Rompere il codice del silenzio: educazione sessuale e ruolo adulto

«La sessualità  si integra nella nostra identità, ci permette di sentirci appartenenti al genere maschile o femminile, ci muove verso un’altra persona alla ricerca dell’amore, ci fa scoprire le meraviglie del piacere, ci permette di non sentirci più bambini e, al momento giusto e per chi lo desidera, di trasformarci da figli a genitori. E’ chiaro: non a tutti succedono queste cose e non sempre tutte vanno per il meglio, ma dobbiamo ammettere che parte del nostro progetto di vita, quello che siamo o quello che sogniamo di diventare, passa anche  attraverso il territorio della sessualità.  La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) parla della sessualità come di “un aspetto centrale dell’essere umano che comprende il sesso, l’identità di genere e di ruolo, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. L’espressione della sessualità avviene attraverso pensieri, fantasie, desideri, opinioni, attitudini, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni con gli altri. La sessualità è quindi un fenomeno complesso, influenzato dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, etici, legali, storici, religiosi e spirituali.” In base a questa definizione di sessualità, l’OMS definisce anche il concetto di salute sessuale identificandolo con “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale legato alla sessualità e non riducibile all’assenza di malattia, disfunzione o infermità, che riguarda l’individuo senza distinzioni di sesso, razza ed età. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenza»[i]

  1. Educazione alla salute ed educazione sessuale a scuola L’educazione alla salute in ambito scolastico è un intervento che promuove norme e stili di vita che aiutano la persona a perseguire il benessere personale. Spesso l’intervento preventivo/educativo in ambito scolastico rappresenta una “Cenerentola” nel piano dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado. Non si sa bene dove collocarla, in quali obiettivi curricolari includerla, come svilupparla e realizzarla all’interno del proprio gruppo classe. Quando poi l’educazione alla salute si declina sui temi dell’educazione affettiva e sessuale, le difficoltà sembrano ancora superiori. Nessun docente si sente preparato ad affrontare questo genere di tematiche, sia perché quasi nessuno viene formato a gestirle con i gruppi classe all’interno del proprio percorso formativo, sia perché si teme che le famiglie degli alunni abbiano sensibilità e approcci ideologici/valoriali che potrebbero essere non allineati con l’approccio pedagogico del docente. Per cui succede spesso che siano gli stessi insegnanti che, già sopraffatti dagli impegni didattici ed educativi, vedano l’educazione alla salute e alla sessualità come un ulteriore carico di lavoro, di cui è meglio non occuparsi o da delegare eventualmente a specialisti esterni alla scuola. L’educazione affettiva e sessuale, così come l’educazione alla salute in realtà servono davvero molto ai soggetti in età evolutiva ed è fondamentale che esse siano incluse nei curricola scolastici già a partire dalla scuola dell’infanzia, come avviene in modo mandatorio in molte altre nazioni del mondo occidentale e così come indicato anche all’interno delle Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
  2. Il silenzio degli adulti

Freud ci ha aiutato a comprendere che la sessualità dell’individuo nasce e si sviluppa con lui, in un processo caratterizzato da continuità ed evolutività. Così come educhiamo il bambino alla corporeità – attraverso l’approccio dell’educazione fisica e motoria – allo stesso modo occorre che bambini, preadolescenti e adolescenti vengano educati anche alla sessualità, che dell’educazione corporea rappresenta una dimensione strutturante ed integrante. Naturalmente l’approccio educativo deve essere fase-specifico, ovvero basarsi su modalità che siano rispettose della sua capacità di comprendere, apprendere e decodificare. Numerose indagini, soprattutto con preadolescenti e adolescenti, hanno dimostrato che oggigiorno la fonte principale di informazione ed educazione sessuale, quasi sempre risiede nei mezzi di comunicazione e avviene attraverso la navigazione online. Èevidente a tutto il mondo adulto, che tale approccio rappresenti un grande rischio e pericolo sul piano educativo, poichè virtualità ed online in nessun modo sanno rispondere in modo adeguato ai bisogni educativi dei giovani utenti. Del resto, molti adulti faticano ad individuarsi come figure responsabili, competenti e di riferimento con chi cresce nell’ambito dell’educazione affettiva e sessuale, perché provengono da una storia di silenzi e dise-educazione sessuale di cui essi stessi sono stati protagonisti nel corso della propria infanzia. In una prospettiva educativa, è fondamentale comprendere che il silenzio di noi adulti insegna a chi cresce molte cose. Il non detto degli adulti provoca infatti in loro un pensiero molto preciso: “Se nessuno ne parla….vuol dire che è una cosa brutta. Oppure sbagliata. Oppure vietata.”. Ed in effetti molte di queste affermazioni concordano con quello che fin da piccolissimi, molti minori vedono succedere nelle loro case quando la sessualità vi fa capolino, entrando in modo inaspettato o imprevisto. Se mentre si guarda la TV, compare sullo schermo una scena sessualmente esplicita, solitamente gli adulti si buttano sul telecomando e in grande velocità cambiano in tutta fretta canale, spesso commentando: “Questo non va bene per te”.. Così se un minore volesse chiedere: “Che cosa non va bene per me? Come andava a finire la scena che non ho potuto vedere? Perché sei diventato rosso in faccia mentre cambiavi canale?”  sa bene che queste diventano domande impossibili da fare a chi non ha parole o le uniche parole che sa dire è: “Questo non va bene per te”.

  1. Confusi ed eccitati

Il dato di fatto per molti minori è che quando compare la sessualità nella loro vita, nessuno dice nulla, nessuno commenta, nessuno spiega, nessuno accoglie e condivide emozioni. Quindi, il minore, soprattutto in preadolescenza, si ritrova solo a dover gestire le emozioni che la sessualità vista, spiata, ricevuta o subita dai molti media con cui tutti noi oggi viviamo connessi, li raggiunge. E spesso quelle emozioni lo lasciano confuso ed eccitato, impaurito e incuriosito al tempo stesso. Tutto questo porta i nostri figli e i nostri alunni a muoversi in modo randagio e solitario nei territori della pornografia, della scoperta di una sessualità raccontata in modo grossolano o volgare, mai collegata con il principio della relazionalità. Al massimo, di queste cose provano a parlare fra di loro. Le conversazioni tra pari sono molto importanti, quando si è in età evolutiva,  ma spesso, intorno alla sessualità, i coetanei non si sanno supportare in modo adeguato. Anzi aggiungono confusione  a confusione. Perché la sessualità è un aspetto nei confronti del quale è fondamentale potersi confrontare con un adulto significativo e competente. E in effetti, se nella vita reale mancano questi adulti, i nativi digitali, vanno poi a cercarseli magari in altro modo, magari nella vita virtuale. Nella rete, ci sono molti siti che offrono materiali di educazione sessuale adatti ai minori, con esperti disponibili a interagire e a fornire risposte ai quesiti di chi li interpella. Ma Internet offre anche infiniti percorsi nei quali la curiosità sessuale, (che è un elemento naturale e fisiologico)  dei minori viene intercettata e dirottata verso siti diseducativi o addirittura autolesivi e pericolosi.

  1. Il ruolo dell’adulto

Nel nostro contesto socio-culturale, in cui la sessualità è un bene in vendita e utilizzata nei modi più disfunzionali da strategie di marketing aggressive e incuranti dei bisogni educativi di chi sta crescendo (perchè orientate solo verso il maggior profitto economico), i nostri figli e studenti hanno davvero – e molto più che  in passato – bisogno di adulti che sanno stare di fronte a loro con le giuste emozioni e le giuste parole per parlare di sessualità, sentimenti e affetto. Adulti che fanno questo con la convinzione e il desiderio di creare una narrazione condivisa e coinvolgente che fornisca  la possibilità di connettere semanticamente queste tre parole – ovvero  sessualità, sentimenti e affetto – così che esse si possano contaminare reciprocamente non solo in termini di significato astratto, ma anche di loro inclusione nel progetto di vita di ciascuno. Un buon progetto di educazione affettiva e sessuale deve partire proprio da questa esigenza: fornire a chi cresce una narrazione sulla dimensione della sessualità nella loro vita, a partire dal concepimento e dalla nascita (chi è quel bambino che alla scuola dell’infanzia non chiede almeno una volta: Maestra, come nascono i bambini? E anche se non ce lo chiede, possiamo stare certi di una cosa: almeno una volta lui, nel silenzio dei suoi pensieri, se lo è chiesto di sicuro) che non escluda nessuna di queste tre parole. Per noi educatori l’approccio fondamentale a questa educazione deve essere quello che permette alla sessualità di non rimane solo “sesso” così da permettere a chi cresce di integrarne – con tranquillità e sicurezza – la conoscenza all’interno del proprio apparato emotivo-cognitivo perché chi gliela racconta non gli fornisce solo informazioni (aspetto cognitivo), o al contrario non reagisce di fronte al suo bisogno di sapere unicamente con emozioni forti e distoniche (un adulto che di fronte ad un minore che fa una domanda sulla sessualità, diventa rosso e imbarazzato e dice “questo non va bene per te” non fornisce alcuna risposta sul piano cognitivo e al tempo stesso invece lascia un segno molto profondo nella mente emotiva del suo interlocutore). L’adulto che sa fare bene questi interventi educativi rimarrà stupito nel constatare con quanta naturalezza e soddisfazione chi cresce saprà mettersi in relazione e in dialogo con lui/lei confermando anche la bellezza e sicurezza di poter avere a disposizione adulti che non hanno paura ad essere e diventare educatori di riferimento rispetto al tema della sessualità. Che è un bel passo in avanti rispetto a quello che probabilmente è successo a tutti noi che, quando eravamo bambini, attraverso il silenzio e le reazioni “incongruenti e incoerenti degli adulti” abbiamo appreso a non poterci fidare di loro in questo ambito specifico.

5.Conclusioni                                                                                                                                                Ciò che diciamo o non diciamo a chi cresce intorno alla sessualità rappresenta l’impalcatura su cui essi stessi costruiranno il loro sapere, saper fare e saper essere relativi a questa dimensione. Condividere la bellezza e la ricchezza di un percorso in questo ambito con chi sta crescendo significa diventare artefici e corresponsabili della migliore impalcatura grazie alla quale loro poi costruiranno il progetto di felicità della loro esistenza. Progetto del quale la sessualità è un ingrediente necessario e importante.

ALBERTO PELLAI
Medico, Psicoterapeuta, Ricercatore presso il Dip. Di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano

 

[i] A.Pellai, Tutto troppo presto. De Agostini, Milano 2015.

 

Bibliografia
A. Pellai, Mamma e papà cos’è l’amore. L’amore e la sessualità spiegati ai nostri figli, Franco Angeli, Milano 2015                                                                                                                     Pellai A, Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli ai tempi di Internet, De Agostini, , Milano  2020                                                                                                                                                      Pellai A, Così sei fatto tu 10-12 anni. Una storia in rima per spiegare le differenze tra maschi e femmine, Centro Studi Erickson, Trento 2015
Pellai A, Baciare, fare, dire. Cose che ai maschi nessuno dice, Feltrinelli, Milano 2015
Pellai A, Così sei nato tu 4-7 anni. Una storia in rima per spiegare come nascono i bambini, Centro Studi Erickson, Trento 2014                                                                                                                     Pellai A, Il primo bacio. L’educazione sentimentale ai tempi di Facebook. Kowalski, 2012
Pellai A, Calaba B, Col cavolo la cicogna, Erickson, 200

 

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