Che genere di stereotipi? Pedagogia di genere a scuola. Per una cultura della parità

Patrizia Danieli

Che genere di stereotipi?

Pedagogia di genere a scuola. Per una cultura della parità Ledizioni, Milano 2020, pp. 187, € 16

 

Con questo testo snello, e insieme denso e ricco, Patrizia Danieli fa il punto della situazione sull’educazione di genere, ma soprattutto propone uno strumento pedagogico   indispensabile per tutti e tutte coloro che, a vario titolo, si trovano nella condizione di educare. Non solo dunque insegnanti, educatori, educatrici, ma anche mamme e papà.

Perché si può parlare di strumento pedagogico? Innanzitutto per le modalità con le quali l’autrice costruisce il testo, modalità che sono esplicitate già nella sequenza del titolo. Il lavoro si apre infatti con un excursus sul tema dello stereotipo e del pregiudizio che riguardano il genere maschile e quello femminile. Se lo stereotipo tende a semplificarne e generalizzarne caratteristiche ritenute naturalmente pertinenti l’uno o l’altro genere, il secondo, proprio sulla base di un presunto, tende a discriminare coloro che non si conformano a tali caratteristiche. Così spesso le bambine vivaci sono accusate di “fare i maschiacci” e i bambini sono redarguiti, se piangono, perché si comportano “da femminucce”. Sono proprio stereotipi e pregiudizi, stratificati in tempi lunghissimi, a mortificare ancora oggi entrambi i generi, a costringerli in abiti spesso irrispettosi delle individualità e delle singolarità di ciascuno-a. E cosa ben più grave, argomenta l’autrice, “stereotipi e pregiudizi generano anche violenza ed è giusto vedere come viene costruita” perché, soltanto in questo modo, è possibile smantellare i presupposti. “La legittimazione della violenza avviene attraverso credenze condivise, attraverso l’uso di un certo linguaggio, attraverso le immagini. […] La lingua non solo riflette la realtà sociale nella sua storicità, ma condiziona il pensiero, la capacità degli individui di progettarsi ed immaginarsi all’interno di situazioni relazionali e ruoli, insomma condiziona lo sviluppo sociale e culturale”.

Il testo analizza quindi il genere come costruzione sociale mettendo in evidenza quale rappresentazione sociale dei due generi venga veicolata appunto attraverso il linguaggio e attraverso i media. Danieli articola il suo pensiero prendendo in considerazione numerosi documenti, risultati di ricerche, pubblicazioni, siti internet e riesce così a offrire anche numerosi spunti di approfondimento. In questo senso il testo assume la valenza di uno strumento non solo per la conoscenza dell’argomento, ma anche per una possibile utilizzazione pedagogico-didattica.

Dopo un excursus relativo alle rappresentazioni dei due generi nell’editoria scolastica, infatti, vengono proposti progetti e “buone pratiche didattiche” che sono -state- attuate e intorno alle quali si potrebbe concentrare uno sforzo maggiore, soprattutto nelle scuole primarie.

“Il compito di chi insegna -scrive Barbara Mapelli nella prefazione, riprendendo il pensiero di Maria Zambrano- è quello di essere mediatore e mediatrice, insegnare significa avviare qualcuno a un cammino che dovrà percorrere in prima persona, essere guida più indicativa e vitale che dottrinale”.

Per questo occorre che chi educa aiuti e faciliti il cambiamento e la trasformazione, analizzando e prendendo consapevolezza di stereotipi e pregiudizi che ancora abitano tutti e tutte noi.

“Il cambiamento è difficile da accetta- re per chi non è abituato a mettere in discussione se stesso o se stessa, e ancora di più, o di conseguenza, il proprio sapere professionale. Interiorizzare l’educazione al genere è prevenire la violenza grazie al pensiero critico, per una crescita più libera e consapevole. Infine, fare educazione al genere è fare cittadinanza e democrazia.”

Così l’autrice chiude il suo testo: un auspicio, ma soprattutto una necessità in una situazione in cui ancora troppo frequentemente si assiste a episodi di intolleranza e violenza non solo nei confronti delle donne, ma rispetto a tutti e tutte coloro che intendono abitare il mondo in modo libero.

Claudia Alemani

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