Scelti per voi – Musica

Non voglio che Clara

L’amore fin che dura

Picicca, 2014, € 16,80

Virginiana Miller

Venga il regno

Ala Bianca, 2013, € 15,50

Davide Van De Sfroos

Goga e Magoga

Batoc67, 2014, € 19,90

Benmont Tench,

You should be so lucky

Blue Note, 2014, € 19,90

Faccio l’opposto di Penelope, sperando che qualcuno mi segua. La compagna di Ulisse disfaceva di notte, la tela che tesseva di giorno. Io provo a riprendere il discorso dall’ultima puntata. Parlavo  allora dei cantautori italiani, vengo ora ai gruppi. L’argomento si fa spesso o meglio alquanto imbarazzante. Per ragioni non foss’altro d’età e avendo anche altre cose da fare non si può che segua in maniera attenta e circostanziata la cosiddetta scena musicale emergente. Curioso qua e là, mi affido a qualche sentenza occasionale del mio pusher che, per la verità, neppure lui sa bene orientarmi su questo terreno. I suoi giudizi sono liquidatori, sbrigativi. Probabilmente eccessivi, ma condivisibili, per quel che mi riguarda. Sintetizzo il mio parere: ascolto cantautori italiani, mi è più difficile mostrare attenzione per i gruppi. Quelli che conosco, sicuramente poco o male, non mi piacciono. E già da un certo tempo…

Può darsi che una canzone o due mi colpiscono, ma nell’insieme… Più fumo che arrosto. Che siano gli Afterhours o i Marlene Kuntz o i Baustelle (il primo cd era bello, poi…) o i Modena City Ramblers, patetica e ridicola copia dei Pogues, o, che ne so, i Luf, avessero almeno un’idea loro…  O ancora , ad esempio, vengo a un gruppo come i veneti Non voglio che Clara, il loro ultimo cd si chiama L’amore fin che dura. Che noia! Supponenti, moralisti: la prima caratteristica non va senza la seconda. Versi del tipo: “…un libro in cui si confuta la tesi/del complotto”. Per favore. Voce strascicata del cantante, quasi un’eco del primo Alan Sorrenti, il tutto avvolto in una sorta di autocelebrazione narcisistica alquanto decadente che ne fa una sorta di D’Annunzio in versione pop.

Più vigorosi mi paiono i livornesi Virginiana Miller. Mi sono simpatici perché hanno spunti in cui volutamente lacaneggiano (il mitico oggetto a piccolo ) o sono particolarmente originali. Anche se l’originalità pare sia destinata a incarnare un imperativo kantiano per i gruppi, a costo di fondarla come una causa della loro ricerca artistica e non come un possibile, eventuale esito. I testi dei gruppi sono, da questo punto di vista, sintomaticamente esemplari. Detta volgarmente, se la tirano,  oscillando nella loro costruzione tra citazioni alte, snob e cadute, così, di lato, nella parolaccia o  nello squarcio, che ne so, iperrealista. L’effetto è, entro certi limiti, garantito, poi quando si capisce il gioco, ennesima ripetizione del famoso “épater les bourgeois”, la sua carica provocatoria si esaurisce. Diventa una recita, la riproposizione di un copione che si ripete sempre identico. Un manierismo stucchevole.

Se così è in generale, i Virginiana Miller sono tra le migliori band, nell’insieme, in circolazione. In Venga il regno non si astengono dal predicare o, altro esempio, di cantare in “Lettera di San Paolo agli operai”: “e credo in voi/ credo nel Partito Comunista/ e nei Pink Floyd…”. Insomma. Conosco personalmente (yum yum) il simpatico e colto musicologo a cui è stato dedicato il brano, ma…

Proseguiamo, ma finiamo prima con il nostro sciagurato Paese. I miei fedelissimi lettori sanno benissimo la mia devozione per il cantautore laghée Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfroos. Delusione massima per il suo ultimo cd, Goga e Magoga. Confezionato come un elegante oggetto di consumo che dovrebbe far dimenticare gli anni ruspanti ma creativi della gavetta, il cd assomiglia a una copia scadente dei precedenti lavori. Ciò che allora suonava fresco, autentico,  innovativo, espressione di uno sguardo e di un’interpretativa assolutamente non banale di un certo contesto culturale, qui appare al contrario come stereotipo, quasi che Davide volesse farci credere quello a cui nemmeno lui sembrerebbe credere. Simile agli spettacoli per i turisti che si organizzano per succhiar denaro a visitatori. La sua raffigurazione in copertina tradisce un’imbarazzante somiglianza con Formigoni. Mah… Si è montato la testa? Boh! Yanez, il cd precedente, ancora teneva, bello, ma non straordinario. Ma con Goga e Magoga si tocca il fondo. Mi spiace dirlo, ma non una canzone lascia il segno.

E quindi? Che ci resta? Un piacevole cd di Benmont Tench, tastierista di Tom Petty, You should be so lucky. La canzone che dà il titolo all’album assomiglia a un brano yé yé rivisitato, una roba alla Rita Pavone in salsa rockeggiante. Niente male, anche se il pezzo che preferisco è quello che apre l’album e cioè “Today I took your picture down”. C’è anche una sentita versione di “Corrina Corrina” di sua Bobbità, Voto finale: sette.