Sud

Per “fare politica” da quelle parti i partiti in realtà erano solamente due: Quelli Che Comandano e Quelli Che Non Vogliono Essere Comandati

C’era una volta, in un paesino della Sicilia in un’estate così, un gruppo di ragazzi che aveva semplicemente voglia di andarsene a mare a farsi un bagno. In quel paesino, però, la cosa era un po’ complicata perché tutta la costa – bellissima, con gli scogli – era completamente occupata da ville, stabilimenti, spiagge recintate e chi più ne ha più ne metta. Certo, camminando un po’ si arrivava a trovare qualche scoglio ancora libero: ma perché devi farti due chilometri col sole per farti un bagno, quando stai in un paese così di mare che la gente viene di lontano per vederlo? “E poi è anche contro la legge” disse uno dei ragazzi. “Che cosa?” fece un altro. “Non possono fare così. Questo è terreno dello stato. Non ci si può costruire”. “Vabbé, la legge…“. “Perché – fece il terzo – siccome siamo in Sicilia, la legge non deve valere?“.

La legge, effettivamente, da quelle parti non valeva granché. Pochi anni prima, in un paese vicino, avevano fatto saltare per aria un ragazzo e poi gli avevano anche detto “estremista“. Comunque i nostri eroi scavalcarono un recinto (“Non hanno il diritto di mettercelo!“) e si fecero il bagno. Un paio di giorni dopo erano qualcuno in più. Una settimana dopo erano una ventina. Allora occuparono uno dei recinti, ci fu qualche storia con i guardiani (quelli diciamo così legali, e quelli della particolare legalità locale); però loro tennero duro.

Siccome erano dei ragazzi educati, stavano attenti a non lasciare nulla per terra (lattine, carte di sigaretta, roba così) quando andavano via; e anzi dopo un po’, visto che ci tornavano sempre, decisero di fare una bella pulizia generale ogni giorno col rastrello. Così quel pezzetto di spiaggia (“spiaggia occupata”: l’unica illegale, o legale, secondo i punti di vista, del paese) diventò uno splendore: neanche a Taormina o a Mondello c’era mai stata una spiaggia così.

Bene, l’estate dopo i ragazzi – non è che in Sicilia allora ci fosse più lavoro di ora – ebbero un’idea geniale: fecero una cooperativa (gestione e pulizia della spiaggia, o qualcosa del genere) e chiesero la concessione al comune. Tanto si misero a camurrìa che alla fine gliela dovettero dare. Insieme per fare una spiaggia, difenderla e tenerla pulita, significa insieme anche per molte altre cose. Alla fine si accorsero – meglio tardi che mai – che in fondo stavano facendo pure politica. E che politica! Meglio che occupare le scuole, perché qua si costruiva pure qualcosa. Meglio che fare i volantini generici contro i padroni, perché qui ai padroni – che là, vi assicuro, erano gente molto incazzosa – gli si toglieva concretamente un po’ di quel che s’erano fregato e lo si ridava alla gente, e addirittura guadagnandoci pure da vivere grazie al lavoro utile che nel frattempo si faceva. Alla fine, così, fondarono un Gruppo Politico (ma in realtà l’avevano fondato già il primo giorno che avevano scavalcato quel recinto) e lo chiamarono Gruppo Capaci 88; Capaci sarebbe il nome del paese e ottantotto l’annata.

Adesso che vi ho detto il nome del paese capirete subito che per “fare politica” da quelle parti i partiti in realtà erano solamente due: “Quelli Che Comandano” (detto anche Cosa Nostra, detto anche Mafia oppure anche, secondo i tempi, con questo o quel nome di partito) e “Quelli Che Non Vogliono Essere Comandati” (con tante etichette, ma sostanzialmente sempre quelli). Il gioco si fece sempre più duro e a un certo punto, fra le altre cose, gli antimafiosi fecero pure una Rete (che alla fine si perse per vanità dei generali: ma questa è un’altra storia) e a Capaci, naturalmente, i primi a farla furono i ragazzi nostri. Impararono, colpo su colpo, un casino di cose; qualche anno dopo, nel ’94 – ma dovete pensare a tutti i calendari fra l’88 e il ’94, da quelle parti e altrove – arrivarono a fare pure una lista per sindaco e… e vinsero, alla faccia di tutti, per quattro voti!

Capaci così diventò uno dei comuni siciliani amministrati dall’antimafia (noi li chiamavamo comuni liberati) e, finché durò, fece un sacco di cose per il paese. La gente quel periodo se lo ricorda ancora: anche perché, quando si riperse il comune, restò un’opposizione cazzutissima guidata, guarda caso, sempre dai nostri ragazzi di spiaggia ormai un po’ ingrigiti.

Allora io e i miei compagni di avventura del gruppo 23 maggio eravamo dei bambini, io avevo solo nove anni ma vedevo in quei ragazzi dei modelli, sono stati i nostri primi miti!“.

Ehi, un momento! Chi cavolo sei tu, ora, e da dove salta fuori st’altro gruppo?

Ogni anno, quando muore Falcone, i mafiosi festeggiano (non solo loro) ma i siciliani onesti scendono giù a ricordarlo con striscioni e bandiere. Così anche quest’anno, così anche a Capaci. Quelli che dieci anni fa erano dei bambini, quest’anno si sono organizzati, sono andati casa per casa a farsi dare da ogni famiglia un lenzuolo, ci hanno scritto le parole di Falcone e li hanno appesi ai cavalcavia. Hanno preso dei manifesti scritti a mano e li hanno attaccato dappertutto: padre Puglisi, Martin Luther King (quello del sogno), Peppino Impastato. E i volantini: “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” (sono quelli che fanno incazzare di più i mafiosi). Infine hanno fatto una manifetsazione, senza personaggi importanti (che non servono a niente) ma con tutti i ragazzini del paese, organizzata dal neonato “Gruppo 23 maggio” (ed ecco che cos’era), dalla rete Lilliput (i locali no-global) e da tutti gli altri antimafiosi.

Figuratevi il sindaco! E’ un certo Enzo Longo, scelto direttamente – secondo me – da Cosa Nostra. “Manifesti abusivi! Stanno imbrattando il paese!“. Manda le guardie e li fa togliere tutti. “Via, via! Che cosa penseranno di noi gli amiiici di tutto il resto della Sicilia? Leva quel Falcone!“. Alla fine, sui muri sono rimasti solo i manifesti abusivi autorizzati, quelli cioè che non parlano di mafia ma solo di supermercati e di politici perbene.

Vabbè, non è finita lì. Domenica naturalmente i ragazzi hanno fatto un’altra manifestazione (con Lumia dell’antimafia, la moglie di Libero Grassi e i ragazzi dell’Addio Pizzo di Palermo), hanno rimesso in giro foto e manifesti, hanno raccolto le firme per la geniale campagna “Contro il pizzo cambia i consumi” (cioé, se sai che un commerciante paga il pizzo, NON comprare da lui). Insomma, continua. Non avete idea da quanto tempo continua – una generazione dopo l’altra, le più belle generazioni di questo mondo – e potete avere invece un’idea precisa di quando finirà: finirà il giorno dopo che sarà finita la mafia, fra un anno o fra dieci o quando sarà, fino a quel giorno preciso e non un istante prima.

Giornalista antimafia

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