Se la cooperazione fosse in prima pagina? La 30enne Pedagogika a CultureLink
Ogni giorno in Italia migliaia di cooperative sociali agiscono (costruiscono inclusione, accompagnano persone fragili verso l’autonomia, generano occupazione, sostengono famiglie, forniscono servizi educativi, contribuiscono alla coesione delle comunità), ma raramente conquistano le prime pagine. A nostro avviso, la questione interroga anche il modo in cui il giornalismo contemporaneo riconosce ciò che è degno di attenzione pubblica.
Per diventare notizia un fatto deve avere caratteristiche precise: essere eccezionale, conflittuale, drammatico, improvviso. Attirano cioè attenzione gli eventi che interrompono la quotidianità, mentre tendono a rimanere invisibili gli eventi che tale quotidianità la costruiscono. Proprio in questo paradosso si trova la cooperazione sociale che – prevenendo emergenze e ricucendo fratture sociali prima che diventino crisi – spesso non viene intercettata dai riflettori della cronaca. In sostanza, l’informazione tende a registrare ciò che accade quando qualcosa si rompe, mentre fatica ad osservare i processi che consentono a una comunità di funzionare. La conseguenza è una narrazione in cui il disagio appare più visibile delle azioni che lo contrastano. Perché ciò accade? Perché le nostre “antenne” (personali, oltre che giornalistiche e politiche) sono per lo più sintonizzate sulle emergenze in atto, piuttosto che su chi lavora affinché le emergenze non si verifichino? Non farebbe tutto parte della cronaca…?
Su queste domande Pedagogika si sta molto interrogando. Vuoi che il suo 30° compleanno la stia rendendo ancora più introspettiva, vuoi che tale ricorrenza coincida con la 2° edizione del FESTIVAL CULTURE LINK, fatto sta che il rapporto tra cooperazione e cronaca ci sembra cruciale. Cosa succederebbe se i contesti cooperativi avessero maggiore visibilità giornalistica? Difficile rispondere, ma lecito immaginarselo, soprattutto da parte di quelle realtà editoriali che nascono e vivono all’interno di cooperative sociali. È proprio il caso della rivista Pedagogika, da 30 anni ininterrottamente edita da Stripes Coop. Così, riflettendo sulla specificità del proprio editore, Pedagogika ha voluto organizzare all’interno di CultureLink un incontro dal titolo bonariamente provocatorio: “Se la cooperazione fosse in prima pagina?”. Se ne parlerà venerdì 9 ottobre – dalle 15.30 alle 17.00 presso l’auditorium di Cascina Triulza – insieme a Riccardo Sorrentino (giornalista del Sole 24Ore e Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia), Sergio Splendore(Professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi e docente nella Scuola di giornalismo Walter Tobagi), Franca Maino (Direttrice Scientifica della rivista Nessi e di Percorsi di secondo Welfare) e Maria Piacente (Direttrice di Pedagogika). Rebecca Conti, redattrice più giovane di Pedagogika, interloquirà con gli ospiti a partire da una domanda: come la neonata rivista Nessi e la trentenne Pedagogika vedono il proprio futuro? Quale responsabilità sentono cioè di avere nel rispettivo impegno giornalistico? In effetti, se i media hanno il compito di aiutare i cittadini a interpretare il presente, allora anche ciò che genera fiducia, partecipazione e coesione dovrebbe essere considerato un fatto di interesse pubblico. Una notizia. Addirittura uno scoop.
Anche perché, se poco poco ci guardiamo intorno (tra calo demografico, invecchiamento della popolazione, continue fragilità economiche, relazionali ed educative), il contributo delle reti territoriali e degli enti del terzo settore è tutt’altro che un optional.
Nella lunga strada da percorrere per migliorare le cose, ci conforta quanto disse il grande imprenditore americano Henry Ford: «Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo»[1]. In effetti, quando ciò accade, si tratta sempre di una grande notizia.
PER ISCRIVERTI ALL’EVENTO: https://www.culturelink.it/evento/pedagogika-2026/
[1] Henry Ford, La mia vita e la mia opera, 1922.


