Scelti per voi – Musica

Scelti per voi – Musica

Allah-Las

Allah-Las

Innovative Leisu, 2012, €16,90

Avett Brothers

The carpenter

Universal International Music, 2012, € 19,30

Francesco De Gregori

Sulla Strada

EDEL, 2012, € 15,00

Paul Buchanan

Mid air

Newsroom Records, 2012, € 16,90

Metto il cd sul lettore, inizia a suonare. Sogno o son desto? Una ventata d’aria fresca emana subito dalle prime note. Mi chiedo cosa stia succedendo. Cerco istintivamente, quasi una difesa, di fare in fretta il punto della situazione. Perché quel che ascolto non è esattamente nulla di nuovo, per quanto mi arrivi come un’insperata botta di vita, come un generoso afflato di giovinezza. E’ quella musica che mi riporta indietro negli anni, ai mitici sixty? Sono i ricordi che mi ricattano o sono quei brani che, per loro intrinseca vocazione, mi schiudono inediti orizzonti emotivi? Ha ragione il mio pusher di fiducia, mi ha venduto il cd per liberarsene, me l’ha detto. Continuava a sentirlo, come fosse una droga. Non riusciva più a smettere. Così, me la ceduto e mi ha contagiato. Avete presente i Byrds? Sound pressoché identico, stesso uso di chitarre e cori… Sia come sia, come dicono i francesi, l’effetto è piacevolissimo. Loro sono gli Allah-Las, non so bene cosa c’entri e se poi c’entri il dio dei musulmani, ma non credo. I suppose. Allah-Las è anche il titolo del cd.

Stimolante, decisamente. Ma se si vuole salire più in alto, toccando le punte di una dolce, molto dolce e sensibile lievità, per nulla superficiale o di maniera, ecco un cd quasi perfetto, baciato da un meritatissimo successo. Si tratta di The carpenter degli Avett Brothers. A metà, azzardo, tra CSN&Y, West Coast e Belle and Sebastien… Include quella che più d’uno ha considerato come la miglior canzone dell’anno, intendo il 2012: “Live and die”. Insomma, scelta sicura, non ve ne pentirete, caso mai potreste soffrire d’assuefazione.

Belli e ruspanti, gli Allah-Las e gli Avett Brothers, giovani e baldanzosi quel tanto che basta e suggestiona. Più deludente, invece, la categoria “Toc, toc… Vai a vedere chi è tornato…”. Qui, la faccenda si complica, si fa involuta. Ragioniamo. Cosa può spingere un autore già celebre e un po’ stagionato a pubblicare un nuovo cd? Le motivazioni possono essere molteplici o, forse, no, non escluse quelle di natura economica o, peggio ancora, narcisistiche, le più insidiose e incontrollate, quelle cioè che non hanno prezzo. Ma a noi, tutto questo non importa, almeno in questa sede. Ci interessa il prodotto. E lì, casca l’asino. Perché ti chiami Dylan o Cohen o altrimenti rischi di fare il verso a te stesso, scivolando nel ripetitivo o nel patetico stile “vecchia gloria”. Ma chi può  giudicare? O chi, invece, può o sa fermarsi?

Ricordo che mia sorella era solita prepararmi, anche quando non era stagione, una spremuta d’arance, strizzatissima, ottenuta con un notevole dispendio di agrumi, ma che risultava alquanto insapore. Non era più tempo, ormai, e il cospicuo numero di frutti utilizzati non garantiva della bontà del risultato. Il ricorso allo zucchero non apportava soddisfacenti migliorie. L’ardito apologo serve solo per menzionare due cd che proprio non mi hanno entusiasmato, nonostante l’indubbia statura artistica dei loro interpreti. Il primo è il disco di Francesco De Gregori, detto “il principe”, un grande in assoluto della canzone d’autore italiana. S’intitola Sulla strada, titolo poco credibile,  omaggio (forse) al sopravvalutato Kerouac, in passato il nostro aveva effettuato un’operazione del genere con Salinger… Qualcuno, non rammento più chi, aveva ironizzato sulla sua presunzione, ma pazienza… Il cd è stato lodato da una critica musicale un po’ di parte, prevenuta in un senso positivo nei suoi confronti, quella salottiera, politicamente corretta, supponentina e presuntuosetta, quasi una lobby… Sarà, ma il cd non aggiunge proprio nulla all’arte del cantautore romano. Gran mestiere, ma il tutto suona spesso scontato e sembra di risentire le sue vecchie canzoni. Tra le nove che, invece, compongono il disco scelgo “Belle époque”. Amen.

Il secondo cd della serie è quella di Lucinda Williams. Rockeuse senza pari, sulla scena mondiale.

Avete presente il suo Car wheels on a graved road? Se no, andate a sentirlo, scaricatelo, fate qualcosa, perdinci… In America, e non solo, è famosissima, qui da noi, molto meno, ma noi siamo gente da Sanremo o “X factor”, per intenderci. Prima si diceva fosse più inquieta, così vociferano i più informati, poi si è accasata con un produttore e ora… World without tears, un modo senza lacrime, beata lei, è quel che ci regala. Anche qui, nulla di male, la classe non è acqua, ma la noia, dopo un po’, mi sovrasta, come uno sprovveduto emulo dell’irraggiungibile Leopardi.

Arrivederci, dunque, alla prossima? No, un attimo. Come nel finale a sorpresa di un canovaccio dall’aria apparentemente scontata, ecco la perla, la vera perla. Un disco malinconicamente delizioso, toccante. Pensate alla notte, a una tristezza che vi culla, nella vostra solitudine, o a una tenerezza che vi passa sotto la pelle, come un calore profondo, nell’abbraccio con una persona che amate. Fuori è buio, cioè è il momento in cui furore insensato del mondo sembra avere una tregua e la vostra anima pare domandare una sospensione del tempo per potersi inventare una casa, un luogo invisibile in cui perdersi e, nel contempo, ritrovarsi, senza mai, e poi mai, riuscire a fare né l’uno né l’altro. Lasciatevi coinvolgervi, non ve ne pentirete. Il disco, semplicemente meraviglioso, si chiama: Mid air. Lui, il suo interprete, il poeta artigiano: Paul Buchanan.

Angelo Villa