La cacciatrice di fossili. Mary Anning si racconta

Annalisa Strada

La cacciatrice di fossili. Mary Anning si racconta

Editoriale scienza, Trieste 2019,

pp. 112, € 12,90

Età di lettura: a partire da 11 anni

 

Da sempre “scienza e ragazze” è un binomio inusuale.

Siamo spesso spinti pensare che bambini e ragazzi abbiano una “propensione” per le materie scientifiche e che bambine e ragazze siano più “affini” alle materie umanistiche.

E in effetti è un dato di fatto che la maggior parte delle ragazze in età scolare sviluppi interessi lontani dalla matematica, dalla tecnologia e dalle scienze e che i licei scientifici o tecnologici o gli istituti chimici e informatici siano più che altro frequentati da ragazzi.

Ma è davvero così?

Si tratta di una propensione per così dire naturale o è la nostra società che molto spesso incanala le ragazze in percorsi più “standardizzati” sottovalutando le competenze e le capacità che potrebbero avere in questi ambiti?

Fortunatamente negli ultimi anni sono molti i progetti che si sono sviluppati nel mondo legati all’avvicinamento delle ragazze alle così dette STEM già dalla scuola primaria.

L’acronimo, derivante dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics (ultimamente proposto con l’aggiunta di una “a” STEAM che sta ad indicare le arti), rappresenta quell’insieme di discipline scientifiche e tecnologiche che con l’inizio del nuovo millennio sono diventate fondamentali per lo sviluppo di competenze non solo importanti in ambito lavorativo, ma per la vita.

Anche in Italia sono molte le realtà che stanno sempre più cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica ad operare un cambiamento di pensiero.

Se una bambina adora i robot e il coding o si diverte a smontare i pc per vedere cosa c’è dentro non vuol dire che sia un “maschiaccio” e non solo andrebbe lasciata fare, ma incoraggiata e supportata.

È compito di ognuno di noi, genitori, insegnati, educatori combattere gli stereotipi e valorizzare l’importanza che le figure femminili nello sviluppo del pensiero scientifico.

Per farlo perché non affidarsi anche ai libri?

La casa editrice Editoriale Scienza ha già da anni istituito la collana “Donne nella scienza” a cui è stato attribuito il Premio Andersen 2018 come miglior collana di divulgazione e che comprende biografie di donne che hanno dato un grande contributo alla scienza.

Ritratti appassionati che intrecciano il racconto del percorso professionale con quello delle vicende personali e degli affetti, nonché con gli interessi, le passioni e i sentimenti che animavano queste scienziate.

Nel marzo di quest’anno è uscito proprio l’ultima di queste biografie di donne: La cacciatrice di fossili. Mary Anning si racconta. Testo di Annalisa Strada e illustrato da Daniela Tieni.

Il libro ripercorre raccontandola in prima persona la vita di Mary Anning, nata nel 1799 nel paesino di Lyme Regis, un paesino arroccato tra le scogliere e il mare nel sud dell’Inghilterra, da una famiglia di umili origini. La madre si dava da fare come poteva facendo il bucato per i vicini, mentre il padre era un falegname, ma la sua reputazione era legata soprattutto al fatto di essere un cacciatore di fossili, andava sulla spiaggia a cercare pietre “strane” che le scogliere nascondevano da secoli.

Mary aveva da poco iniziato a camminare quando suo padre cominciò a portarla con sé ogni volta che andava in spiaggia a cercare i fossili, e così è nata la passione di Mary, una bambina cacciatrice di fossili.

La scomparsa prematura del padre non la frenò nella sua impresa e all’età di 12 anni, scoprì il primo fossile di un esemplare di ittiosauro. Logicamente le malelingue non tardarono ad arrivare… una ragazzina che cercava fossili e che li ripuliva? Non si era mai vista.

Ma per fortuna la tenacia di Mary fu più potente delle malelingue e non solo il suo lavoro consentì alla sua famiglia di sopravvivere, ma i più famosi studiosi di fossili andarono a Lyme Regis negli anni per confrontarsi con lei.

Un esempio di vita affascinante e tenace, accompagnato da illustrazioni a colori stilizzate, ma davvero accattivanti. Una storia da leggere e far leggere alle nostre piccole scienziate, per infondere in loro il coraggio e la speranza che i desideri e le passioni possono davvero diventare ciò che rende grande la nostra vita.

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