Lezioni olimpiche. Con il corpo capisco (editoriale)

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Di MARIA PIACENTE

 

Una luce particolare abbiamo voluto dare ai recenti giochi olimpici, riflettendo sul significato pedagogico, a tutto tondo, su quanto e come una disciplina sportiva possa favorire, forgiare e generare donne e uomini del nostro tempo: figure “alte” e solide alle quali ispirarsi per vivere in modo più compiuto il nostro divenire.
Nonostante siano passati almeno una decina d’anni dal mio ultimo lungo viaggio in Grecia, nel Peloponneso, ho ancora negli occhi il sito archeologico di Olimpia – culla degli antichi giochi olimpici nati nel 776 a.C. – dove presso il tempio di Era, ancora oggi, viene accesa la fiamma olimpica che da qui inizia la sua lunga staffetta. I miei ricordi di quel viaggio sono ancorati alle esperienze corporee che tutt’oggi sono in grado di sentire o richiamare alla mente: erano giornate di maggio assolate e tuttavia fresche, dove il “conosci te stesso” dell’Oracolo di Delfi – frase incisa all’ingresso del tempio di Apollo – mi inseguiva in ogni luogo.
Nelle pagine che seguono, molti articoli sottolineano come la disciplina sportiva immersa in contesti educativi significativi e ben attrezzati possa trasformarsi in laboratorio di cittadinanza attiva, dove la cura per sé e per gli altri diventa un fatto naturale proprio perché inserita in un contesto. Fortemente ancorato a delle regole (regole del gioco, regole dello stare nel gioco), questo contesto diventa anche un luogo dove le storie di ognuno possano essere raccontate, oltre che sentite, con il proprio corpo. Proprio qui vorrei soffermarmi, nel tentativo di mettere in luce quanto sia importante sentire il proprio corpo, avere la memoria del corpo, con le parole e le “parole del corpo”.
Il noto psicoanalista junghiano Martin Kalff, in uno dei suoi ultimi libri (Ascoltando il corpo. Nuove vie per il gioco della sabbia[1]), presenta il lavoro di ricerca e sperimentazione sul gioco della sabbia (Sandplay therapy) come strumento terapeutico. Kalff sostiene che esprimersi attraverso le figure create nella sabbiera permette di accedere al sentito “ascoltando il corpo”, implementando cioè quel processo di individuazione di junghiana memoria fondamentale per la terapia e il percorso di crescita personale. Convinta sempre di più che le esperienze corporee ci aiutino nell’integrazione tra mente e corpo per la comprensione di noi stessi, in passato ho voluto partecipare ad alcuni dei seminari di Kalff. In uno di questi, tenuto presso quel luogo incantevole e tranquillo che è La Tenuta San Vito In Fior di Selva (Fi), ho potuto intervistare Kalff proprio sull’ascolto del corpo. In questa intervista, pubblicata poi su Pedagogika (2019, n.3)[2], Kalff ha raccontato come sia impegnato a risvegliare il proprio corpo insieme al nostro. È un tipo di formazione che si può condurre (ovviamente da psicologi preparati per farlo) in tutte le situazioni, per grandi e per piccoli, abbinato a tecniche come quella della Sandplay therapy. Fin dal primo incontro si inizia con il risveglio del corpo: ciascun individuo tocca il proprio con lievi colpetti o massaggi, seguendo immagini ed emozioni che si lasciano fluire. Ciò potrebbe creare imbarazzo (anche se il corpo siamo noi!), ma il corpo così risvegliato si trova da avere una particolare consapevolezza che gli consente di esperire, davvero, nuove esperienze e dunque nuovi saperi. Ecco, questi momenti di consapevolezza aiutano ad avere migliori risultati anche dal punto di vista dell’apprendimento: aiutano ad imparare meglio. Così come aiutano poi le discussioni dei gruppi che hanno lavorato per esempio con la sandplay: discussioni nelle quali si parla di cosa sia emerso nel disegno fatto con le proprie mani nella sabbiera. Proprio nella comprensione di tali opere simboliche, Kalff sostiene che bisogna entrare seguendo le indicazioni di Jung. A livello neurologico questa pratica crea un ponte fra la sfera destra, più aperta all’emozione, e la sfera sinistra del cervello. Alle parole bisogna aggiungere le emozioni, perché spesso le parole sono parlate senza emozioni. Ancora di più: sentire il corpo, ascoltarlo, significa anche favorire e mettere al centro la propria “umanità”. Jung diceva che l’essere umano deve essere “intero” e diventare intero vuol dire integrare sempre nuovi aspetti della propria personalità. Questo si può fare incontrando le persone: relazionandosi con l’altro e sapere giocare, disporsi al gioco. Incontrare il diverso stimola ad uscire dalla nostra prigione, ci consente con nuovi vissuti di diventare più integrati e, appunto, più interi. Bisogna osservare con curiosità e benevolenza ciò che accade nel corpo e nelle emozioni ascoltandole fino in fondo e interrogandole. Per far questo, occorre saper stare nel qui ed ora, anche se qualcosa ci preme dentro e vorrebbe fuggire. E occorre rimanere interi anche nella comunicazione: ascoltare il corpo, sentirlo e scrivere con il corpo la nostra vita accogliendo il potere trasformativo delle immagini che scorrono nella nostra mente, e delle sensazioni che le accompagnano.
Anche nelle situazioni più difficili, negli ambienti più insoliti, il processo di individuazione che avviene attraverso l’ascolto del corpo lascia dei segni significativi: di recente, in un istituto penitenziario, abbiamo condotto per 15 ospiti 2 incontri nei quali – attraverso tecniche di meditazione collegate a scritti poetici e all’espressione pittorica con gli acquerelli – l’intento è stato quello di ascoltare le proprie sfumature mettendo al centro sempre il corpo e le sue emozioni. Nelle situazioni così dolorose e difficili delle 15 persone detenute con cui abbiamo lavorato, sembrava impossibile fare qualcosa di utile e concreto, invece così non è stato: insieme al gruppo abbiamo capito che è sempre, sempre, necessario andare avanti, cercare quello che sembra introvabile. Tenere a mente l’insegnamento del grande Franco Basaglia: «L’importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile può diventare possibile»[3]. Tenere a mente cioè la consapevolezza che la vittoria – nello sport come nella vita – non si misura solo in medaglie, ma nella capacità di trasformare ogni sfida in un’occasione di crescita.

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[1] Martin Kalf, Ascoltando il corpo. Nuove vie per il gioco della sabbia, Moretti&Vitali 2025.
[2] https://www.pedagogia.it/blog/2021/10/20/ascoltanto-il-corpo-intervista-a-martin-kalff/
[3] Cfr. Franco Basaglia, Conferenze brasiliane 1979, in Scritti II, 1968–1980.

 

 

 


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