Estasi culinarie (Muriel Barbery)

Muriel Barbery
Estasi culinarie
Edizioni E/O, Roma 2016
Pp. 160
€ 8,80

 

Recensione di ROSETTA BATTISTA

 In Estasi culinarie, breve e intensissimo romanzo di Muriel Barbery, la storia prende avvio da una situazione tanto semplice quanto vertiginosa: un uomo sta morendo e, nelle sue ultime ore, cerca disperatamente di ricordare un sapore. Non un sapore qualunque, ma il Sapore per eccellenza, quello provato una volta nella vita e poi smarrito nella memoria. Il protagonista è monsieur Arthens, leggendario critico gastronomico internazionale, il “vate” del gusto, che giace nel suo appartamento signorile di rue de Grenelle, a Parigi, mentre il tempo gli scivola via tra ricordi, rimpianti e intuizioni improvvise.
La ricerca di questo sapore perduto diventa il motore di un viaggio a ritroso nella memoria. Attraverso una serie di rievocazioni, Arthens ripercorre le tappe fondamentali della propria esistenza: dall’infanzia, quando osservava incantato la nonna preparare piatti semplici ma memorabili, fino all’età adulta, segnata dal potere e dal prestigio conquistati come critico gastronomico. Nel corso della sua carriera egli ha elevato quella che molti consideravano un’arte minore, la cucina, a disciplina nobile e raffinata; con i suoi giudizi ha costruito e demolito reputazioni, assaporando il profumo inebriante dell’autorità.
Arthens è tuttavia anche un uomo dispotico, narcisista, incapace di instaurare rapporti autentici. Ama davvero solo il nipote Paul e, in parte, la moglie: a loro soltanto confida la sua angoscia di fronte al sapore che non riesce più a evocare. Attorno al suo letto si dispiega una sorprendente coralità di voci: parenti, colleghi, conoscenti raccontano il loro rapporto con lui con toni accorati, ironici o sardonici. Ne emerge un mosaico di punti di vista che restituisce un ritratto complesso e spesso impietoso del protagonista. Ognuno osserva Arthens come un pesce rosso nella propria boccia: vicino e al tempo stesso irraggiungibile.
Il romanzo è soprattutto un’esaltazione sensoriale del cibo. Le pagine sono attraversate da immagini vivide e quasi tattili: stufati ricchi e fumanti, ostriche e cozze appena aperte, calamari in umido, polpette speziate di Tangeri. Poi improvvisamente la scena cambia e si passa alla purezza delle crudités: pomodori addentati con voluttà appena colti dal campo, pane fragrante, maionese fatta in casa, fino alla perfezione eterea del sashimi dello chef Tsuno, descritto come una “polvere di velluto simile alla seta”. Il pasto diventa così un’esperienza profondamente sinestetica, capace di coinvolgere vista, olfatto, gusto, tatto e memoria.
Attraverso questi ricordi culinari, Barbery costruisce una riflessione più ampia sull’esistenza. I sapori evocano momenti della vita, viaggi, estati lontane, relazioni perdute: frammenti che solo la distanza del tempo rende davvero comprensibili. Il cibo, in questo senso, non è soltanto nutrimento o piacere, ma una forma di memoria, un archivio sensoriale che conserva ciò che siamo stati.
Lo stile è uno degli elementi più affascinanti del libro. La lingua di Barbery è elegante, precisa, quasi musicale, capace di modulare registri diversi a seconda della voce narrante. Ogni capitolo è un piccolo esercizio di scrittura, in cui il gusto diventa materia poetica e filosofica. Non c’è una trama ricca di azioni o colpi di scena: ciò che conta sono i pensieri, le percezioni, le epifanie improvvise che emergono dal flusso dei ricordi.
Nel finale, inatteso e delicato, Arthens ritrova finalmente il sapore che ha inseguito per tutta la notte. Non si tratta di una sofisticata creazione dell’alta cucina, ma di qualcosa di infinitamente più semplice e originario: un bignè, la pasta choux ricoperta di cristalli di zucchero. In quel gusto elementare e infantile si condensa l’intero senso della sua ricerca. È il ritorno all’origine, al piacere puro che precede il giudizio e il potere.
Estasi culinarie è dunque molto più di un romanzo sul cibo: è una meditazione sulla memoria, sull’identità e sul rapporto tra esperienza e desiderio.


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