La neve di fuoco (gennaio 2026)
Di Maria Piacente
La vacanza è terminata prima del previsto. Si aspettava una nevicata, ma non così copiosa come quella che stava venendo giù. Le solite curve sinuose si snodano davanti a noi: il silenzio ancora più attutito dalla neve si apre all’ascolto in un posto di cui si può godere solo ora… Chissà quando un manto ancora tanto generoso si ripeterà…. da diversi anni non nevicava così. Mi torna in mente il giorno in cui ho visto la neve per la prima volta: è stato qui a Milano moltissimi anni fa. Il mio amato zio Francesco detto Ciccio la raccoglieva nei bicchieri più grandi, quelli che mamma utilizzava per i cocktail, ci aggiungeva tamarindo rosso e il gusto della bevanda veniva “una bellezza”, come diceva il mio papà.
In questi pensieri mi sono tuffata quando, guardando dal finestrino della macchina come la neve scendeva, e vedendo come artisticamente e superbamente si adagiava su ogni cosa, non ho potuto fare a meno di guardare le ghirlande soffici e bianche sfilare veloci dal finestrino: sui rami tutti spogli e appuntiti dalle spine, la neve aveva formato ricami delicati e luccicanti come diamanti.
Ma all’improvviso il mio pensiero si è fermato, i miei occhi non riescono più a vedere la bellezza del creato, il pensiero ritorna a Crans Montana, al locale le Costellation dove la notte di Capodanno 40 ragazzi e ragazze sono morti in un incendio; e oltre cento sono rimasti gravemente feriti. È vivido il ricordo degli occhi azzurri di un ragazzo che mi guarda dalla sua fotografia. E poi il pensiero va ad un altro ragazzo che, dopo essere stato in mezzo al fuoco riuscendo a fuggire in tempo, appena all’aperto si è buttato sulla neve col corpo ustionato.
Ancora il pensiero parossisticamente continua a stare su quell’inferno, su come sia potuto accadere. Su quel fuoco traditore: niente giochi pirotecnici, ma orrore e morte. Come è stato possibile costruire un locale di quel genere destinato a dei ragazzini poco più che bambini storditi dal fuoco e dal fumo, morti per sempre… sempre, ma che parola è?
Le belle ghirlande ricamate di bianco sono diventate corone di spine, come se Gesù per un momento fosse sceso dalla croce per andare loro incontro.
Nei numerosi commenti letti e ascoltati sulla tragedia di Crans Montana, località sciistica ricercata, emerge ancora una volta che il dio denaro si accompagna a orrore e vergogna. La vergogna di cercare il sold out per incassare più soldi possibili, fregandosene di tutto il resto: delle uscite di sicurezza; delle misure antincendio; dei materiali non ignifughi. Fregandosene di stringere quell’unica porta incapace di sostenere l’immediata evacuazione.
Durante l’arrivo del 2026, all’improvviso una bottiglia di champagne con in testa una candela avvicinata al plafone ricoperto di materiale incendiabile, ha infuocato il soffitto e ha devastato tutto. La forza distruttrice del diabolico crepitio del fuoco si è fermata solo poco dopo l’arrivo dei pompieri.
Nel frattempo tanti ragazzi hanno cercato – alcuni riuscendoci altri no – di salvare la vita ai loro compagni. 40 di loro sono morti intorno all’1.30 del 1° gennaio 2026; più di 100 sono ricoverati in Ospedale e alcuni sono gravi.
Il locale non era in sicurezza. Molte giovani vite non ci sono più. Vogliamo smetterla di pensare solo al guadagno? O è solo il dio denaro che comanda?

