Neet. I 7 volti di una generazione in attesa (F. Capeci, V. Meli, E. Basha)

FEDERICO CAPECI, VALENTINA MELI, ENDRI BASHA
NEET. I 7 volti di una generazione in attesa
FrancoAngeli, Milano 2025, pp. 192, 23€

Nella prefazione Mario Calabresi scrive che “questo non è un libro che si limita a fotografare una crisi”…ma “un libro che si propone di cercare soluzioni”.
È interessante l’uso del termine fotografare, perché l’autrice e gli autori del testo, lontanissimi da intenti giudicanti, si pongono l’obiettivo di capire chi sono e in che contesto vivono e si formano i NEET (acronimo inglese di Not in Education, Employment or Training), cioè i giovani che non stanno studiando, né lavorando, né partecipando a corsi di formazione. Per raggiungere lo scopo di inquadrare il fenomeno in maniera non semplicistica, vengono presi in considerazione più piani di analisi: quello economico, quello sociale, quello culturale e quello psicologico.
I giovani della generazione Z, detti anche nativi digitali, cioè coloro che sono cresciuti tra il 2010 e il 2020, risentono del clima di crisi sociale, di trasformazione e di incertezza del periodo in cui vivono. I percorsi di studio e di ingresso nel mondo del lavoro hanno perso la linearità propria a quelli delle generazioni precedenti, le generazioni cui appartengono genitori e nonni dei giovani in questione. Le opportunità di formazione si sono molto ramificate e specializzate, le prime offerte di impiego spesso non sono allineate a competenze scolastiche specifiche e, infine, le condizioni di lavoro sono diventate sempre più precarie.
Questo quadro, che riguarda tutti i giovani, se da un lato può generare positive reazioni di adattamento e trasformazione creativa personale, dall’altro può determinare vissuti di particolare disagio. I NEET sono di fatto coloro che non trovano una soddisfacente collocazione in una società, nella quale non si sentono accolti, contenuti e sostenuti.
Per comprendere, e far comprendere, questo stato di spaesamento, l’autrice e gli autori del testo creano una mappatura dei cosiddetti inoccupati, che evidenzia come le loro situazioni di vita e il loro sentire non siano omologabili, bensì presentino molte sfaccettature.
Il lavoro di ricerca e osservazione ha portato alla definizione di sette profili psicologici. “Ogni profilo racconta una storia diversa, restituendo l’eterogeneità di un fenomeno che non può essere ridotto a una semplice categoria statistica.”.
I disillusi provano senso di ingiustizia e rabbia e hanno una visione del lavoro come parte di un sistema che complessivamente li danneggia.
Gli ambiziosi non si sentono sufficientemente valorizzati e pensano al lavoro come ambito dove esprimersi e ottenere successo.
I sabbatici si sentono giudicati per essersi presi un periodo di inattività per riflettere e sentono il bisogno di definire il ruolo del lavoro nella loro vita.
I fragili sono bloccati dal sentirsi inadeguati e giudicati e, considerandosi respinti dal mondo del lavoro, si isolano da tutto.
I sacrificati, che si ritrovano spesso ad abbandonare il lavoro per occuparsi dei propri familiari, vivono sentimenti di esclusione e di rimpianto.
I disorientati hanno paura di sbagliare di fronte a possibilità di scelta ampie e diversificate e non si sentono supportati nell’orientarsi nel mondo delle opportunità di lavoro.
Gli svincolati si riconoscono il diritto di prendersi del tempo per fare delle scelte autonome, anche lontane dai vincoli della tradizione.
Fatto il quadro del fenomeno NEET, con obiettivi di analisi e comprensione, alternativi a una posizione di omologazione giudicante, nel testo sono poi ritenuti essenziali i passi conseguenti che spettano al mondo adulto: l’assunzione di responsabilità di ascolto e di sostegno dei giovani e la creazione di condizioni favorenti l’espressione del loro potenziale.
Nel capitolo conclusivo si evidenzia che, se noi adulti “riusciamo a leggere questi giovani non solo attraverso il filtro della precarietà o del mancato inserimento lavorativo, ma come portatori di nuovi valori e di una visione alternativa della realtà, possiamo trasformare un problema in un’opportunità di crescita collettiva.”


Margherita Mainini


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