Riflessioni di una mamma

I bambini sempre così attenti, spesso li sottovalutiamo, cerchiamo di proteggerli non raccontando alcune cose, ma i bambini capiscono tutto

Sabrina Biella*

Apro gli occhi, mi sveglio, è ora di alzarmi e di andare a lavorare. Non ho sognato, è tutto vero. Sono a casa come la maggior parte delle persone nel mio quartiere, in Lombardia, in Italia, in Europa, nel mondo. Leggiamo notizie, guardiamo i telegiornali, aspettiamo la prossima conferenza stampa.

Ogni giorno la stessa routine: c’è chi va al lavoro, chi lavora da casa, chi vive da solo, chi è a casa con la famiglia, a volte in relazioni soffocanti e altre che sono una manna dal cielo. Bisogna organizzare i compiti dei figli, procurarsi la spesa in qualche modo, ribaltare casa, arricchirsi di buoni propositi, pensare a come sarà quando la normalità o la non normalità tornerà. Tante do- mande frullano nella mente. Andrà tutto bene! Ma andrà veramente tutto bene? Mio figlio mi guarda, i primi giorni continua a chiedere di andare a dormire a casa dei nonni come faceva ogni venerdì, poi smette di chiederlo. È contento di essere a casa da scuola, poi mi chiede quando potrà tornarci per rivedere i suoi amici della seconda elementare. Gioca, fa i compiti, a volte obbligato, si isola e piange perché mentre lavoriamo vorrebbe giocare con noi. Da psicologa so come dovrei comportarmi con lui ma non sempre è facile. Sentiamo ambulanze che passano sotto casa, senti persone che conosci che non ce la fanno, parenti ricoverati, altri con la febbre, campane che suonano. Poi mio figlio incomincia a fare domande. Gli ho già spiegato che cosa sta succedendo, e so di averlo fatto in modo per lui comprensibile. Gli chiedo come si senta in questo periodo e nella risposta si legge la mancanza dei nonni, degli amici e delle sue routine. Fa programmi che contemplano luoghi di svago e divertenti. Poi mi spiazza con una domanda che non mi aspettavo: “Mamma, ma anche i bambini muoiono?”. I bambini sempre così attenti, spesso li sottovalutiamo, cerchiamo di proteggerli non raccontando alcune cose, ma, come dico sempre, i bambini capiscono tutto. Capita che fatichino a dire certe cose all’adulto: non vogliono che la propria figura di riferimento ne soffra, temono di essere sgridati, di non essere capiti o di avere una risposta alle loro domande. Ho risposto a mio figlio inizialmente ascoltandolo, chiedendogli come mai mi avesse posto quella domanda. Dopo ho aggiunto che è vero che alcuni bambini possono star male, potrebbe essere che possano morire, ma che è una possibilità non impossibile ma difficile che avvenga. Gli ho dato l’opportunità di farmi domande, di dare un nome alle sue emozioni, alle sue preoccupazioni utilizzando un linguaggio adatto alla sua età. Mi mostro calma senza nascondere la preoccupazione del periodo e lo accolgo in un abbraccio.

 

Psicoterapeuta, coordinatrice Stripes Coop*

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