La scuola della vita. Manifesto della terza formazione

Gian Piero Quaglino

La scuola della vita. Manifesto della terza formazione

Raffaello Cortina Editore, Milano 2011, pp. 170, € 14,00

La prima cosa che direi nel consigliare la lettura di La scuola della vita di Gian Piero Quaglino è il mio essere stata affascinata dall’impianto strutturale del testo e dal rigore linguistico con cui è scritto.

Ho trovato molto interessante l’organizzazione dei temi che per l’autore costituiscono il necessario cammino dell’apprendere dalla scuola della vita e in particolare il proporre per ognuno di essi (Riflessione, Interpretazione, Immaginazione, Narrazione) tappe di percorso e condizioni che le rendono possibili.

Così ho trovato molto motivante lo stile linguistico con cui gli argomenti sono presentati e svolti, uno stile ricco e puntuale che rende la lettura chiara e piacevole.

Organizzazione del testo e scelte linguistiche che possono essere propri solo di chi possiede piena padronanza dei contenuti.

Anche se è un po’ ovvio parlare di padronanza rispetto a chi da molti e molti anni è riconosciuto come autorità nel campo della formazione, la si può ancora una volta sottolineare nel parlare di un libro che ha come sottotitolo Manifesto della terza formazione e che l’autore stesso vede come produzione necessaria al completamento del proprio lungo percorso di ricercatore, scrittore e didatta.

Nell’introduzione sono sintetizzati tre aspetti della formazione: la formazione “dei contenuti e per i contenuti” (la formazione centrata su informazioni e teorie, che ha obiettivi di competenza), la formazione “di progetti e di processi” (la formazione centrata su pratiche e modi di fare, che ha obiettivi di promozione e potenziamento) e la formazione del “dare forma a sé” (la formazione centrata sul mondo interiore, che ha obiettivi di trasformazione di sé).

È quest’ultima che viene dall’autore definita come la Terza Formazione.

È a quest’ultimo aspetto che La scuola della vita è dedicato. Un aspetto per cui, contrariamente ai precedenti, non ci possono essere risultati attesi. Non si possono infatti pensare obiettivi predefiniti per una formazione “capace di fare dell’esperienza della vita una pratica di formazione lungo il corso della vita”. Non si sa dove si potrà arrivare quando ci si incammina in una strada di ricerca di se stessi. Si sa quello che si vuole (la trasformazione di sé), ma non si sa che cosa si raggiungerà (il cambiamento).

Questo affascinante viaggio della terza formazione è declinato da Quaglino in un percorso che attraversa quattro ambiti, definiti territori, quello della riflessione, quello della interpretazione, quello della immaginazione e quello della narrazione.

Per ciascun territorio sono definite le condizioni della sua pratica.

Per la riflessione il ritiro, la solitudine, il silenzio, l’ascolto.

Per l’interpretazione lo scambio, la molteplicità, l’interminabilità, il sospetto, il mistero.

Per l’immaginazione l’attrazione, la visione, la concentrazione, la contemplazione, il disvelamento.

Per la narrazione l’insediamento, il ricominciamento, il componimento, la trasposizione, la rianimazione.

Ciascun territorio è visto e analizzato come momento peculiare e indispensabile di un percorso complesso di trasformazione.

Il capitolo conclusivo è dedicato alle possibili risposte alla domanda su chi possono essere i destinatari della terza formazione, quella della scuola della vita.

In questo mio invito alla lettura del libro di Quaglino, a titolo esemplificativo del fascino della sua scrittura nel trattare il percorso della “coltivazione di sé”, delle otto risposte che l’autore svolge, riporto la prima e l’ultima.

La terza formazione è per tutti coloro che cercano non la scuola dei saperi, ma quella dei pensieri: non il luogo di ciò che è bene sapere, ma piuttosto quello di ciò che è bello pensare.”

La terza formazione è per tutti coloro che vedono nell’apprendere e nel cambiare un nodo indissolubile, un’unità inseparabile e per questo si formano, prima che non ad apprendere per il cambiamento, ad apprendere dal e nel cambiamento.”

Margherita Mainini

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