Giù le mani dal femminismo (R. Braidotti, J. Guerra, G. Serughetti)
Rosi Braidotti, Jennifer Guerra, Giorgia Serughetti
Giù le mani dal femminismo
Rizzoli, Milano 2026, pp.192, 17,00 €
Questo interessante e attualissimo testo è suddiviso in tre parti, scritte da tre autrici femministe, diverse per età e per formazione, che affrontano, secondo diverse angolature, il tema relativo ai diritti delle donne, attraverso le parole, usate e abusate, di protagonisti e protagoniste del mondo sociale e politico di destra, che stravolgono il concetto stesso di femminismo. Intenzioni che Braidotti, Guerra e Serughetti anticipano chiaramente nell’introduzione: “In questo libro vogliamo proporre tre argomentazioni contro tre indebite appropriazioni del femminismo, tre distorsioni di questa genealogia.”
Il primo saggio, di Giorgia Serughetti, ricercatrice dell’Università di Milano-Bicocca e scrittrice (anno di nascita 1979), si occupa delle modalità con le quali la destra conservatrice e radicale si stia appropriando delle rivendicazioni delle donne nella limitatezza di vederle sotto l’aspetto di “conquista di una nuova libertà femminile modellata sul mercato”. Le donne dell’attuale destra reazionaria sono donne che ambiscono al potere o che lo hanno raggiunto; donne che affermano che il tetto di cristallo può essere sfondato da chiunque sia meritevole, secondo una logica individualistica che ben si sposa con le concezioni politiche reazionarie che mantengono intatto il sostegno ai principi del patriarcato e della cosiddetta “famiglia naturale”. Queste presunte sostenitrici della questione femminile fanno proprio il concetto di emancipazione della donna, che può fare gli stessi lavori dell’uomo e ambire alle stesse cariche manageriali e politiche, ma senza avere, al contempo, alcun intento di cambiamento strutturale della comunità, ben lontane dal principio di trasformazione dell’ordine sociale che è invece base del movimento femminista. Tanto meno sposano le teorie del femminismo intersezionale, anzi difendono “l’ideologia nativista e identitaria della destra populista radicale”, mostrando chiaramente “ostilità all’immigrazione e al multiculturalismo”.
Il secondo saggio, di Jennifer Guerra, giornalista e scrittrice (anno di nascita 1995), affronta gli aspetti di attacco al femminismo e di neutralizzazione dello stesso attraverso la mercificazione. Sono molte le donne di destra che affermano che il femminismo coincide con la libertà della donna di fare quello che vuole, per cui è libertà anche scegliere di essere e di definirsi mamma a tempo pieno e moglie tradizionale. Parallelamente il mondo del consumo, per convenienza, si affida a produzioni pubblicitarie che esaltano, almeno apparentemente, le conquiste fatte nel tempo dalle donne, parlando e mostrando immagini di persone libere dai tabù di sempre, “in linea con il pensiero magico neoliberale del «se vuoi, puoi»”.
Il terzo saggio, di Rosy Braidotti, filosofa e professoressa emerita dell’Università di Utrecht (anno di nascita 1964), presenta le attuali capacità di reinvenzione del patriarcato, che “trasforma femministe e persone LGBTQ+ in capri espiatori della «crisi dell’Occidente», legando odio di genere a razzismo, islamofobia, paura della «sostituzione etnica» e guerra culturale”. Uomini e donne di potere, rappresentativi di nuove istanze di destra, hanno cambiato strategia: in alcuni Paesi (non in Italia) «la destra di destra» sta trovando opportuno accettare alcuni diritti civili delle donne e delle persone LGBTQ+, ma li ingabbia in proclami che sono profondamente xenofobi. Rispetto al tema della procreazione, ad esempio, alcuni sovranisti accettano anche nuove forme di riproduzione, ma ad essere salvaguardati sono pur sempre solo i diritti di soggetti occidentali, bianchi e benestanti.
Il femminismo, essendo per sua essenza intersezionale e profondamente democratico, non può accettare che movimenti di destra radicale si approprino strumentalmente di parole e istanze, che, di fatto, sono da essi assolutamente lontane. “Non esiste femminismo che non sia antifascista” e che non rifiuti logiche patriarcali e razziste. Quindi Braidotti conclude: “Allora: Giù le mani dal femminismo!”.
Margherita Mainini

