Svegliardi di tutto il mondo unitevi

 

 

Sorprende in Storie del mese azzurro  di Fulvio Scaparro la freschezza con la quale l’autore si rivolge ai giovani narrando della terza parte della nostra vita che, senza eufemismi, viene chiamata vecchiaia. Si, proprio vecchiaia! Ma può essere fresca una cosa vecchia? Le emozioni suscitate nella lettura, fin dall’inizio del libro, fanno pensare proprio di sì.

Gli scambi d’opinione tra gli “svegliardi”, come autoironicamente vogliono essere chiamati i vecchi, si allargano e si intrecciano, durante la trasmissione radiofonica Old, al ritmo del tango Adios Nonino, composto da Astor Piazzolla: <<Bisogna imparare a resistere./Né andar via né
rimanere,/ resistere,/ anche se è sicuro/ che ci saranno più dolori  e oblìo
>>. Lontano dai soliti stereotipi sulla vecchiaia, gli “svegliardi” raccontano e si confrontano con i giovani partendo, dalle emozioni più profonde di ciascuno, indipendentemente dalle età anagrafiche, facendosi ora bambini ora ragazzi, ora adulti.

Ciascuno – mamma, papà, zia, zio, figlia, figlio, ragazzo o bambino – sente di poter riscoprire la propria identità personale nell’ascolto di un ventaglio di sentimenti così ampio e tuttavia senza rancori né lamentazioni. Il lettore viene spinto a prendere le distanze dai luoghi comuni, si interroga sulla quotidianità del vivere ma, soprattutto, del vivere da sveglio! Esperienza abbastanza  impegnativa, anche per i giovani.

Esperienza che tutti possono vivere meglio nelle città “amichevoli” o, come si dice oggi, a misura di bambino.

In una società che tende a parcellizzare tutto, si intravede la possibilità di una storia nella quale tutti sono, volta a volta, attori e spettatori della vita, in un teatro dove palcoscenico e parterre non hanno soluzione di continuità, né “terre di nessuno”.

E’ il cercarsi, il tema principale, il leit motif di questo libro, il preparare un terreno fertile che permetta una semina di nuovi rapporti e nuovi germogli, all’interno di una fertilità non legata all’epoca della produttività o della giovinezza, ma protagonista trasversale di tutte le generazioni e tutti i luoghi: la fertilità dei vecchi.

Di recente sono stata spettatrice di un film del giovane regista Silvio Soldini dal titolo Le acrobate. Il film narra il percorso di  profonda introspezione di due donne che comincia dopo un prezioso incontro con una vecchia slovena, forse una strega, o forse una sapiente: una vecchia, insignificante sembra, che però dà senso alla vita delle due giovani donne già perse nei loro destini. Una vecchia capace di fare rumore attraverso i suoi silenzi e di creare nuovi e fertili linguaggi attraverso la sua cultura ei suoi vissuti.

Nei nove capitoli di Storie del mese azzurro dedicati alla vecchiaia viva, passione, erotismo, vitalità e tenerezza fanno la loro comparsa in un mix vitale che avverte una sola esitazione: c’è un momento, prima della conquista della “Rocca dei Vecchi” un attimo di “hesitation”, come  dice l’autore, di trattenuto e di sospeso, come quando la meraviglia di quello che ci sta accadendo dentro ci fa trattenere il respiro… per poi dire: «ce l’ho fatta!!!».

Un libro, infine, dove il vecchio ed il nuovo sono così intrecciati che il protagonista principale risulta davvero essere la vita piena di tutti i giorni.

 

Fulvio Scaparro, Storie del mese azzurro, Rizzoli, Milano, 1998. Lire 25.000

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