Scelti per voi – Cinema

Scelti per voi – Musica

di Cristiana La Capria

di Cristiana La Capria

di Haifaa Al-Mansour

La bicicletta verde

Arabia Saudita, Germania, 2012

Fa venire voglia di conoscerla personalmente, la protagonista di questa storia, che è fresca di giornata, ancora umida di discriminazione contro le donne e le bambine di religione musulmana. Quello che accade in questo film accade in Arabia Saudita, e non solo.

Consiglierei vivamente di fare vedere questa fetta di poesia triste eppure vincente a studenti e studentesse dai 12 anni in su e, ovviamente, ai loro docenti perché possano annusare da vicino la discriminazione di genere ancora viva in molte parti del mondo. Per osservare la repressione che la cultura islamica impone a tutti i soggetti appartenenti al genere femminile, donne e bambine. Lei, la forte, ribelle della storia è una giovanissima di dodici anni che dimostra perseveranza e coraggio nell’immobile e schiacciante cultura della periferia di Riyāḍ, capitale dell’Arabia Saudita. Soffocata da usanze che le impongono di mascherarsi in pubblico con stoffe nere, che le vietano di toccare il Corano quando ha il ciclo mestruale, che spingono il padre a lasciare la madre e cercarsi un’altra moglie che gli dia un figlio maschio, lei tenta una via di fuga, vuole la bicicletta. Vuole proprio quell’oggetto bandito alle bambine che non possono, non devono pedalare. Ma lei se ne frega. Vuole gareggiare con il suo amico, vuole andare libera per le strade della città. Fa sforzi enormi per raccogliere il denaro necessario, si esibisce persino nella gara femminile di canto del Corano. E la vince. Alla fine la bicicletta gliela comprerà la mamma, con cui ha un forte e intenso rapporto d’amore. Le due, vincenti, si oppongono al potere costituito e affermano il proprio desiderio.

La storia è ben articolata, i primi piani sulla protagonista sembrano scattare una foto non solo ad una ragazzina ma al mondo che si riflette nei suoi occhi, pieno di vita, di insistente coraggio. Un film necessario.

Da vedere per reagire a tutte le oppressioni, macroscopiche e microscopiche, vissute in ogni parte del mondo dai soggetti femminili.

Questa recensione è stata pubblicata con delle variazioni sul sito www.raccontidiscuola.it

di Lorella Zanardo con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi

Il corpo delle donne

http://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E

Un fondamentale aiuto per leggere le forme delle immagini femminili che la nostra televisione ci propina a raffica.

Realizzato nel 2009, questo documentario procede attraverso un montaggio di sequenze di programmi televisivi, sia di intrattenimento sia di informazione, che deturpano il senso profondo del genere femminile.

Li riconosciamo i programmi, ci bombardano durante le ore più innocue, durante il mattino e il pomeriggio; sono programmi pronti a martellarci con quei cori di ragazze che agitano il didietro e tengono serrata la bocca, con quei corpi semivestiti che non hanno voce, svuotati di senso, di soggettività, di individualità. “Chi siamo?” chiede la Zanardo. Ci rendiamo conto che Striscia la notizia e La vita in diretta e Paperissima e Verissimo e Porta a porta e tanti e tanti programmi sfornati a iosa da Rai uno, Rai due, Canale cinque ci mettono, noi donne, dentro a una scatola che altro non è se non un “circo perenne”? Seni, cosce, glutei, bocche appena sfornati dalle sale di chirurgia estetica si offrono al davanzale dello schermo televisivo. E noi, spettatrici, dall’altro lato a ingoiare immagini che spezzano il corpo femminile in tante parti, le ingigantiscono queste parti fin nel dettaglio, come in un film porno. E noi? Cosa proviamo? Disgusto? Neppure un po’ di imbarazzo? E già, perché risulta che il 60% dell’audience è di sesso femminile, eppure non reagisce, non ha neanche un piccolo moto di risentimento nel vedersi rappresentata come la caricatura di un oggetto creato per soddisfare i desideri maschili. Sembra adattata, avvezza, assuefatta all’obbligo di essere bella secondo canoni che non ha scelto, in una corsa contro il tempo che insiste perché cancelli le rughe, gonfi il seno e le labbra, schiarisca le occhiaie. Questo pressing alla rincorsa della tumefazione volontaria del corpo e soprattutto del viso per sembrare più giovani non viene rivolto agli uomini. La “poetica della faccia” che indica i segni delle esperienze, delle emozioni, degli incontri, degli sbalzi e delle sorprese accadute nella vita viene azzerata, ridotta a meno di niente. La faccia non è più quella che mi faccio io, diventa una maschera rigida e tirata. E chi abbiamo di fronte? Ci piace la donna che vediamo allo specchio della tv ogni giorno? Ci piace che nostra figlia senta anche lei, come noi, l’assalto frontale di immagini che rubano, svuotano i soggetti femminili di uno sguardo e di un volere che le appartenga davvero?

Da vedere per contrapporre alle immagini deformanti del femminile le immagini di donne formate e informate diversamente.

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