M l’uomo della provvidenza

Antonio Scurati

M l’uomo della provvidenza Edizioni Bompiani, 2020

pp.645, € 23,00

 

Riparte da dove si è interrotto il primo volume, e di questo vorrei scrivere prima di affrontare il nuovo. Il Romanzo inizia così “… Benito Mussolini Roma, 15 febbraio 1925…” Si tratta di un bel libro, di piacevole lettura, ai primi posti delle classifiche di vendita per molte settimane nel 2019, molto corposo con ben più di ottocento pagine. Il tempo sospeso che ci ha obbligato in casa mi ha fatto trovare il coraggio e il tempo di affrontarlo, e di leggerlo fino alla fine, quasi inaspettatamente interrottamente per i miei ritmi di lettura. Infatti, ha una sua struttura agevole fatta di interruzioni con documenti dell’epoca: rapporti di pubblica sicurezza, articoli del Corriere, interventi e lettere dei protagonisti che lo rendono più vitale, anche se alcuni critici hanno rilevato alcune inesattezze storiche, il romanzo ci fa sentire la complessità dei tempi tra le due guerre.

Uno sguardo attraverso i suoi protagonisti, “il primo romanzo sul fascismo raccontato attraverso Benito Mussolini: il figlio di un secolo che ci ha reso quello che siamo” e mi ha colpito è l’aver trattato il personaggio nelle sue relazioni politiche, familiari, sociali facendo emergere la sua istintiva capacità di mettersi alla testa di chi “conviene”, siano essi patrioti o arditi pur di essere al centro dell’attenzione politica. Appa- re quindi un personaggio da romanzo, se non fosse per quello che ha rappresentato per la nostra storia, ma accanto alla sua figura Scurati sa delineare molto bene la relazione con altri personaggi sceglie giocando su più fronti, la moglie, la povera giovane segretaria del piccolo giornale di opposizione e Margherita Sarfatti, coltissima e ricca ereditiera ebrea veneziana.

La causa socialista appare scusa e occasione per tenere insieme il prima e il dopo della sua espulsione dal Partito Socialista, una rivincita e il patriottismo appare qualcosa che motiva allo scontro e alla violenza. M è un personaggio che sa approfittare di ogni occasione per restare a galla, attorno a lui anche il fratello ne sopporta il fascino e ne aggiusta i guasti. Il romanzo si concentra sugli anni dalla ascesa, dal 1919 al 1924, dall’Italia che cerca di ripartire alla morte di Matteotti, e se la vicenda di Fiume e la relazione distaccata con D’Annunzio sembra solo sullo sfondo di attendismo di convenienza, non così le responsabilità individuali e politiche verso il rivale Giacomo Matteotti. Nel romanzo la figura di Matteotti ne emerge con il suo coraggio e la sua umanità. Il quadro che Scurati fa del Polesine e del delta tra le provincie di Ferrara e Rovigo è quello di una squallida povertà a cui si oppongono gli agrari latifondisti e in questo scontro duro trovano spazio le violenze dei fascisti, la cosiddetta “goliardia” di Italo Balbo, le scorribande notturne nelle povere casupole contadine. Appare evidente che fascismo è disprezzo per chi lavora ed è povero come fosse una colpa da lavare nel sangue. Questi eventi di storia minore fanno emergere il coraggio e l’amore per la sua terra di Giacomo Matteotti che non traspare nella visita alla sua casa museo di Fratta, in fondo era di famiglia benestante, e in questo il romanzo è importante per valorizzare la scelta di campo e il rispetto umano. L’impegno delle “camicie nere” di isolarlo dal popolo che lo ha eletto e minacciarlo continuamente ne rende un personaggio coraggioso.

Da questo romanzo ho compreso cosa intendeva il nonno quando diceva nei racconti del periodo fascista “…… poi di notte arrivavano quelli di Balbo”, era così che su segnalazione degli agrari, si caricavano i violenti sui camion e si andava di notte a razziare, le case dei contadini, a fare ogni tipo di violenza, soprattutto quando c’erano scioperi o richieste di qualche pezzo di terra in più da lavorare e bonificare. Un leader politico se è reso impotente con la violenza non può più essere protetto, se deve nascondersi sarà sempre più solo , questo è il rischio della coerenza e di Matteotti , al contrario chi gioca su più fronti e non si espone , attende e attraverso la violenza altrui sa sempre a quale tavolo giocare, così Mussolini si accorda con Giolitti, ma non lo dà troppo a vedere , così fa il doppio gioco, della paura e della violenza, la sua forza politica istintiva arriva al momento giusto a chiedere al re di firmare un decreto in bianco di sciogliere il parlamento . Così l’ultima pagina del primo libro… Ritengo interessante aver descritto quegli anni per capitoli segnalati con le date degli eventi e il nome dei protagonisti, è un invito a riflettere anche su come noi impariamo la storia, su come memorizziamo il nome di capi del Governo di in elenchi oggettivi astratti, anche la sinistra che continua a dividersi, sembra fuori contesto. il libro si potrebbe leggere anche per eventi per completare la storia dei testi scolastici, certamente quello che resta dopo l’ultima pagina è un sentimento , la violenza agita e pubblicamente negata quale sfondo della ascesa del fascismo.

Allora forse è per questo che il movimento delle sardine dopo la clausura imposta dal coronavirus ha deciso di ritrovarsi e ripartire dalla Casa Museo di Giacomo Matteotti il 23 luglio scorso, scelta come luogo simbolo dell’antifascismo.

Chiara Emilia Canato

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