Educare al rispetto e alla pace: gli insegnamenti di Maria Montessori

Di MILENA PISCOZZO
Dirigente Scolastico. Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Capofila della rete nazionale scuola secondaria di primo grado Montessori.

 

Questo spettacolo cosmico, dice Montessori in Come educare il potenziale umano (1948), «ingrandisce» la mente e fa cadere «ogni forma di egocentrismo intellettuale, di pigrizia e di egoismo».

 

Il Metodo Montessori
Il Metodo Montessori   è un insieme di azioni e di idee. Non solo, quindi, una diversa tecnica di insegnamento – apprendimento, ma un modo diverso di affrontare la vita e le esperienze scolastiche. La stessa Montessori non voleva che si chiamasse Metodo: «dite piuttosto che è una via da percorrere insieme ai bambini per offrire loro il mondo della conoscenza».
Ha come principale finalità quella di offrire ai bambini e ai ragazzi un aiuto a costruirsi «uomini di pace in un mondo di pace». A questo scopo educa:
– all’autonomia fisica e intellettuale;
– alla capacità di concentrazione;
– alla perseveranza nel lavoro;
– alla costruzione di un proprio metodo di studio;
– alla cura ed al rispetto della persona e dell’ambiente.
Il bambino, perno di tutta la metodologia montessoriana, è visto come un costruttore di consapevolezze proprie; tali consapevolezze sono suscitate dal mondo esterno, confermate e interiorizzate attraverso la sua capacità di rielaborarle, farle proprie e astrarne autonomamente i concetti.
Egli  è  sollecitato  a  utilizzare  nel  miglior  modo  l’ambiente  educativo,  per    edificare la propria personalità in piena autonomia:  questo significa che è spronato a rendersi autosufficiente fin dall’inizio della sua vita scolastica,  attraverso l’esperienza personale; è stimolato a osservare, sperimentare, manipolare, a fare da solo, senza che l’adulto si sostituisca a lui, per raggiungere uno sviluppo più completo ed equilibrato della sua personalità di uomo: il bambino è padre dell’uomo.

 

 

Lo sviluppo sociale
La socialità nell’idea montessoriana si realizza costantemente nella gestione corresponsabile dell’ambiente, nel provvedere collettivamente al suo buon funzionamento, al suo allestimento per qualsiasi attività.
L’ambiente educativo montessoriano è strettamente legato alla costruzione di una personalità attiva e responsabile che diventa “maestro di vita e di cultura, come ambiente educatore”. È costruttore di relazioni nel rispetto del singolo e del gruppo, in un contesto collettivo che travalica i confini della classe.
Così, se per i “piccoli” il pranzo riveste un momento particolarmente significativo dove i bambini stessi sono camerieri a rotazione e provvedono ad apparecchiare per sé e per i compagni, a servire le pietanze e a riordinare la classe, per i più “grandi” il lavoro tra pari, la progettazione di percorsi di studio comuni, la costruzione di modelli o momenti di scambio di conoscenze tra “grandi e piccoli”, rappresenta un passo importante verso la costruzione “dell’uomo sociale”.
Ogni individuo si rivela diverso dall’altro e questa sua diversità, se valorizzata, lo rende ricco di interesse per gli altri, estremamente laborioso, osservatore, non distruttore, capace di un’attività concentrata per lunghi periodi, in grado di controllare i propri movimenti. Quindi tutta l’attività scolastica cerca di rispettare i ritmi di sviluppo e la capacità di apprendimento di ciascun alunno, attraverso strategie individualizzate tali da non livellare il gruppo – classe, ma atte a stimolare al meglio le potenzialità di ognuno. L’educazione è rivolta alla crescita del singolo individuo, per porlo in condizione di agire correttamente e proficuamente nell’ambito prima del gruppo e poi della società.

 

L’ambiente
Nella scuola primaria l’ambiente è intenzionalmente strutturato: arredi a misura di bambino, spazi da poter gestire autonomamente, attività di vita pratica concrete; per realizzare l’indipendenza è necessario che l’ambiente stesso offra l’opportunità di sperimentare personalmente ogni attività. Bisogna ricordare che chi è servito invece di essere aiutato in un certo modo è leso nella sua indipendenza: «Non voglio essere servito perché non sono un impotente, ma dobbiamo aiutarci l’un l’altro, perché siamo esseri socievoli».
Nella scuola secondaria di primo grado acquista maggior rilevanza “l’ambiente intellettivo-relazionale”: uno spazio – luogo – esperienza di analisi, ragionamento, confronto, dibattito e cooperazione. Nei due ordini di scuola è nell’ambiente che sono garantite democrazia e libertà: saper attendere, condividere, rispettare, assumersi le responsabilità.
Un ambiente che non blocchi la spontaneità, che non spenga l’interesse, che non frustri, ma che sostenga l’intelligenza e l’interesse.
Un ambiente ordinato che promuova la conoscenza, lo studio e il lavoro, all’interno del quale ciascuno rafforzi la propria personalità, imparando a valorizzare se stesso e gli altri.
Ambiente, libertà e autoeducazione: non un’assenza di leggi, ma libertà organizzata intenzionalmente, garantita per tutti e che si concretizza in un ambiente scientificamente preparato per la sua realizzazione.

 

Il lavoro libero e la libera scelta
All’inizio della scuola primaria si procede alla rilevazione della situazione di partenza di ciascun bambino, al fine di predisporre nell’ambiente i materiali adeguati a favorire le potenzialità di ciascuno.
Il bambino è capace di interessarsi con serietà e rigore già da piccolo a concetti scientifici di grado elevato. È soprattutto il lavoro di un certo livello, svolto con grande impegno personale, che porta il bambino a un’applicazione sempre più attenta e concentrata, alla capacità di superare difficoltà sempre maggiori e di ricercare inconsapevolmente un miglioramento costante.
Nella scuola si sollecitano e si tengono presenti le sue preferenze: non si richiedono scelte “qualsiasi” perché ciò rischierebbe di far nascere un senso di indecisione, a volte difficile da gestire. Al contrario, il far sentire al bambino che le sue decisioni hanno una valenza importante, lo rassicura e gli fa capire che la sua opinione conta e che viene tenuta in considerazione dall’insegnante.
Il bambino, fin dai primi giorni del suo ingresso nella scuola, esprime le sue preferenze attraverso il “lavoro libero”, attività dominante in una scuola di Metodo Montessori. Durante il “lavoro libero” i docenti seguono i bambini in tutti gli ambiti. Il “lavoro libero” comprende le attività con il materiale strutturato, le ricerche, gli esercizi suggeriti dai “comandi”, la lettura; quello con il materiale strutturato è individuale, paziente, ripetuto, finché il bambino stesso non si sente competente: è infatti nella ripetizione ragionata di un esercizio che si prova il piacere della comprensione. Gradatamente, passando dal concreto all’astratto e avendo costruito all’interno di sé il concetto, il bambino abbandonerà il materiale, preferendone un altro che stimoli l’interesse per un nuovo passaggio verso l’astrazione.
Nella scuola secondaria di primo grado, per implementare la metodologia montessoriana del lavoro libero, vengono organizzati piani di lavoro da svolgersi nell’arco di più ore settimanali a seconda delle necessità e degli argomenti. Il lavoro consiste nell’illustrare alla classe delle attività disciplinari o tematiche di lavoro (può anche essere un unico argomento articolato in aspetti diversi) che verranno scelti e svolti dai ragazzi individualmente, in coppia o in piccoli gruppi durante tutta la settimana.
Questa modalità di lavoro usa in modo flessibile l’orario, si basa sulla libera scelta degli studenti, sulla loro autonomia e assunzione di responsabilità. Rappresenta un importante cambiamento nell’approccio didattico poiché riprogetta l’impianto metodologico e la prassi scolastica, richiede quindi una rigorosa programmazione e organizzazione delle attività, flessibilità e continuità della metodologia di lavoro e mette in conto, come risorsa per l’apprendimento, l’errore, la riprogettazione dei tempi, la formazione/riformulazione delle coppie di lavoro, l’autovalutazione.
I ragazzi si attivano e si sperimentano in autonomia nel confronto con contenuti “interessanti, ampi, profondi” e la loro crescita è complessa perché riguarda l’acquisizione di diverse competenze (“sapere, saper fare, saper essere e saper apprendere”) nell’ottica della metacognizione cioè la conoscenza della propria capacità cognitiva e del proprio modo di imparare.
Nella scuola Montessori tutti sono liberi di scegliere le attività in un ambiente intenzionalmente   preparato: contemporaneamente si assumono la responsabilità del riordino degli oggetti utilizzati e del lavoro svolto. La libertà ha confini precisi, chiari e uguali per tutti; essere trattati con rispetto dagli adulti induce al rispetto reciproco.
“Rispetto” non è solo evitare la sopraffazione e la violenza, è anche non interrompere il lavoro di un altro; non disturbare un ambiente concentrato; rispetto è non giudicare, non   imporre la propria volontà, ma avere interesse a trovare strategie per integrarla a quella degli altri.  In questo senso si realizza non l’educazione in libertà ma “l’educazione alla libertà”.
Quanto poi al rapporto tra autorità e libertà, la Montessori non vuole   interventi autoritari, premi o castighi, che sono espressione di una disciplina esteriore: per il superamento di questa antinomia propone invece l’insorgere di quel senso di fiducia reciproca, fra insegnanti e discenti, che nasce nel cooperare in una scuola organizzata a garanzia delle libere attività di ciascuno.
Quindi non un’assenza di leggi, ma libertà sapientemente promossa e organizzata in un ambiente preparato scientificamente a tale fine.
Il bambino/ragazzo, lavorando da sé, in un’attività individualizzata e in libertà di tempo, conquista e fa propria la disciplina, lo sviluppo intellettuale, l’indipendenza.
Dare LIBERTÀ vuol dire non abbandonare o trascurare il bambino, non far emergere l’indifferenza passiva dell’adulto o, di contro, l’invadenza dell’intervento, ma vuol dire assecondare il suo sviluppo con prudenza e cura affettuosa, seguendolo a distanza.

 

Il ruolo dell’insegnante
In tutte le classi, dovrebbe apparire chiaramente come l’insegnante perda il suo ruolo centrale nell’educazione. È infatti l’alunno stesso, con i suoi tempi e i suoi ritmi, a determinare e ad ampliare le sue conoscenze. L’insegnante riveste il ruolo propositivo, stimolante tanto da incuriosire ogni singolo alunno alla conoscenza, per poi fornirgli i mezzi per gli approfondimenti che egli via via richiede.
In questo senso l’insegnante, privato del ruolo dogmatico – autoritario, affianca il bambino nella sua crescita culturale, senza mai sostituirsi a lui, né giudicarlo, ma sempre sostenendolo e incitandolo nel suo sforzo di lavorare e imparare, secondo le specifiche possibilità.
L’insegnante è il regista dell’apprendimento, ha un ruolo di mediatore, prudente e discreto, osserva e guida. Limita il suo intervento al minimo indispensabile, senza interrompere, perdendo il suo ruolo centrale nell’educazione comunemente intesa.
Educare significa anzitutto insegnare a non avere bisogno di noi.

 

Educazione cosmica
Con la visione cosmica montessoriana si apprende che:
– ogni cosa, ogni parte è abbracciata all’altra e che soltanto la loro relazione o il loro legame dà significato a ciascuna di esse;
– l’universo è un bel ricamo non ancora terminato, è un sistema processuale complesso che tende ad auto – organizzarsi in forme sempre più ricche e innovative;
– funziona come un organismo unico, come un ecosistema che tutti i viventi hanno lo scopo ed il compito di creare e di mantenere.
Per Maria Montessori l’uomo è co – agente dell’avventura cosmica del pianeta e può essere educato a sentirsi figlio e continuatore di quel piano cosmico che lo ha preparato e creato. Può, inoltre, essere educato a riconoscere il disegno ecologico a cui ciascuno dei viventi è chiamato a collaborare per mantenere l’ordine e l’armonia dell’ambiente (destino cosmico). Così educato, l’uomo sarà in grado di assumere una più matura responsabilità verso di sé e la realtà che lo circonda, riconciliandosi con la Natura che finora ha considerato nemica. Maria Montessori, che già si definiva cittadina del mondo, ha introdotto per prima la visione ecologica nella formazione umana.
Con l’educazione cosmica i bambini e gli adolescenti apprendono che gli esseri viventi non sono esseri votati ad esistere ciascuno nella nicchia della propria specie o genere, della propria razza o della propria individualità; che nel nuovo mondo globalizzato ciascun individuo non ha più una residenza municipale, nazionale o continentale; che dimora di ciascuno è il pianeta Terra, che fa parte dell’Universo stesso e perciò, dice Montessori, ciascuno potrà proclamarsi cittadino dell’universo.
L’educazione cosmica di Montessori richiede l’inclinazione a pensare in termini di sviluppo unitario ed armonico del mondo in cui ogni cosa, ogni parte, è abbracciata all’altra e soltanto la loro relazione o il loro legame dà significato a ciascuna di esse.
L’insegnante dovrebbe avere questa visione reticolare della conoscenza.

Maria Montessori dedica la sua vita al rinnovamento pedagogico, culturale e didattico della scuola, finalizzato alla costruzione di un uomo nuovo in una prospettiva di pace, con la ferma convinzione che tutti gli esseri umani possano, attraverso un processo di autoeducazione, migliorare se stessi e la qualità della vita, le loro modalità di relazione e le forme di convivenza su questo nostro pianeta.
Per Maria Montessori, la pace «non sottomette l’uomo, ma lo esalta; non lo umilia, ma lo fa cosciente del proprio potere sull’universo. E poiché si fonda sulla stessa natura dell’uomo, è un principio unico e universale, comune a tutti gli uomini»[1]. Educare alla pace e al rispetto dell’altro richiede impegno da parte di noi adulti, ma nel percorso di crescita, a maggior ragione con l’ingresso nell’adolescenza, l’obiettivo a cui puntare è tenere presente che «Lo sforzo del lavoro, dello studio, dell’apprendere è frutto dell’interesse e niente si assimila senza sforzo (…). Ma sforzo è ciò che si realizza attivamente usando le proprie energie e ciò a sua volta si realizza quando esiste interesse (…). Colui il quale nell’educare cerca di suscitare un interesse che porti a svolgere un’azione e a seguirla con tutta l’energia, con entusiasmo costruttivo, ha svegliato l’uomo»[2].

 

[1] EP, 1949 [Educate per la pace, 1937], p. 43.
[2] Cfr. M. Montessori, Introduzione alla Psicogeometria.


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