Bambole di Pezza – 5 (27/03/2026)
Dopo la loro partecipazione al Festival di Sanremo, le Bambole di Pezza pubblicano l’album 5. Oltre al titolo della raccolta, cinque rappresenta sia il numero dei membri del gruppo (Lisa “Morgana Blue” Cerri, Daniela “Dani” Piccirillo, Martina “Cleo” Ungarelli, Federica “Xina” Rossi e Caterina Alessandra “Kaj” Dolci) sia il numero di elementi presenti nella loro discografia (ultimo lavoro incluso). Le Bambole di Pezza, formatesi nel 2002 a Milano, devono questo appellativo a qualcosa che supera la categoria di semplici giocattoli: trattasi infatti di rari oggetti da collezione fatti a mano, con cura e dedizione, che si allontanano dagli standard imposti dal conformismo e dal consumismo moderni. Se il loro nome dice questo, i fatti raccontano una storia leggermente diversa: la loro presenza sanremese ha in realtà sancito un punto di non ritorno verso un percorso di omologazione alle regole del mercato. La grezza autenticità rock lascia il posto alla morbida leggerezza pop che rende tutto più accattivante e vendibile; la matrice punk invece rimane ma solo di facciata. L’opener Effetto Collaterale racconta l’elettrizzante shock provocato da un’irriverente nuova generazione. Resta con Me, power ballad presentata al Festival, risponde ai canoni della rassegna con il suo romanticismo salvifico e la sua solennità orchestrale. La volontà di rialzarsi dopo una caduta, cercando di raddrizzare ciò che si vede storto, è quanto emerge nella risoluta e costante Orizzonte Verticale. L’andamento cadenzato, quasi reggae, della strofa porta ad un ritornello corale liberatorio in Fomo del Sabato Sera. Un’audace linea di basso introduce la graffiante Nuda ma alla Moda, mentre in Glitter! una luminosa rivalsa sconfigge una buia relazione. Determinata e senza esitazioni, Sideralespalanca la finestra ad un universo di sensazioni positive; intima e delicata, Settembre è accompagnata dall’arpeggio della chitarra acustica. Presentata nella serata delle cover di Sanremo, Occhi di Gatto è una rivisitazione punk della sigla dell’omonimo cartone animato anni ‘80 con la collaborazione della stessa Cristina D’Avena, già voce della versione originale: rispetto all’esibizione dell’Ariston, qui il brano è stato fortunatamente svincolato dalla cover di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, con cui formava un medley decisamente confuso e fuori contesto. In 666 Sulla Mia Pelle l’infinita battaglia dell’amore lascia i suoi segni, tra lacrime e cicatrici. “Mi volevi orizzontale per il tempo che rimane / Una da calpestare, come cenere”: Antiproiettile chiude la lista con un’intro grunge e un moto di ribellione verso i meccanismi della violenza di genere. Alcuni spunti di 5, soprattutto nelle strofe, mostrano influenze rock, ma nei ritornelli esplode melodia pop in tutta la sua voglia di essere orecchiabile. La voce risulta troppo finta e costruita, fatica nei momenti più alti e di conseguenza l’intera canzone perde di efficacia; nemmeno il suo timbro sembra adattarsi bene alla musica, specialmente quando quest’ultima si concentra e diventa più energica. Anche le parole usate e le tematiche non si differenziano particolarmente tra un pezzo e l’altro, dimostrandosi più affini al registro della corrente trap italiana. Insomma, per essere una “rock band” non bastano solo gli strumenti.

