Un robot quasi perfetto

Anna Lavatelli

Un   robot quasi perfetto

Coccolebooks, Belvedere Marittimo (CS) 2018,

pp. 120, € 10,00

Età di lettura: a partire dai 9 anni

Occupandoci quotidianamente di robotica educativa nei nostri servizi, ho letto questo libro con grande simpatia e divertimento.

È la classica storia in cui si pensa che una macchina o un oggetto possa sopperire, non solo alle nostre faccende quotidiane, ma anche ai nostri compiti di genitori ed educatori sostituendoci e alleggerendoci dalla fatica di ogni giorno.

Ma, come spesso ci piace dire durante i nostri laboratori, una macchina, un robot non può sostituire in toto una persona, e anzi l’utilizzo dei robot in alcuni ambiti della nostra vita ci obbliga ad essere dei mediatori tra lo strumento e bambini/e e ragazzi/e. Quando ciò non avviene e si lascia fare al robot le conseguenze possono essere particolarmente “catastrofiche”…

Ecco quello che ci insegna il libro di Anna Lavatelli Un robot quasi perfetto edito da Coccolebooks.

L’autrice è una delle più affermate scrittrici per ragazzi in Italia. Ha iniziato a scrivere nel 1986, ottenendo sempre grande successo. Ha pubblicato con le più importanti case editrici italiane vincendo molti premi tra i quali quello del Battello a Vapore (1993) e il Premio Andersen (2005) e il Premio Nazionale della Resistenza (2018).

Anche questo testo non è da meno, una storia che sa affrontare in modo simpatico e divertente tematiche molto difficili come quelle del rapporto tra un padre e un figlio soli che hanno perso rispettivamente la moglie e la madre da poco. Il tutto parte da una domanda: Un robot può risolvere tutti i problemi di un padre e un figlio?

Così inizia la storia di Mario e di suo padre, il professor Leonardis, eccellente scienziato sempre chiuso nel suo studio a pensare a nuove invenzioni, e del loro “difficile” rapporto dovuto al fatto che il professore non è in grado di cavarsela senza la moglie e che per quanto sia geniale nel suo ambito, non riesce a mantenere le promesse fatte a suo figlio, rovina il bucato e si scorda di preparargli la cena.

In tutto ciò la Zia Betta, sorella del professor Leonardis, è sempre presente accanto ai due con il suo buon umore e la sua personalità carismatica; affezionatissima al nipote e sempre pronta a sgridare il fratello per la mancanza di attenzione e di tempo che dedica al figlio. Ma Mario e il suo papà non riescono proprio ad andare d’accordo, ma il professor Leonardis pensa sia solo colpa del fatto che non riescano ad organizzarsi con le faccende di casa…

Quale può essere allora la soluzione? Costruire un robot “perfetto” che possa occuparsi delle faccende domestiche e dell’educazione del figlio. Il nome del robot è tutto un programma: Perfect, perché sarà lui a trasformare la loro vita da totale disastro ad assoluta perfezione o almeno così spera il papà di Mario.

E Perfect almeno inizialmente sembra davvero essere perfetto: si occupa della casa, di fare la spesa, di cucinare, aiuta Mario con i compiti e lo segue durante la giornata.

Eppure, qualcosa sembra comunque non andare nella vita di Mario e del professor Leonardis; avendo delegato a Perfect sempre di più ciò che riguarda la loro vita quotidiana il robot è diventato ormai una presenza ingombrante e invadente, dettando le regole della casa e della vista sociale dei due poveri malcapitati che sembrano quasi rimpiangere il caos e il disordine che governava le loro vite prima di allora. E ora il problema sembra essere diventato l’opposto: come sbarazzarsi di Perfect?

Un racconto simpatico e divertente che farà comprendere ai più piccoli come la tecnologia non può risolvere sempre tutto e che nessun robot, per quanto perfetto sia, possa sostituire il tempo trascorso insieme alla propria famiglia, l’affetto, la tenerezza e il calore di un abbraccio.

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