troppo di chi sta dall’altro lato dello schermo è pericoloso, ci si fa male e alla fine qualcuno viene derubato di tutti i suoi risparmi, qualcun altro perde la propria dignità, e c’è pure che rischia la vita. Il senso di vuoto provato dai personaggi e lasciato in custodia a chi vede il film è pesante, fa avvertire senza mezzi termini i devastanti effetti di chi si affida al mezzo elettronico con leggerezza.

Non fidatevi troppo! Questo potrebbe essere il sottotitolo di un documento sociale che ha la sua importanza.

Propone, senza ridondanza retorica, una lettura spinta eppure non invadente delle condizioni di solitudine e di paura sociale della nostra generazione e di quella giovanissima che, per mezzo di internet, mette in scena ansie, vigliaccheria e malizia. Ma ancora una volta si arriva a pensare che la causa non è internet, la responsabilità è tutta umana. Molto graffiante e anche un po’ dolorosa questa sapiente panoramica su nuove forme di esibizione di antiche fragilità. Da vedere per riuscire a specchiarsi nel seducente e pericoloso mondo delle connessioni elettroniche.

di Marco e Antonio Manetti

Song ‘e Napule

Italia 2013

Produzione: Devon Cinematografica con RaiCinema

Distribuzione: Microcinema

Leggermente triste e densamente divertente questa storia che fa spazio ai giovani che hanno l’arte nel sangue e che di quell’arte vogliono vivere, senza compromessi. Ma come si fa a vivere senza compromessi? specie se la città che fa da sfondo è Napoli?

Come possono dei giovani personaggi mettere in atto meccanismi di sopravvivenza avendo alle spalle una cultura che oscura con la propria bellezza le vie che portano diritto all’obiettivo? I napoletani devono per forza andare a zig zag per sopravvivere, gli ostacoli che la storia mette in piedi sono complicati, derivano da situazioni socialmente e politicamente tristi. Secondo me questo film è da vedere, già a partire dai dodici anni, soprattutto per apprezzare un buon intreccio che coinvolge, in chiave originale, tutti gli elementi fondamentali della narratologia.

Allora dicevo che a Napoli, ritratta con scatti fotografici penetranti, ci sono i buoni, i meno buoni e i cattivi. Quelli della polizia inseguono quelli della camorra e lo fanno per mezzo di un gruppo di giovani provenienti dal mondo artistico. Un confetto dal sapore dolce amaro che mescola il genere poliziesco con il thriller e la commedia per una storia fatta di primi piani di paesaggi naturali e umani molto intensi. I protagonisti sono un cantante e un musicista che per caso si trovano insieme a presentare uno spettacolo di sound neomelodici a un matrimonio di gente camorrista, che nel film è ridotta a poco più di una macchietta. Per quelli che sono di Napoli, in particolare, non è un esercizio vacuo quello di rintracciare i luoghi comuni – inevitabili? – sulla napoletanità, perché l’esercizio spinge a riflettere sull’immaginario collettivo che vede la città come un cumulo di ignoranza, di furbizia e di bellezze sprecate. Ma all’orizzonte spunta anche un mondo creativo, intelligente, capace di coraggio, di legami. Una bella storia di amicizia e di amore di giovani sulla strada dell’autonomia, una strada che è raccontata attraverso più piste narrative. L’ingenuità e la malizia, il colore pastello e il colore sanguigno vanno di pari passo sul lungomare di una città che non smette di turbare. E alla fine, anche il protagonista, un pianista diplomato al conservatorio che, invece di suonare il pianoforte, fa il poliziotto, lui, quello più reticente al senso di appartenenza alla terra dove è nato, si metterà a dire: “Song ‘e Napule”. Da vedere per intrattenere lo sguardo davanti a una realtà sociale e culturale afflitta dalla violenza che però si lascia intrecciare alla poesia del mare e alla speranza di chi la lotta per sopravvivere la fa ogni santo giorno. Molto interessante e per niente banale.