Storie di donne, ovvero dell’emancipazione femminile

Maddalena profuga per sempre è uno scritto transdisciplinare e poliedrico che, tra gli innumerevoli argomenti presi in considerazione, propone e ripropone il tema della condizione femminile passata, presente e futura.

“Storie di donne, ovvero dell’emancipazione femminile”: questo è il titolo di una delle molteplici presentazioni[1] del libro di Graziella Carassi, Maddalena profuga per sempre, Capponi Editore, Ascoli Piceno 2012, pp. 355 (2° ed.)[2]. In un periodo storico in cui circolano notizie scoraggianti a proposito degli “Studi di genere” all’interno delle Università italiane[3], la notorietà e la diffusione di questo volume ci fanno ben sperare, e contribuiscono a connotare il lavoro della Carassi come un vero e proprio “studio di genere” [4]; come un fatto sociologico particolarmente interessante.

Per tentare di spiegare la fortuna del libro, vorrei focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti peculiari del fenomeno in questione, nonché sulla loro interazione. In particolare, analizzerò brevemente: il tipo di contenuto del libro; le caratteristiche di personalità dell’Autrice; il successo che l’opera ha avuto sia nel territorio regionale che nazionale.

Per quanto riguarda il primo punto, la definizione di romanzo storico, ascrivibile al genere letterario della narrativa memorialistica[5], è indubbiamente appropriata. Attraverso la storia di Maddalena l’Autrice riesce a raccontare la vita di altre persone e, quindi, storie diverse. Si tratta di storie estremamente ricche di particolari e accurate nella loro ricostruzione, le quali, proprio perché calate nel contesto sociale e storico di appartenenza, rendono noti eventi molto più complessi: familiari, locali, nazionali e perfino internazionali. La storia di interi nuclei come quello di Offida (Ascoli Piceno), di Gorizia (p. 67ss.; 230-233) e di aree regionali come il Friuli, le Marche e il Lazio. Storie che ci riportano alla memoria vicende vissute da gruppi di popolazione: gli emigrati italiani in Argentina e negli Stati Uniti (pp. 26-55; 64-70); i marinai di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) con le loro scoperte tecnologiche e l’audacia di varare il primo peschereccio a motore (pp. 114-120; 121-132); i profughi (pp.76-84); i tedeschi (262) e i soldati polacchi in Italia (p. 289); e così via. Attraverso tali storie, che possono essere considerate “minori”, sia nel senso che riguardano gente comune, spesso sconosciuta al grande pubblico, sia nel senso che includono fenomeni trascurati dalla storiografia colta, a volte addirittura persi nell’oblio… attraverso tutte queste storie, appunto, l’Autrice disegna un quadro piuttosto preciso e completo di un certo periodo storico, regalandoci così la viva testimonianza di un’epoca.

Tuttavia, ciò che mi preme evidenziare in questa sede, è il particolare che Maddalena profuga per sempre si configura come un romanzo storico, ma non solo. Al di là di tutte le possibili definizioni e gli ambiti di scrittura sfiorati (biografia, autobiografia, ricerca storica, romanzo storico, etc.), l’opera di Graziella Carassi è un lavoro multiforme e articolato, una sorta di ventaglio dalle mille pieghe, uno scritto transdisciplinare e poliedrico che, tra gli innumerevoli argomenti presi in considerazione, propone e ripropone il tema della condizione femminile passata, presente e futura[6]. Invero, attraverso la narrazione dell’esistenza difficile e quasi avventurosa di una donna, l’Autrice accenna anche alla sua storia personale ed alla sua maniera di interpretare il mondo e, contemporaneamente, anche alla storia di altre donne con il loro vissuto di perdita, di sofferenza, di attesa… con il desiderio di emanciparsi e di rendersi immortale in qualche modo.

Grazie ad una ricerca storica minuziosa e rigorosamente documentata da abbondante materiale di provenienza varia e molteplice (diari, racconti orali, cronaca, fotografie, canzoni, poesie, cartoline, documenti d’archivio, certificati, etc.), la Carassi ci offre la descrizione davvero suggestiva di una realtà complessa e variegata, in cui “la donna” è la protagonista di vite segnate dalla povertà, da vicende dolorose, da delusioni amorose, dal pregiudizio e dalla conseguente esclusione sociale. Un’emarginazione spesso vissuta come prezzo da pagare per decisioni anticonformiste e socialmente inaccettabili da una cultura “avara”, propria di un’epoca dominata dalla “norma maschile”[7]. Uno spunto dell’emancipazione femminile che parte sin dall’esperienza di Caterina (p. 26ss.), madre di Maddalena. In assenza del marito emigrato negli Stati Uniti, Caterina viene maltrattata dalla suocera che le infligge continue angherie, fino a cacciarla di casa. Caterina incontra Riccardo, pasticcere di origine Toscana, e sente di potersi fidare di lui, seguendolo a Gorizia. Dalla loro unione, istituzionalmente non ortodossa, nascerà Maddalena (p. 63): personaggio tutto da scoprire… Un personaggio che, nel rivelare aspetti inerenti alla condizione femminile del passato, testimonia anche della loro forza, del loro coraggio, della capacità di lottare di fronte a guerre, a lutti e a disgrazie. L’Autrice, infatti, ci mostra come molte donne siano riuscite a sopravvivere in modo ingegnoso ed efficace durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale (p. 76ss.; 222; 250ss.), la pandemia della spagnola (p. 85ss.), il biennio rosso (p. 143)[8] e il Fascismo (pp. 148). Un particolare approfondimento è dedicato alla Legge Sacchi (n. 1176/1919) (pp. 143-144), che sanciva l’abrogazione dell’autorizzazione maritale, così come ad alcuni esempi di lotta femminile per l’emancipazione e l’indipendenza. Si pensi alle insegnanti elementari dell’inizio del secolo scorso, donne preparate e colte che lavoravano al di fuori delle mura domestiche. Oltre ad essere particolarmente attive nell’educazione delle nuove generazioni, molte di loro si impegnavano fortemente per la rivendicazione dei diritti femminili che tardavano ad essere riconosciuti. Sono emblematiche le esperienze della maestra Giovanna Amadio (pp. 90-108)[9], come pure quella delle dieci maestre marchigiane che lottarono per ottenere l’autorizzazione al voto attraverso la “Sentenza Mortara” (25 luglio 1906)[10]. Altro esempio riportato nel testo è l’arrivo in America di intere famiglie in cui le donne avevano supportato l’emigrazione, così come l’approdo nel porto di New York il 27 settembre 1907 della nave soprannominata “promessa sposa”, carica di centinaia di donne che andavano a sposare uomini che, forse, neppure conoscevano… (pp. 44-45)[11].

Il secondo elemento che mi sembra importante prendere in considerazione riguarda l’Autrice come persona: è una donna. Non più giovane, eppure ancora bella e decisamente intrigante. Gli occhi chiari e lo sguardo intenso, trasmettono in modo disarmante l’immagine di una femminilità compiuta e appagata che affascina sotto il profilo umano e culturale. Psicoanalista, psicoterapeuta, letterata e musicista, Graziella attraverso la storia di Maddalena ci racconta alcuni avvenimenti della sua vita. Una vita piena che si è arricchita, anche per il tipo di professione svolta, di innumerevoli esperienze e di infiniti rivoli esistenziali. Questa peculiarità della sua biografia e personalità è innegabilmente presente nel testo in oggetto: avvincente, agile e stimolante, denso di eventi e di profonde analisi introspettive. La prosa, articolata e complessa, è anche colta, ironica, leggera, armoniosa ed essenziale, pur nella dovizia di citazioni e di espressioni linguistiche. Non mancano, infatti, irresistibili battute in vernacolo e inserti linguistici spuri: l’offidano, il venetico, il friulano, un pizzico di romanesco, l’inglese parlato dagli emigrati italiani, etc. Lo stile scorrevole, vivace, brillante e per nulla noioso, coinvolge il lettore nelle descrizioni di persone, eventi e situazioni. Le doti empatiche dell’Autrice le permettono di restituire i vissuti esistenziali con immagini dinamiche che non trascurano lo humour e l’humus popolare, la vita vissuta e vista con gli occhi della gente comune. Queste ed altre sue modalità “femminili”[12] di illustrare gli avvenimenti, nonché di porsi nei confronti dell’“altro”, hanno favorito il verificarsi di numerose presentazioni del volume: più di trenta in meno di due anni! Dinamica e intraprendente, l’Autrice è riuscita a promuovere e a diffondere il suo libro negli ambienti più disparati. E, ad ogni incontro, la gente è rimasta incollata per ore, con gli occhi e con il cuore, alle sue parole e a quelle dei relatori, sempre diversi e opportunamente selezionati.

Da non sottovalutare è, inoltre, il fatto che l’intero ricavato della vendita del libro è devoluto in beneficenza, a favore della Lega del Filo d’Oro di Osimo (AN). Una scelta che rimanda a specificità di compassione, di gratuità e di cura[13], tratti che nel nostro immaginario, così come in molte tradizioni di pensiero, vengono considerati tipicamente femminili e riconducibili ad una “cultura del dono”. Una modalità di relazionarsi che inevitabilmente implica l’incontro e il riconoscimento dell’altro. Una “strategia” sempre più promossa dalle filosofie etiche e morali più recenti[14] come via preferenziale per superare l’attuale momento di crisi economica, politica e umanitaria[15].

Nel prendere in considerazione la personalità dell’Autrice e il suo impegno nel ricostruire la propria storia attraverso le innumerevoli storie ricomposte e narrate, risulta evidente l’influenza che tale lavoro può avere rispetto ad una reale implementazione della condizione femminile contemporanea. Vale a dire, rispetto all’acquisizione da parte di ogni donna, della consapevolezza che sviluppare la capacità di recuperare le proprie radici e di intrecciarle con la propria vita, è un processo indispensabile per costruire autonomia e indipendenza. In effetti, solo nella lotta contro le sfide del quotidiano la donna può essere testimone del suo tempo: mantenendo la fierezza pur di fronte alla disgrazia e accrescendo il coraggio di assumere i rischi che l’emancipazione inevitabilmente comporta.

L’ultimo aspetto che desidero prendere in considerazione è il successo indiscusso del libro, imprevisto e imprevedibile per la piccola editoria. Basti pensare che, delle tremila copie pubblicate[16], solo alcune sono state date in omaggio, mentre le altre hanno avuto degli acquirenti. Mi piace ricordare che, in occasione della commemorazione a Roma di Rita Levi Montalcini presso l’Accademia dei Lincei il 7 marzo 2013, l’Autrice ha offerto una copia del suo libro al Presidente Giorgio Napolitano[17]. Come ho già detto, sono state realizzate molte presentazioni in ambienti geografici e culturali diversi tra di loro, alcuni dei quali decisamente prestigiosi[18]. Altrettanto numerose sono state le recensioni (almeno venti) in giornali e riviste locali e nazionali, in versione cartacea o telematica. Tanto per citarne alcune: la recensione della sociologa Maria Immacolata Macioti pubblicata su La critica sociologica[19]; quella della sociologa Marina D’Amato (in corso di pubblicazione); quella della scrittrice, artista e poetessa, Anna Salvati, pubblicata sia in italiano che in inglese[20]; quella di Giovanna Ortu[21]; gli interventi di Claudia Valerio Pagan e di Rosanna Vaudetti in occasione della presentazione del libro a Roma il 25/10/11 presso il Pio Sodalizio dei Piceni, entrambi pubblicati sul giornale on-line Abitare a Roma[22]; l’intervento della poetessa e critica letteraria Ada Donati alla presentazione presso l’Accademia Angelica Costantiniana il 13/04/2013 a Roma e la sua successiva pubblicazione[23]; la recensione del critico letterario Alessandro Moscè[24]; quelle delle giornaliste Grazia Mandrelli[25] e Franca Maroni [26]; e tante altre ancora. Da evidenziare, poi, il fortunato evento che Maddalena profuga per sempre è stato selezionato dalla Regione Marche come opera da proporre al XXVI Salone Internazionale del libro di Torino (16-20 maggio 2013), dove è stato presentato il 18 maggio da Vittoriano Solazzi[27], Bianca Vetrino Nicola[28] e Silvio Venieri[29]. Tale scelta è avvenuta proprio perché il testo è indicativo di modi di vita, di costumi e di tradizioni del territorio piceno e del resto delle Marche in generale. Lo scritto della Carassi stimola ad una potente “compartecipazione emotiva a vicende umane che attraversano più di un secolo” (p. 12): dalla fine dell’800 al 2000. Nell’intreccio fra microstorie e la macrostoria italiana e internazionale ritrae lo “stile di pensiero” di un epoca e si propone esso stesso come eloquente esempio di marchigianità[30]: “è tipica della marchigianità l’inclinazione alle ricordanze, a quell’investigare nella memoria la fine di preservare e tramandare un capitale di conoscenza”[31].

Come ho già evidenziato, l’opera si presta a poliedriche interpretazioni; anche per questa peculiarità, in ogni circostanza i relatori hanno messo in risalto uno o più temi affrontati nell’opera. Tuttavia, non è stato mai possibile per loro trascurare “il femminile”, che emerge in modo potente – a volte anche prepotente – non solo attraverso i dati analitici, ma anche dalla fertilità di ogni parola: dal linguaggio ricco di elementi lessicali a volte poetici, alle espressioni linguistiche spesso evocative dei moti interiori. In definitiva, nella storia di Maddalena, profuga rispetto a luoghi e persone, ma anche rispetto al proprio paesaggio interiore[32], ciò che più colpisce è il coraggio creativo e l’inventiva di costruire e ricostruire il vissuto, senza per questo abbandonare in sé una dimensione incantata, quasi magica, dell’esistenza umana. In tale senso, il libro-documento della Carassi suona certamente come un atto di amore per la vita: accompagna il lettore in un “avvincente viaggio analitico ed autoanalitico”[33] “lungo i lidi della memoria, tra i volti, i canti, i luoghi, i profumi, i misteri, gli stupori della vita”[34]; e lo introduce ad una dimensione quasi sacrale dell’esistenza, con l’incanto del mistero e la magia dei suoi sogni[35].

Per concludere, è significativo riconoscere che, di fronte alle resistenze politiche e istituzionali verso il cambiamento, e la persistenza di una cultura discriminatoria, come attestano anche i fatti di violenza e i femminicidi in aumento, il lavoro della Carassi rappresenta un fenomeno inatteso, eppure indicativo di quanta “voglia di genere” caratterizzi la nostra epoca. Il numero di copie acquistate testimonia il fatto che la sinergia tra i contenuti offerti e l’abilità nel proporli risponde ad esigenze culturali attuali[36]. Come l’aspettativa di “amare le proprie radici, ma scegliere di essere profughe nel senso più nobile del termine: cittadine del mondo in nome della solidarietà. Riuscire a proiettare lo sguardo oltre la siepe”[37].

Se l’effetto di sorpresa e di profondo coinvolgimento rende quasi protagonista ogni lettore, il fenomeno “Maddalena” può essere interpretato come testimonianza delle inesauribili capacità delle donne di incidere sulla propria vita, sul contesto familiare e socio-culturale[38] con attitudine innovativa e originale. Come una strategia di “resistenza non violenta” eppure “sovversiva”[39], che invita ogni donna a guardare al passato per attingere nuova forza, la linfa essenziale a ritrovare una visione femminile corale[40] e un’azione solidale, per costruire un futuro appagante e dignitoso.

*Dottore di ricerca in Sociologia delle istituzioni giuridiche e politiche e docente universitaria.

[1]              Mi riferisco alla presentazione organizzata a Chieti dal CIF (Centro Italiano Femminile) il 14 aprile 2013 presso il Grande Albergo Abruzzo, con interventi di Olimpia Gobbi (storica, già Assessore alla Cultura della provincia di Ascoli Piceno) e di Silvio Venieri (avvocato, Segretario dell’Associazione Culturale “I luoghi della scrittura”).

[2]              La I edizione, è stata pubblicata nel 2011 da AndreaLivi Editore, Fermo (FM).

[3]              Durante la primavera del 2013 la sezione AIS-Studi di genere si è fatta portavoce di un’attività di denuncia e di protesta promossa da varie associazioni – in particolare dal blog Femminismo a Sud, rispetto ai continui e taciuti fenomeni di chiusura
di corsi di Studi di genere presso varie Università italiane (p. es. le Università della Calabria, di Torino e del Piemonte Orientale).

[4]              Piccone Stella S., Saraceno C. (a cura di), 1996,  Genere. La costruzione sociale del femminile e del maschile, Bologna, Il Mulino.

[5]              Cfr. Mulato R., Prefazione (Maddalena profuga per sempre), AndreaLivi, Fermo, pp. 9-10; Duccio Demetrio, Direttore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR), il 28 novembre 2011, in una lettera autografa ha scritto alla Carassi: «Il libro è ora nel nostro archivio a disposizione degli allievi in formazione».

[6]           Todd A.D., Fisher S., 1988, Gender and Discourse: The Power of Talk, Norwood NJ, Ablex Publishing Corp.

[7]           Morondo Taramundi M.D., 2004, Il dilemma della differenza nella teoria femminista del diritto, Pesaro, Edizioni Studio@lfa.

[8]              Rivolte contadine degli anni 1919-1920.

[9]              Zia-nonna dell’Autrice, alla fine dell’800 è partita per un viaggio-premio in Argentina insieme ad altre quattro maestre “meritevoli”. Il viaggio si è trasformato in un lungo periodo di residenza a Buenos Aires, dove la maestra ha insegnato per dieci anni l’italiano ai connazionali che si esprimevano solo nel dialetto d’origine. Sposatasi con il fratello del Console italiano in Argentina, è tornata con lui in Offida. Qui ha trasmesso a tutti i suoi compaesani il tipo di esperienza acquisita, e ha insegnato la lingua spagnola o, meglio, il “castellano”, a coloro che erano in procinto di emigrare.

[10]            Purtroppo il 4 dicembre 1906 la Cassazione annullò la “Sentenza Mortara” e nel maggio del 1907 le dieci maestre vennero cancellate dalle liste elettorali. Cfr. Severini M., 2012, Dieci donne. Storia delle prime donne elettrici italiane, Macerata, Liberilibri.

[11]            Un ulteriore esempio di intraprendenza e di coraggio delle donne dell’epoca è riportato Olimpia Gobbi, 2011, “Emigrazione femminile: balie e domestiche marchigiane in Egitto fra Otto e Novecento”, Proposte e ricerche, XXXIV, 66, pp. 7-25.

[12]         Luke H.M., 1975, The Way of Women, Ancient and Modern, Three Rivers Minch, Apple Farm.

[13]         Gilligan, C., 1987, Con voce di donna. Etica e formazione della personalità, Milano, Feltrinelli.

[14]         Si pensi all’”etica dell’alterità”. Cfr. Lévinas E:, 2012, Etica e infinito, Roma, Castelvecchi Editore.

[15]         Donati P., 2008, Oltre il multiculturalismo. La ragione relazionale per un mondo comune, Roma-Bari, Laterza; Latouche S., 2011, Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita, Torino, Bollati Boringhieri; Tabarro C., 2013, La cultura del dono per superare la crisi, 15-16 febbraio, www.zenit.org.

[16]             Mille copie della I edizione  (AndreaLivi) e duemila della II (Capponi).

[17]            Di buon auspicio è anche la coincidenza che, in occasione della presentazione del libro presso il Rotary Club dei Castelli Romani il 28 febbraio 2013 – stessa data in cui il Papa Benedetto XVI abbandonava il suo pontificato e si ritirava a Castel Gandolfo – la Radio Vaticana, che aveva intervistato l’autrice qualche giorno prima, riportava sul suo sito i due eventi (quello del Papa e quello del libro) compresenti nella stessa città.

[18]             Per esempio, il Castello Grinzane Cavour a Torino (16/09/2011) e la Biblioteca Borghesiana di Roma (10/11/2012).

[19]         Macioti M. I., 2013 “Maddalena profuga per sempre”, La critica sociologica, vol. XLVII, 188, n. 4, pp. 101-102.

[20]         Salvati A., 2013, “Maddalena profuga per sempre”, International Urbis et Artis, n.12.

[21]            Presidente dell’Associazione Italiani rimpatriati dalla Libia (AIRL), nella sua recensione la Ortu esprime chiaramente “il senso di disorientamento che il forzato abbandono del luogo d’origine dà e che purtroppo noi conosciamo così bene”; cfr. “Maddalena profuga per sempre”, Italiani di Libia, XXXV, n. 3, 2013, pp. 27-28.

[22]         Valerio Pagan C., 2012, “Graziella Carassi sulle orme di Maddalena profuga per sempre”,  25 gennaio; Vaudetti R., 2012, “Il viaggio spazio-temporale di Maddalena”, 4 febbraio, www.abitarearoma.net.

[23]         Donati A., 2013a, “Maddalena”, Segni d’Arte, XVIII, n. 1, pp. 10-12.

[24]         Moscè A., 2012, “L’avvenire del passato”, Prospettive,  1 dicembre, p. 16.

[25]         Mandrelli G., 2011, “La grande capacità delle donne di scrivere biografie”, Il Resto del Carlino, 27 ottobre.

[26]         Maroni F., 2011, “Maddalena profuga per sempre”, Il Resto del Carlino, 22 novembre.

[27]             Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche.

[28]             Già Vice-presidente per tre legislature dell’Assemblea Legislativa della Regione Piemonte.

[29]             Cfr. n. 1

[30]         Umani G., 1992, “Il marchigiano”, in Semetipsi, Accademia marchigiana di scienze lettere ed arti, Ancona. http://www.accademia-scienla.marche.it.

[31]         Donati A., 2013, Intervento, Accademia Angelica Costantiniana, Roma, 13 aprile.

[32]         Martini G., 2011, Postfazione (Maddalena profuga per sempre), AndreaLivi, Fermo, pp. 299-302.

[33]             Valerio Pagan, op. cit.

[34]         Gilardi G., 2012, “Quarta di copertina”, in Graziella Carassi, Maddalena profuga per sempre, Ascoli Piceno, Capponi Editore.

[35]             Vaudetti, op. cit.

[36]         Bauman Z., 2008, Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero, Bologna, Il Mulino.

[37]             Vaudetti, op. cit.

[38]         Osho R., 2013, Il mistero femminile, Mondadori.

[39]         Ewick P, Silbey S., 1995, “Subversive Stories and Egemonic Tales: Toward a Sociology of Narrative”, Law & Society review, 29(2), pp. 197-226.

[40]         Pinkola Estés C:, 1993, Donne che corrono coi lupi, Milano, Frassinelli.