Connessi ad ogni età – Intervista a ROBERT ZIELONKA

© R. Zielonka

a cura di Paola Navotti

 

Come la tecnologia può essere uno strumento di inclusione, puntando a coinvolgere tutte le fasce di età in laboratori e attività formative? Come cioè contribuire a un rapporto con la tecnologia che non sia né di rifiuto né di dipendenza? Da queste domande nel 2025 è nato Connect the .DOTs: progetto di Stripes Coop e Stripes Digitus Lab, realizzato con il supporto di Microsoft e della piattaforma ChangeX. Scopo del progetto: unire i puntini (appunto connect the dots), cioè mettere in relazione esperienze, competenze e bisogni delle diverse generazioni con gli strumenti digitali. Laboratori sensoriali eco-digitali per i bambini 0-3 anni; digital storytelling per i 3-6; robotica educativa, coding, stampa 3D, realtà aumentata per i 6-18 anni; percorsi di alfabetizzazione digitale rivolti agli over 65: le attività del progetto hanno avuto luogo nel comune di Settimo Milanese in 12 scuole (5 asili nido, 5 scuole dell’infanzia, 1 scuola primaria, 1 secondaria di 1° grado) e negli spazi del progetto RiScossa. Tra beneficiari diretti e indiretti, educatori e formatori, Connect the .DOTs ha coinvolto oltre un migliaio di persone.
La seconda edizione del festival CultureLink ha dedicato a tutto questo un incontro dal titolo “Da 0 a 99 anni per un futuro digitale inclusivo”: ne parliamo con Robert Zielonka, Community Affairs Manager di Microsoft Italia, uno dei relatori protagonisti del progetto.

Se Microsoft non fosse nata, nel 1975, tutto il mondo dell’Information Technology non sarebbe quello che è. Basti pensare a Windows, il sistema operativo più diffuso al mondo; o ad Active Accessibility, quella tecnologia pensata per facilitare l’uso dei PC da parte delle persone con disabilità, per esempio attraverso gli screen reader da parte delle persone cieche. Quali innovazioni di Microsoft hanno maggiormente contribuito a rendere il digitale accessibile ad un numero sempre più ampio di persone?
Rendere disponibili strumenti accessibili è fondamentale, ma è altrettanto importante aiutare le persone a conoscerli e usarli con fiducia nella vita quotidiana.
È l’approccio seguito con Connect the .DOTs: attività diverse per età e bisogni diversi, dai laboratori per i più piccoli al coding e alla robotica per bambini e ragazzi, fino all’alfabetizzazione digitale per gli over 65. Per noi, inclusione digitale significa creare opportunità concrete e accessibili, con il giusto supporto.

 

Oggi il problema non è più soltanto chi può accedere alla tecnologia, ma che cosa siamo in grado di fare una volta che l’abbiamo tra le mani. Quali forme di disuguaglianza emergono in una società in cui essere connessi è diventato quasi scontato?
Avere un dispositivo o una connessione non significa automaticamente saper usare la tecnologia in modo utile e sicuro. Le difficoltà possono essere molto concrete: accedere a un servizio, riconoscere i rischi o sapere a chi chiedere aiuto.
Per questo partiamo dalle persone, dai loro bisogni e dal contesto locale. Connect the .DOTs ha coinvolto fasce d’età diverse con attività dedicate, in dodici scuole e negli spazi di RiScossa a Settimo Milanese. Nella prima fase ha raggiunto oltre un migliaio di persone tra beneficiari diretti e indiretti, educatori e formatori, lavorando non solo sull’accesso, ma anche su competenze e fiducia.

Microsoft realizza e gestisce molte infrastrutture tecnologiche che hanno un impatto anche sui territori in cui vengono realizzate. Quali opportunità vedete che si creano per le persone che vivono quel territorio?
Il mio lavoro è costruire un rapporto tra Microsoft e le comunità nei territori in cui operiamo. Significa ascoltare amministrazioni, scuole, organizzazioni non profit e altri attori locali, comprendere le priorità della comunità e sostenere iniziative capaci di generare benefici concreti.
Le opportunità possono includere formazione, inclusione digitale e progetti sociali o ambientali sviluppati dalle realtà locali, con un nostro supporto che può prendere forme diverse, incluso il volontariato che per Microsoft è un driver importante di responsabilità sociale. Connect the .DOTs è un esempio di tutto questo: Stripes ha unito competenze educative e conoscenza del territorio, mentre Microsoft e ChangeX hanno contribuito a creare le condizioni per realizzare il progetto. Il punto non è decidere dall’esterno, ma lavorare con chi conosce la comunità e i suoi bisogni.

© iStockWachiwit

Quali sono le condizioni per cui tutto questo può accadere? Come cioè un investimento tecnologico può diventare anche un investimento sul futuro di una comunità?
Accade quando all’investimento infrastrutturale si affianca un impegno concreto verso la comunità. Il primo passo è ascoltare e imparare, confrontandosi con il Comune, le scuole, le associazioni e le organizzazioni non profit per comprendere priorità e opportunità locali.
Il secondo è trasformare questo ascolto in iniziative realizzabili, con obiettivi chiari e partner competenti. Possono essere percorsi di alfabetizzazione digitale, attività per i giovani o progetti sociali e ambientali. L’obiettivo è contribuire alla prosperità e al benessere della comunità, operando al tempo stesso in modo responsabile e da buon vicino.

Costruire progetti insieme a chi conosce quotidianamente i bisogni di una comunità per Microsoft è prioritario: cosa serve perché un’esperienza di inclusione digitale possa essere replicata anche altrove?
Serve innanzitutto un’organizzazione locale che conosca il territorio e le persone da coinvolgere. In Connect the .DOTs, Stripes ha portato esperienza educativa e relazioni con scuole, famiglie e servizi locali; Microsoft e ChangeX hanno contribuito a creare le condizioni per realizzare il progetto. Ogni soggetto ha avuto un ruolo chiaro.
Replicare non significa copiare le stesse attività in un altro Comune. Significa applicare lo stesso metodo: ascoltare i bisogni locali, individuare partner credibili, adattare le attività ai destinatari e verificare partecipazione e risultati.

Nel 1999, il vostro fondatore Bill Gates definiva internet «la piazza del villaggio globale di domani». In effetti, quella piazza è diventata il centro della nostra vita quotidiana: qual è secondo lei la sfida per il futuro?
La sfida è fare in modo che nessuno resti solo davanti alla tecnologia. Servono strumenti accessibili, ma anche competenze, accompagnamento e relazioni che aiutino le persone a usarli in modo consapevole.
Connect the .DOTs mostra il valore di questo approccio: portare attività nei luoghi della comunità e mettere in relazione generazioni diverse. La tecnologia diventa così uno strumento per imparare, partecipare e creare nuove connessioni.


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