La storia delle api

Maja Lunde

La storia delle api

Marsilio Editori, Venezia 2017, pp. 432, Euro 18,50

 

Un romanzo originale che ci porta a riflettere in modo inconsueto sulla catastrofe ambientale che potrebbe abbattersi sul nostro pianeta se le api scomparissero dalla faccia della terra. L’ipotesi che in un futuro non troppo lontano l’umanità possa trovarsi costretta a fronteggiare la “fine del mondo” o per lo meno del mondo sino ad allora conosciuto, appare verosimile.

Il modo, in cui l’autrice riesce a trasformare un tema tanto ponderoso in un romanzo suggestivo ed avvincente, è assolutamente geniale.

Tre storie, ambientate in tempi ed in luoghi diversi, tre personaggi, due uomini e una donna, e … le api, il cui laborioso e misterioso ronzio ci accompagna per tutta la lettura, come un sottofondo rassicurante, a volte inquietante, che lega le storie, fra loro così distanti, in un unico destino che si svela al lettore a poco a poco nel corso della narrazione in una sorta di suspense, sempre più incalzante sino alla chiarificazione finale.

Le storie si sviluppano in perfetta alternanza: ogni capitolo è dedicato alla storia di un personaggio che parla in prima persona.

Dalla campagna inglese del 1853, passando per l’Ohio del 2007, sino alla Cina del 2098 percorriamo gli anni della storia delle api giunte all’estinzione totale nel 2045. E lo facciamo attraverso le storie di William, George e Tao.

William è un naturalista inglese, che, trascurando la sua numerosa famiglia, dedica la sua vita alla progettazione di un modello innovativo di arnia, in cerca, senza grandi successi, di un riscatto che dia fama al suo nome e lo riabiliti agli occhi dell’unico figlio maschio. Il figlio sarà perduto, ma William troverà collaborazione e conforto nell’amore devoto di un delle figlie che diventerà la custode del suo prezioso lavoro.

George è un apicoltore americano dedito alle sue arnie che cura con amorevole passione. In conflitto con il figlio interessato più ai libri che al lavoro del padre, si trova ad affrontare un’emergenza tanto inaspettata quanto inarrestabile: una moria di api si sta verificando negli Stati Uniti e in altre parti del mondo. Lotterà con tutte le sue forze sino all’ultima ape, aiutato, alla fine, dal figlio che anni dopo scriverà un libro proprio sull’argomento.

Tao è una giovane donna cinese che, insieme agli altri abitanti del suo villaggio lavora all’impollinazione manuale degli alberi da frutta: un lavoro estenuante e faticoso che concede poco o nulla alla vita individuale e familiare, un lavoro possibile solo in Cina dove il regime controlla ancora le masse che sono abituate ad obbedire e la mano d’opera costa poco. Tao ha un marito e un figlio di tre anni e sta risparmiando per poter racimolare la cifra richiesta per l’autorizzazione ad avere un secondo figlio. Il suo sogno sarà infranto da un tragico mistero che la travolgerà e la condurrà, nella straziante ricerca del figlio, a percorrere le strade di una Pechino spopolata, fatiscente, inospitale dove bande di ragazzini sono pronti ad uccidere per un po’ di cibo.

Dallo sfondo costituito da tutte le informazioni relative alle api, alle cure loro dovute, ai diversi tipi di arnia, ai vari metodi di impollinazione e a quanto tutto nell’alveare funzioni in modo perfetto ed armonioso, vediamo quindi emergere in primo piano la vita reale dei personaggi, fatta di sogni, passioni, sentimenti, debolezze, fragilità, errori e delusioni, quella vita che spesso ci costringe a vivere situazioni che sono ben lontane dal contesto armonico degli alveari.

Un romanzo di “avvertimento” che si legge con piacevole interesse, ma che, soprattutto nella prima parte, fatica a coinvolgere il lettore sul piano emotivo; non si riesce a raggiungere appieno un legame empatico o di complicità con i personaggi, si resta distaccati, tutto risulta un po’ freddo, quasi asettico; la tensione, che pure è presente, è mantenuta viva dall’alternanza delle storie e dal susseguirsi delle varie vicende, che, interrompendosi ad ogni capitolo, creano nel lettore curiosità ed attesa.

Questo nulla toglie al messaggio importante del romanzo che ci pone una domanda: il futuro immaginato dall’autrice è inevitabile o abbiamo ancora margini per intervenire e cambiare le cose in modo da lasciare a chi verrà una qualche speranza? La risposta forse ci viene suggerita dalle api stesse: le api volavano dentro e fuori dall’arnia, dentro e fuori. Portavano nettare e polline, il nutrimento per la prole. Ma non ognuna per sé, perché ogni singola ape lavorava per l’intera comunità, per l’organismo che insieme costituivano… L’ape da sola non è niente, mentre insieme alle altre nell’alveare è tutto.

Carla Franciosi