Scelti per voi – Musica

 

Luf, Massimo Priviero

Terra e pace

PSP, 2014, € 16,20

 

Renato Franchi, Orchestrina del Suonatore Jones

Le stagioni di Anna Frank

1st Pop, 2014, € 14,90

 

Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Max Gazzè

Il padrone della festa

Columbia, 2014, € 18,90

 

Damien Rice

My favourite faded fantasy

Warner Music Ireland, 2014, € 19,90

 

Onore al bravo Pino Daniele. Leggendo le notizie della sua morte sono rimasto colpito dal venire a sapere che durante i funerali del cantautore napoletano dei ladri pare siano entrati nella sua villa in Maremma per rubargli le sue chitarre! Che tristezza, che tristezza che si aggiunge al lutto! Cosa sono, come sono gli esseri umani! Meteore di luce e oceani di buio… Basta leggere un giornale, aprire un libro di storia e… Già, la storia, un’ossessione che ritorna, si ripete, più ci sforza di dimenticarla… Bene, dunque, il cercare di non farlo.

Un gran bel disco, in proposito, è Terra e pace. Sottotitolo dal sapore inevitabilmente marqueziano; “1915-2015 Cent’anni di gratitudine”. Lo suonano e lo cantano i Luf con Massimo Priviero e ripropongono canzoni della prima guerra mondiale. Il cd è toccante e lo consiglio di tutto cuore, non ne rimarrete delusi. A suo modo, è un cd che trovo necessario, di questi tempi. Per ricordarci chi siamo, da dove veniamo, il dolore delle generazioni che ci hanno preceduto. I Luf non sempre, in passato, mi hanno convinto. Un’immagine forse eccessivamente provinciale che fatica a prendere un respiro più ampio, una mancanza di personalità analitica che li rende sempre troppo simili a qualcun altro nella loro produzione, da Van De Sfroos a Guccini, giusto per fare qualche nome. Questa volta invece paiono sul pezzo, come si suole dire. Meno confusi e in cerca di un’identità. Il contribuito di Priviero gli fa bene, gli assicura grinta e determinazione.

Un ottimo lavoro è anche quello di Renato Franchi e l’orchestrina del suonatore Jones. Il titolo è Le stagioni di Anna Frank. Tracce nella memoria. Da una guerra a un’altra, da un orrore a un altro. Dalla prima guerra (occorre precisarlo) mondiale, perché di certo non era affatto la prima (magari lo fosse!), lo fosse alla seconda. Da Gorizia a Auschwitz, il fiume di sangue continua a scorrere. Renato Franchi e il suo gruppo ripresentano anche loro canzoni che affrontano il tema dell’umanità del dolore e della crudeltà degli esseri umani. Passando dai Luf a Renato Franchi è il nostro Novecento che si dispiega come un quaderno aperto, sarebbe un viaggio interessante nella storia che qualche scuola potrebbe effettuare. Lancio la proposta, sperando che qualche anima curiosa la possa recepire. Potrebbe essere un modo accattivante di far conoscere le vicende che hanno dato forma alle nostre radici attuali e per mostrare, nel contempo, di cosa una canzone può essere capace.

E poi? Fabi, Silvestri e Gazzé si sono messi (musicalmente, preciso!) insieme. Perché? Per motivazioni artistiche o economiche ? Guai a pensar male! Il cd che hanno partorito si chiama Il padrone della festa. Insomma, l’insieme non è superiore alla somma delle parti. Niente di particolare, insomma. Sei più, per incoraggiamento. Per definirlo ricorrerei a un aggettivo che detesto e cioè “carino”. Manca di forza, di carattere. Piuttosto scontato, alla fine, nonostante il tono piacevole, leggero. Persino un po’ troppo monotono. Prendo qualche verso che mi piace da “Il dio delle piccole cose”: “Io spero che esista anche un dio delle piccole cose/ che sappia i silenzi mai diventate parole/ che sappia i gradini di pietra, le estate scoscese /quel nome che hai proprio lì sulla lingua e non viene/”. Noiosa “L’avversario” che vorrebbe essere autoironica. Mah…

Bruttino, ma è questione (oltre che di gusti) di pelle. Marianne Faithfull, ex musa di Mick Jagger, bellissima e irrimediabilmente persa, ha prodotto l’ultimo cd. Titolo: Give my love to London.

Io, è un mio limite, non riesco a sentirla, la sua voce mi irrita, la trovo sgradevolissima. Che devo farci? Magari a voi piace… nell’album c’è anche una cover del grandissimo Cohen e cioè “Going home”. Io, però, insisto, proprio non ce la faccio…

Vengo alla fine, alla sorpresa che conclude. Una sorpresa, ovviamente, relativa, perché tra i miei fidatissimi e sgamatissimi lettori (ce ne sarà mai qualcuno?) ci sarà di certo chi lo conosce. Lui d’altronde è bravissimo. Si tratta di Damien Rice, il suo cd My favourite faded fantasy mi ha creato dipendenza. Non smetto, contrariamente a Marianne, di ascoltarlo. Bellissimo, malinconico, intenso. Vi stregherà. Un capolavoro, a mio parere.

Ps: a proposito, e non aggiungo altro, dopo un’attesa durata mezzo secolo sono usciti i mitici Basement tapes, le registrazioni fatte in casa da sua bobbità, cioè Dylan, con la Band. Buscadero scrive: una benedizione. Insomma, ci siamo capiti… Bob è Bob, attendiamo cosa riserva alle canzoni del vecchio Frank (Sinatra)… Dovrebbe essere il suo prossimo cd. Bob ne sa e ne fa una più del diavolo!

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