Si nasce sempre (almeno) due volte

Il linguaggio e la sessualità

Il nostro rapporto col corpo non è un rapporto naturale, immediato, prelinguistico, ma un rapporto strutturalmente complicato dal linguaggio

1Essenzialismo  e costruttivismo

Un dibattito ormai storico ha investito e investe il problema della costituzione della sessualità umana. Essa è il prodotto dell’educazione, dunque delle leggi della cultura e del linguaggio, oppure esiste una sorta di orientamento anatomico della sessualità, costitutivo, definito primordialmente, in anticipo sull’azione pedagogica dell’educazione? Questa alternativa è stata sinteticamente definita come opposizione tra una opzione costruttivista ed una opzione essenzialista. In realtà si può facilmente constatare i limiti dell’una e dell’altra in quanto se il costruttivismo rischia l’idealismo poiché non tiene conto del reale del sesso, l’essenzialismo rischia a sua volta di scadere in un ontologismo di fondo che non tiene conto delle determinazioni storico-sociali e culturali entro le quali il sesso è inevitabilmente preso. Nella prima prospettiva il soggetto si presenta come un vuoto, una tabula rasa che si riempie di contenuti solo a partire dalle determinazioni dell’Altro del linguaggio, mentre nella seconda si presenta come un tutto pieno, già costituito, come un’essenza, appunto. Judith Butler, caposcuola del femminismo nordamericano più radicale, ritorna su questo dilemma quando si chiede:

“E’ il soggetto che decide il genere o è il genere che decide il soggetto? Ma come è possibile allora salvaguardare la scelta soggettiva dalla “trappola del determinismo culturale”?1

2. Middle sex

“Il sesso è biologico, il genere è culturale” insegna, piuttosto ideologicamente, Zora, eponente radicale dell’ideologia “genders”, a Call-Calliope protagonista di Middle Sex di Euginides. Questo intrigante romanzo racconta la storia di un soggetto che nato anatomicamente maschio si scopre tale solo all’epoca della pubertà mentre sino ad allora era stato considerato ed educato come una femmina. Call-Calliope è dunque un “caso clinico” paradigmatico che permette di problematizzare sia la supposta naturalità anatomica del sesso, sia la solidità della costruzione culturale del genere.

“Nella misura in cui gli ormoni fetali influiscono sulla chimica celebrale e sull’istologia io ho un cervello maschile. Però sono stato allevato come una femmina. Se si volesse mettere a punto un esperimento di misurazione delle influenze determinate dalla struttura cromosomica e dal contesto ambientale, non si potrebbe escogitare niente di meglio della mia vita” afferma Call-Calliope nelle prime pagine di Middle sex2.

La vicenda è, dunque, quella di un soggetto (Calliope e Call) “nato due volte”: “bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskej, nel Michigan”.

Il sesso del protagonista viene infatti “frainteso” alla nascita dallo sguardo anziano e offuscato del medico di famiglia e definito oggettivamente come femmina: è questo il momento della nascita di Calliope. Da allora sino alla pubertà Calliope, dal corpo anatomico latente di maschio, viene educata e cresciuta come se fosse una femmina. Solo in seguito alla tempesta puberale la verità anatomica di questo corpo potrà esibirsi effettivamente: è il momento della nascita di Call. Ma tra le due opzioni, operarsi chirurgicamente per preservare l’essere stata una femmina oppure sfuggire all’operazione per provare a soggettivare in modo nuovo la verità mascolina del proprio corpo, Call decide per la seconda e sacrifica Calliope. E’ questo il tempo effettivo della scelta soggettiva del sesso che urta nei confronti di ciò che era stato prodotto dall’educazione.

In questo intrigante romanzo di Eugenides ritroviamo per intero il problema della soggettivazione della sessualità così come Lacan lo affronta nella sue formule della sessuazione3. Lo schema lacaniano della sessuazione è in effetti animato da un’operazione teorica di fondo: provare ad interrogare la sessualità umana a partire dalla centralità della soggettivazione del sesso più che dalla sua declinazione naturale (essenzialista) o ideologico-culturale (costruttivista). Il problema radicale di Call-Calliope, protagonista ambigua della saga di Middle Sex, è infatti quello di trovarsi confrontata alla possibilità
radicale e vertiginosa di “rifiutare la propria natura”. Questo problema attraversa interamente la vita di Call-Calliope a partire dal cambiamento puberale del corpo che accende in modo inequivocabile il conflitto tra il corpo-culturale (il corpo di Calliope è stato fabbricato dall’educazione familiare e dalle leggi della cultura come un corpo di donna) e il corpo-naturale (il corpo di Call è anatomicamente, dalla nascita, un corpo di uomo). Ma la possibilità di rifiutare la propria natura – la possibilità di “nascere due volte” –  non è forse una definizione pura della libertà umana? Non definisce forse l’essere stesso del soggetto umano come tale? Non è forse, per certi versi, l’essere umano sempre  rifiuto della propria natura – antiphysis radicale –  poiché il suo è un essere senza identità, senza coincidenza, strutturalmente diviso, dunque destinato a nascere più volte? Non si nasce, dunque, sempre due o più volte?

In Call-Calliope questo rifiuto della natura assume il carattere di una scelta drammatica. La sfasatura tra linguaggio e anatomia emerge nell’epoca della pubertà, ovvero nell’epoca dove il reale del corpo pulsionale esprime la sua forza contro ogni argine simbolico-imamginario. La forma apollinea, il “faccino luminoso di bambina con una massa di riccioli” si trasforma dionisiacamente in qualcosa di “sinistro e satirico” che in modo angosciante “prende possesso” di quella faccia4. Sarà non a caso un trauma, un incidente imprevisto, un urto contro un trattore, a rivelare allo sguardo attonito del chirurgo del pronto soccorso che deve cucire le ferite provocate da questo incidente, la presenza dei genitali maschili nel corpo apparentemente femmineo di Calliope. Per la psicoanalisi il compito dell’adolescenza è quello di rettificare o ribadire la scelta della sessuazione infantile. La dimensione critica dell’adolescenza consiste in questa prova che la pubertà impone al soggetto: rettificare o ribadire la scelta infantile della sessualità? Dove però la garanzia degli Ideali familiari non è più sufficiente ad orientare il soggetto che si trova così più esposto – senza l’ausilio protettivo dell’Ideale familiare-genitoriale –  al confronto con il reale della pulsione.

Sarà per difendere la parte maschile di sé che Call-Calliope si separerà dal discorso della scienza impersonificata dal “luminare” liberal Dott. Peter Luce, il quale, militando nell’ambito dell’ideologia del “gender”, vorrebbe sacrificare la genitalità fallica di Call per far continuare a vivere Calliope cresciuta sino alla pubertà come una femmina. Il dottor Luce di fronte al dilemma tra natura e cultura non ha dubbi: si sacrifichi la natura e si preservi la cultura, dunque si estirpi  chirurgicamente l’organo estraneo. Poiché:

“nonostante la presenza di uno stato cromosomico maschile, rispetto al linguaggio, comportamento e abbigliamento, il soggetto ha identità e ruolo di genere femminile. Con questo risulta chiaro che più degli elementi genetici è il modo in cui si viene allevati a determinare l’identità sessuale”5

Ma Call, in realtà, problematizza la rigida opposizione ideologica tra natura e cultura. C’è qualcosa della natura, una sorta di resto intrattabile, che sembra non rispondere al trattamento simbolico della cultura. Call rivela, infatti, che la soggettivazione del sesso risponde ad una presa di posizione eticamente insondabile. Egli decide di non seguire il destino di Calliope – destino che coincide con il desiderio dell’Altro (al momento della sua nascita il suo destino nel desiderio del padre era quello di essere assolutamente una bambina6) – ma di assumere la propria identità maschile anche se in contrasto con ciò che l’Altro aveva fatto di lui. In altre parole la scelta di Call si ispirerà al criterio fallico di difendere ciò che ha (il fallo appunto) senza avere il sentore di avere.

La vicenda di Call-Calliope è intrigante perché mostra come la pulsione – pur essendo fabbricata dal linguaggio – si mantenga per un altro verso irriducibile ad esso. Questo secondo giro che il soggetto è tenuto a fare sul proprio sesso concerne la costituzione etica della soggettività come tale. Call, rifiutando l’operazione chirurgica dell’evirazione voluta dal discorso della scienza e finalizzata a far esistere Calliope, a confermare la sua sessuazione femminile, decide per la separazione radicale dalla domanda dell’Altro familiare. Non è infatti un caso che il padre di Call-Calliope muoia proprio durante la fuga di Call e la sua odissea nei meandri più torbidi del mondo maschile, transessuale e gay. Come dire che nemmeno la Legge del Padre può garantire lo statuto precario dell’esistenza e del sesso.

3. Al di là dell’anatomia e dell’educazione: la scelta soggettiva del sesso

Possiamo così, attraverso la vicenda-paradigma di Call-Calliope, distinguere tre tempi differenziati della sessuazione che mostrano quanto essa sia irriducibile sia all’educazione che all’anatomia.. Il primo è quello della differenza anatomica naturale. E’ questo il tempo della biologia. La tecnica medica e la scienza biologica esercitano in questo tempo primo il loro dominio incontrastato. Sebbene questo reale biologico non sia un’essenza, l’anatomia sembra imporsi risolutamente sul soggetto come un vero e proprio destino e la sua significazione soggettiva può avvenire solo retroattivamente.  In questo primo tempo, almeno nella vicenda di Calliope, lo sguardo della scienza non è preciso. Il vecchio medico di famiglia non vede bene, non nota, con la dovuta scaltrezza clinica, che i genitali maschili di Calliope ci sono anche se nascosti allo sguardo dell’indagine medica. Sarà, come abbiamo visto, solo la pubertà a fare luce sul sesso di Call: a quel punto lo sguardo della scienza non può più sbagliarsi nel cogliere ciò che si presenta come un’evidenza.

Il secondo tempo della sessuazione soggettiva è il tempo dell’Altro. Il nostro rapporto col corpo non è infatti un rapporto naturale, immediato, prelinguistico, ma un rapporto strutturalmente complicato dal linguaggio. E’ infatti il linguaggio, come insegna Lacan, che sovverte ogni pretesa naturalità del corpo. In questo senso la prospettiva lacaniana è radicalmente anti-essenzialista: non c’è un’essenza, un predicato ontologico, in grado di distinguere il maschile dal femminile. Come insegna il caso di Call-Calliope la differenza sessuale appare originariamente tracciata dall’Altro familiare che, prima di ogni altra cosa, esige che il nuovo nascituro sia una femmina:

“Non m’importa se è un maschio”, disse mia madre. “Davvero. Purchè sia sano, con dieci dita delle mani e dei piedi.” “Che discorsi fai? Stai parlando di mia figlia”7.

Il discorso dell’Altro forza così il sesso anatomico in certi campi semantici, gli attribuisce una significazione che non è però ancora la significazione del soggetto. L’organo sessuale viene trasfigurato in un significante. Il reale biologico appare interamente ricoperto dal desiderio dell’Altro, che  tende a porre il soggetto su un versante o sull’altro della sessuazione. Per questo Sartre ha avuto modo di dire giustamente che ciascuno di noi “nasce come oggetto” ed ha “l’avvenire degli Altri”8. Calliope-Call è voluta e desiderata dagli Altri come bambina. Dal punto di vista clinico questo secondo tempo, il tempo dell’Altro, è il tempo di una determinazione decisiva: c’è stata o meno significazione fallica? Ovvero: la metafora paterna, l’azione della Legge edipica, è stata o meno operativa? Il desiderio dell’Altro è stato adeguatamente simbolizzato? Il Nome del Padre ha sbarrato sufficientemente il godimento materno, ha separato il soggetto  dall’identificazione al fallo materno?  Sono questi interrogativi clinicamente decisivi e che aprono il campo per la diagnosi strutturale ma che non è nostro interesse qui percorrere.

E’ solo il terzo tempo, il tempo effettivo della “scelta del sesso”, ovvero di una scelta che può rendere il soggetto conforme o meno al sesso biologico e a quello assegnato dall’Altro. Per chi è inscritto nella significazione fallica è questo il tempo della scelta del godimento fallico (uomo) o non tutto fallico (donna). Questa scelta soggettiva può però non coincidere né con il tempo della biologia, né con il tempo dell’Altro. Piuttosto il tempo della scelta del soggetto si determina come irriducibile sia al tempo biologico, che a quello delle determinazioni dell’Altro, pur avendo come sue condizioni l’uno e l’altro. Si tratta di un tempo etico dove il soggetto può nascere una seconda volta.

*Psicoanalista, membro dell’AMP (Associazione Mondiale di Psicoanalisi). Insegna presso l’Istituto freudiano di Roma, la Sezione clinica di Milano

e l’Università di Urbino

Note

1 J.Butler, Corpi che contano, Feltrinelli, Milano 2000, p.12

2 J. Eugenides, Middlesex, Mondaori, Milano 2003, p.30

3 Cfr., J.Lacan, Il Seminario. Libro XX, Ancora, Einaudi, Torino 1982

4 J.Euginides, Middle sex, cit., p. 344

5 J.Eugenides, op. cit., p.504

6 Il concepimento viene infatti organizzato dal padre secondo precisi schemi e calcoli per i quali il sesso del nascituro doveva avere assolutamente i caratteri femminili.

7 J. Eugenides, op. cit., p.28

8 Cfr., J.P.-Sartre, Chaiers pour une morale, Gallimard, Paris 1985, p.22