Musica

U2

Songs of Experience

Universal 2017, 26,50

Gli U2 sono l’esempio più concreto di come, soprattutto al giorno d’oggi, musica e politica possano essere due mondi che si influenzano a vicenda. Sia nei propri brani che nelle dichiarazioni pubbliche (tramite il proprio leader Bono Vox), i quattro di Dublino sono da sempre impegnati in tematiche sociali e politiche di scottante attualità. In questo contesto può succedere che Songs of Experience, album che sembrava poter essere pubblicato un anno fa, gli U2 si siano sentiti costretti, da Brexit, Trump e vari motivi personali, a ritornare sui propri passi, riscrivendo i testi e ripensando concettualmente tutto il materiale da loro prodotto fino a quel momento. Il mondo è cambiato e gli U2 con esso. “Non c’è niente di meglio di un terremoto per farti tornare a guardare la strada dove cammini, i luoghi dove stai andando e le persone che ti accompagnano”, ha spiegato Bono. Il chitarrista, The Edge, aggiunge: “Quando abbiamo finito di registrare provavamo una sensazione preoccupante. Quello che stava succedendo nel mondo ci inquietava, e non puoi ignorare la realtà. Nonostante tutto, però, ci siamo sentiti obbligati a guardare avanti. Ci sono momenti dark nell’album, certo, ma non ci sembrava utile soffermarci troppo su quegli aspetti”.

Sono passati addirittura 30 anni dall’uscita The Joshua Tree, album simbolo di Bono e soci, che rappresenta una pietra miliare nella storia del rock moderno. L’ultimo loro lavoro ripropone il loro classico rock pulito ed elegante, unito alla costante ricerca di sempre nuove sfumature da utilizzare come sfondo o rifinitura. Le canzoni hanno effettivamente un sapore contemporaneo, ma il loro marchio rimane indubbiamente presente dovunque loro mettano mano. Rispetto all’ultimo disco, Songs of Innocence (2014), i brani presentato delle traiettorie musicali più imprevedibili che spiazzano immancabilmente l’ascoltatore.

Songs of Experience è stato presentato come una raccolta di lettere scritte dal leader Bono alle persone a lui care: il tema centrale dei testi risulta essere l’amore, in ogni sua forma.

L’intro è Love Is All We Have Left, in cui la voce di Bono, robusta ed elegante insieme, scivola su un’onda di tastiere. La nostalgica e riflessiva Lights of Home presenta un’apertura acustica, passa per un ritornello (preso dalla loro collezione) ed arriva ad un finale con un assolo psichedelico della chitarra di The Edge accompagnato da un coro che ricorda i Beatles.

You’re The Best Thing About Me è una dolce e melodica ballata dedicata da Bono a sua moglie.

Con il suo ritmo incalzante ed il ritornello molto orecchiabile, Get Out of Your Own Way rappresenta in pieno gli stilemi classici degli U2, che hanno reso la band irlandese così famosa.

American Soul, dove la voce di Kendrick Lamar (rapper americano) si oppone a quella di Bono, è il brano più politico dell’album: qui si racconta il mondo dal punto di vista di un immigrato. Lo stesso tema si ripresenta poco dopo in Red Flag Day, con una chitarra ruvida e versatile su diversi contesti ritmici.

Summer of Love è un pop con archi di carattere mediorientale che inizia con un arpeggio e termina in crescendo. Un rock ’n’ roll vecchio stile risuona in The Showman (Little More Better), pezzo in cui Bono medita su luci ed ombre della vita di un artista. The Little Things That Give You Away parla di purezza perduta e di speranza ritrovata e si conclude con una salita lungo la quale voce e chitarra si inseguono.
L’intima e raffinata
Landlady è un duetto voce-chitarra che dipinge le donne come vere e proprie salvatrici del mondo. The Blackout e Love Is Bigger Than Anything in Its Way sono entrambe frecce estratte dal repertorio in pieno stile U2, ma con suoni un po’ diversi. Grazie a 13 (There is a Light) si conclude l’album con delicatezza ed un pizzico di speranza verso il futuro.

The Edge, meglio di altri, riesce a tracciare con precisione i contorni della raccolta: “Queste canzoni sono in gestazione da un sacco di tempo, ma le abbiamo cambiate fino all’ultimo secondo. Certo, ci è voluto molto tempo ma è un disco aggiornato, al passo con i tempi. Parla molto di quello che accade di questi tempi, sia politicamente che musicalmente. È l’unico modo che conosciamo per scrivere un disco”.

Jovanotti

Oh, Vita!

Universal 2017, € 22,50

A quanto dice Jovanotti, in Oh, vita!, ultimo disco del rapper romano, si sente come un macigno la mano di Rick Rubin. E non potrebbe essere altrimenti. Trattasi, infatti, di uno dei produttori più importanti nella scena musicale mondiale. Nessun genere escluso: si parte dai Rolling Stones e si arriva ai Metallica, passando da Shakira e da Jay-Z. Rock, metal, pop e rap, per fare solo pochi esempi. Sembra che la dote principale del produttore americano sia la sintesi. Questo fattore è sicuramente interessante se si considera il carattere eclettico di Jovanotti, capace di riempire canzoni ed album di svariati e differenti stimoli musicali e verbali. Rubin, dal canto suo, ha portato un suono più pulito ed essenziale: “Per me Oh, vita! è un disco nuovo e diverso soprattutto perché è scarno. Ma lo sento mio, non ci sto a disagio perché è diverso. Credo che Rubin abbia rimesso la musica al centro del mio tavolo”. Il rapper ammette quanto questo sia un disco sbilanciato sulla parte acustica (due esempi sono Paura di niente e Affermativo). La collaborazione ha portato i suoi frutti anche su pezzi meno acustici (Fame) o più minimali (Quello che intendevi). “Rubin ragiona come me, perché non è un musicista”, dice Lorenzo. “Ci assomigliamo perché io, come lui, sono ossessionato dalla musica. Penso solo a quello, sono un fissato, per me esiste solo il prossimo album. Ma siamo pure diversi perché lui è un minimalista mentre io invece sono un massimalista”.

Il primo pezzo Oh, vita!, semplice e corposo, con basso e batteria in risalto, è puro rap old-school.

In Sbagliato le chitarre acustiche prendono il sopravvento. Chiaro di luna è la canzone romantica di questo disco, secondo quanto dichiarato dall’artista: è una classica canzone d’amore alla Jovanotti accompagnata ancora dalla eleganza della chitarra acustica.

In Viva la Libertà troviamo ancora il Jova in versione ‘unplugged’, ma con un carattere più folk. Ragazzini per strada e Paura di niente, insiemi di voce e chitarra, ricordano i giorni passati dell’infanzia. Quello che intendevi racconta, viste da fuori, storie di vita da strada, con lievi tinte di blues e l’intimo duetto tra chitarra e pianoforte. Anche in Affermativo poche chitarre acustiche fanno da sfondo per le storie di chi vede il nostro mondo occidentale dopo la guerra.

Le canzoni è un brano potente ed elettrico. L’anima di Navigare è quella di una canzone di musica leggera classica della tradizione italiana, accompagnata da tastiere ed effetti da studio. Amoremio rappresenta i due caratteri contrastanti dell’autore, da una parte acustica e dall’altra elettronica: il duetto con il piano è alterato da una voce filtrata sinteticamente.

In Italia rappresenta, in un misto di rap e funk, la visione che Jovanotti ha del proprio contesto sociale e culturale: “I miei due riferimenti per le canzoni sull’Italia sono sempre stati agli antipodi, sono L’italiano di Toto Cutugno e Viva l’Italia di Francesco De Gregori. Ecco, io mi sono collocato in mezzo a questi due emisferi. Questa è la mia canzone sull’Italia ed è un afro beat! Mi piaceva l’idea di un titolo così che contrasta con un suono afro”.

Sbam è un reggae trascinante e contagioso. Fame, è un brano di 8 minuti, quasi in antitesi con la dote portata da Rubin: rap old-school (come in Oh, Vita!), assieme a rock, funk e world music, la rendono la canzone più varia dell’intero album. In Paura di Niente, la chitarra accompagna una ballata ruvida e sincera, pura e spontanea.