Farsi male. Variazioni sul masochismo (Vittorio Lingiardi)
Vittorio Lingiardi
Farsi male. Variazioni sul masochismo
Einaudi, Torino 2025, pp. 240, 14,00 €
Recensione di MARGHERITA MAININI
Vittorio Lingiardi, noto psichiatra, psicoanalista e saggista, in questo suo ultimo libro svolge un tema che, seppur in misura e modalità molto diverse da individuo a individuo, riguarda comunque un po’ tutti: il farsi male. In una gamma che va da patologie gravi a fragilità nei rapporti interpersonali, l’autore tratta del masochismo relazionale, affermando innanzitutto che “Siamo tutti masochisti, ma non allo stesso modo. E non tutti abbiamo un disturbo masochistico di personalità”.
Con uno stile di scrittura, che mantiene allo stesso tempo rigore scientifico, brillantezza della forma ed efficacia comunicativa, l’autore conduce il lettore in un percorso che fa risuonare aspetti vissuti della propria vita interiore e degli scambi nel sociale. Un percorso che passa dalla rievocazione e analisi di brani letterari, trame di film, immagini artistiche, che, con intensità e stili diversi, presentano il tema di relazioni disturbate (quello che l’autore definisce traversata artistica), alla presentazione di come il masochismo sia stato studiato e diversamente interpretato nel tempo da studiosi della psiche (traversata clinica) e, infine, a come aspetti del farsi male siano presenti e riconoscibili non solo nella vita delle singole persone, ma anche in quella di intere collettività (masochismo collettivo).
Lingiardi ha una fluidità espositiva e una modalità di svolgimento degli argomenti che ‘trattengono’ chi legge rispetto a piani diversi di coinvolgimento: il piano dell’interesse conoscitivo rispetto ai contenuti e al diversificato modo in cui vengono presentati; il piano dell’attrazione soggettiva verso elementi che possono essere accolti come spunti per un’analisi di sé; il piano della scoperta e della comprensione che alcuni meccanismi psichici possono riguardare anche l’interpretazione di fenomeni collettivi. Di pagina in pagina ci si sente, infatti, coinvolti su un doppio binario: quello che suscita e mantiene vivo l’interesse rispetto alla letteratura sui contenuti (il farsi male in film, romanzi, opere di arte figurativa) e quello che stimola su un piano più personale di riflessione su di sé e sulle relazioni nel sociale (il farsi male nelle storie di vita personale e nelle storie di vita di comunità).
La struttura del testo prevede un’introduzione, una prima e una seconda parte. Quest’ultima è suddivisa tra il tema del farsi male nella sfera individuale e quello del farsi male nella sfera pubblica.
Nell’introduzione (“L’arcipelago M”) Lingiardi chiarisce innanzitutto che argomenti “di questo libro non sono le pratiche scelte e condivise del masochismo sessuale, bensì le strutture di personalità e le dinamiche relazionali che producono o riproducono un dolore psichico”.
Nella prima parte (“La clinica del farsi male”) tratta delle diverse tipologie di personalità masochistiche e di come il tema, definito in psichiatria disturbo di personalità masochista, sia stato, nel tempo, diversamente affrontato e interpretato dai più importanti psicoanalisti.
Nella seconda parte (“L’arte di farsi male”), che apre con la frase “I poeti, si sa, arrivano prima degli psicoanalisti”, l’autore sostiene che elaborazioni letterarie, figurative, musicali, cinematografiche possanoessere anche più esplicative di un saggio: “alcune opere […] aiutano a sentire, ancor prima di capire, l’esperienza del farsi male”.
Il testo riguarda infine l’analisi delle dinamiche disfunzionali che si possono osservare a livello di grandi gruppi sociali. Prima fra tutte quella del “masochismo politico”, che porta ad annullare se stessi per “consegnarsi a guide autoritarie”, in un processo di deresponsabilizzazione, che fa rinunciare alla fatica di perseguire le libertà personali, così come avverrebbe di un sistema democratico. Atto di abdicazione alla propria indipendenza, che avviene ancor più se l’idolo politico scelto legittima anche aspirazioni e vizi individuali comunemente considerati riprovevoli.
A conclusione, viene da affermare che questo saggio di Lingiardi possa essere considerato un testo interessante da leggere perché fa sentire informati, formati e, forse, anche un po’ trasformati.

