Sentimenti in regola

Il nostro ordinamento giuridico non prevede alcun diritto formalmente riconosciuto e giuridicamente tutelato degli ascendenti a mantenere rapporti con i propri nipoti, prescindendo o addirittura in contrasto con la potestà dei genitori. E sul punto si può rilevare l’esistenza di un’ampia giurisprudenza (da ultimo tribunale di Messina, 12 giugno 2001).

In particolare la Suprema Corte (Cass.Civ, sez. I, 28.9.1998, n.9606, in Fam. Diritto 1999, I, p.17), coerentemente con altre pronunce analoghe (cfr.Cass. 24.2.1981, n.1115 in Foro it. 1982, I; Cass.17.1.1996, n.364 in Fam. Diritto 1996, p.277), pur avendo sottolineato l’importanza dei valori familiari di cui all’articolo 29 della Costituzione, ha chiarito come non vi sia nel nostro ordinamento la possibilità di una tutela diretta dei nonni nei confronti del genitore esercente la potestà genitoriale sul minore.

La potestà può essere limitata solo in relazione all’interesse del minore a mantenere rapporti con i propri parenti, qualora il comportamento ostativo dei genitori sia di pregiudizio a una sua corretta crescita (la quale comprende la possibilità di relazioni affettive sia nell’ambito familiare sia in quello extra-famigliare).

E infatti la famiglia tutelata dalla Costituzione non è quella della c.d. famiglia allargata, ma solo quella della famiglia nucleare composta da genitori e figli (Corte Cost. n.55/79; n.82/74; n.50/73; n.79/69).

Anche le norme sull’adozione (artt. 8, 10, 11, 12, 15 Legge 184/83), che riconoscono la possibilità di un intervento diretto dei parenti, pongono sempre la posizione di ascendenti e collaterali come subordinata e sussidiaria rispetto a quella dei genitori, in un estremo riconoscimento dei vincoli di sangue, ma dovendosi sempre e comunque valutare la loro idoneità a surrogare i compiti genitoriali e l’interesse preminente del minore.

Ad evitare indebite ingerenze nella famiglia nucleare da parte degli ascendenti, anche qualora tenuti all’obbligo alimentare in caso di indigenza dei genitori, il nostro ordinamento prevede altresì che il dovere di mantenere i figli da parte dei genitori incombe direttamente su questi ultimi e non è delegabile a terzi.

E infatti, solo se i genitori non sono economicamente in grado di adempiere ai loro doveri, gli ascendenti legittimi o naturali sono tenuti a fornire direttamente loro i mezzi necessari per provvedervi (art. 148 c.c.).

E’ quindi con il ricorso al Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza del minore che i nonni (o anche altri parenti) possono richiedere al giudice di provvedere ad una regolamentazione dei rapporti con i nipoti nel contrasto con i genitori.

Il giudice provvederà non tanto perché i nonni abbiano in quanto tali un diritto di visita autonomo e generale, bensì valutando quale sia in concreto l’interesse del minore.

Bisognerà quindi accertare se quel determinato bambino potrà subire una lesione del suo diritto ad avere relazioni stabili con la famiglia allargata a causa del comportamento ostativo dei genitori, dei quali in caso affermativo dovrà limitarsi parzialmente la potestà sotto questo profilo.

E’ evidente che giungono all’attenzione dei tribunali solo i casi estremi, dove i rapporti intergenerazionali sono giunti ad un livello di grave tensione e ingestibilità, tanto da portare a rotture totali degli incontri tra nonni e figli o ad incontri molto limitati.

La normalità, infatti, che consiste nel mantenere ciascuno il suo ruolo e la sua funzione nel rispetto reciproco, non richiede alcun intervento giudiziario.

Così come non richiede alcun intervento giudiziario l’affido consensuale temporaneo o anche duraturo dei nipoti ai nonni ovvero ad altri parenti entro il quarto grado, essendo del tutto legittimo in base a quanto disposto dalla legge 184/83.

Peraltro può succedere che vi siano, già presenti, difficoltà di rapporto tra genitori, poi diventati nonni, e figli a loro volta divenuti genitori, che influiscono negativamente sulla terza generazione.

Mi riferisco, ad esempio, a quei casi di genitori intrusivi e controllanti che impediscono psicologicamente ma anche nei fatti ai figli, ormai adulti, di essere autonomi e di svolgere il loro compito genitoriale senza indebite interferenze e controlli.

Da preziosi strumenti di saggezza e sostegno, quale nella gran parte dei casi sono i nonni, essi, singolarmente o in coppia, divengono invece elementi a volte di grave disturbo per il nuovo nucleo famigliare formato dai loro figli.

Volendo fare una casistica, ancorché sommaria, dei casi più frequenti di ricorso, devo rilevare che in genere è la nonna a rivolgersi al Tribunale per i Minorenni chiedendo o un ripristino dei rapporti interrotti con il nipote o una precisa regolamentazione.

Le cause dei dissidi possono essere le più varie, ma in genere ciò avviene a causa di contrasti insorti con la stessa figlia o con il genero, perché vi è un tentativo contrastato della nonna (o dei nonni) di svolgere in prima persona funzioni genitoriali sostitutive rispetto a quelle dei genitori, dei quali si criticano scelte, orientamenti educativi a volte in modo pesante se non addirittura con tratti di persecutorietà.

Un’altra ipotesi non infrequente è quando il proprio figlio è deceduto e il genitore superstite si è formato una nuova famiglia.

In questi casi sovente i nonni non riescono a superare e/o rielaborare il lutto conseguente alla perdita del figlio e ad accettare che il genero o la nuora si siano trovati un nuovo compagno ed abbiano iniziato una nuova vita.

Allora i contrasti possono divenire molto accesi, con pesanti recriminazioni ed accuse rivolte all’ex coniuge del proprio figlio defunto, con gravi interferenze nella vita del nipote, del quale l’ascendente rivendica in genere un’appartenenza esclusiva al nucleo famigliare originario e dal quale pretende una negazione di rapporti con il nuovo genitore sostitutivo.

Anche in caso di separazione tra i genitori può avvenire un rallentamento dei rapporti con l’ascendente del genitore non affidatario tale da necessitare un ricorso al tribunale. Questa ipotesi peraltro non è tra le più frequenti e trova in genere composizione in sede di separazione.

Nell’affrontare questi casi il giudice minorile di regola convoca preliminarmente le parti, tentando una conciliazione che
molto difficilmente riesce, perché è evidente che il fatto di rivolgersi al giudice già sottende un conflitto acceso. Vengono quindi incaricati i servizi sociali e specialistici del territorio di svolgere un’inchiesta psico-sociale, valutando altresì l’ipotesi di un lavoro di mediazione tra le parti e un tentativo di regolamentazione provvisoria dei rapporti.

All’esito dell’indagine il tribunale decide se accogliere il ricorso degli ascendenti e stabilire una modalità adeguata di rapporto oppure se rigettare il ricorso nei casi in cui si sia verificato che il mantenimento dei rapporti con i nonni non solo non sia di alcuna utilità per il benessere del minore, ma anzi sia per esso di pregiudizio.

Analogamente si procede nel caso in cui vi sia una richiesta dei nonni di avere in affido il nipote sul presupposto dell’inidoneità dei genitori a svolgere il compito genitoriale e il rifiuto di questi a delegarlo agli ascendenti.

In questi casi l’indagine psico-sociale da svolgersi attraverso i servizi territoriali, ovvero anche attraverso una consulenza tecnica di ufficio, è indispensabile per valutare le capacità genitoriali di nonni e genitori medesimi e la natura delle relazioni intercorrenti tra i componenti della famiglia, ivi compreso il minore conteso.

La contesa è infatti già di per sé un elemento di rischio per il benessere emotivo del minore sia che abbia nei genitori validi riferimenti sia che questi siano effettivamente carenti nelle loro funzioni genitoriali.

Il conflitto sottende infatti spesso rapporti patologici tra genitori e figli e, qualora questi fossero di particolare gravità e non dovessero essere risolvibili con gli interventi opportuni, la soluzione dell’affido a terzi appare a volte quella più rispondente alle esigenze di un’armonica crescita del minore.

Consigliere della Corte d’Appello di Milano

Segretaria della sezione Milanese dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia (AIMMF)