Un attimo e arrivo! (Simone Lanza)

Simone Lanza
Un attimo e arrivo! Gestire gli schermi per crescere una generazione attenta
Edizioni Sonda, Milano 2026
Pp. 192
€ 18

 

Recensione di SIMONE ROMEO

Dopo aver pubblicato L’attenzione contesa. Come il tempo schermo modifica l’infanzia (Armando, 2025), Simone Lanza torna con un volume dove prosegue le richerche scientifico-pedagogiche sul tempo schermo.
A differenza del primo testo, di matrice analitica e saggistica, esito di lunghe ricerche e sul tema dell’attenzione e dell’impatto dell’esposizione in età infantile agli schermi e al loro contenuto, Lanza in questo libro sceglie di rivolgersi direttamente ai genitori, così come a educatori, docenti e operatori a vario titolo confrontati con queste tematiche che sono alla ricerca di una bussola per porre (e per porsi) le domande-guida per diventare consapevoli o per proporre o adottare alcuni passi da fare insieme per un uso pensato e non subito degli schermi.
Il libro, da questo punto di vista, si pone come estremamente accessibile, senza pur tuttavia sacrificare un approccio rigoroso a una questione estremamente complessa e urgente. La tesi di fondo, così come presentata, è che gli effetti del tempo e dell’ambiente schermo (l’insieme della fruizione dal punto di vista cumulativo e interrelato) non sono neutrali e che, se non governati con consapevolezza educativa, possono comportare effetti nefasti sulle giovani generazioni dal punto di vista della salute psichica, fisica e sociale.
Vengono così passate in rassegna una serie di dimensioni e di criticità: rispetto al peso e alla rimozione corporea, alla vista, al sonno, all’attenzione e dello sviluppo del linguaggio. In tutte queste aree, Lanza offre una serie di rilievi educativi e pedagogici basandosi sulla letteratura scientifica, ma anche su diverse testimonianze raccolte tra operatori, docenti e genitori, nonché appoggiandosi ad alcune situazioni seguite in prima persona. Lo schermo, in questo senso, specialmente in tenera età risulta essere un tempo a sé, che priva chi ne fruisce di esperienze alternative fondamentali per un sano sviluppo bio-psico-sociale: la relazione, lo sviluppo dell’attenzione (congiunta), la sperimentazione della propria fisicità nel mondo attraverso le attività motorie, il gioco, la lettura, il sonno come necessario tempo per rielaborare tutto quanto svolto durante la quotidianità.
Nella seconda parte del volume, sebbene non presentata come tale, vengono affrontate alcune sfide relazionali e comunicative. Trovano quindi spazio l’uso intensivo di videogiochi e quello dei social network, così come la precoce esposizione alla pornografia e la dipendenza comportamentale legata agli schemi e alle piattaforme. Trova altresì spazio l’utilizzo della cosiddetta intelligenza artificiale (o di quelli che, sulla scorta di altri studiosi, vengono definiti come “sistemi artificiali intelligenti” per chiarirne natura e funzionamento), indagandone i risvolti rispetto all’attività scolastica e ai surrogati relazionali che essi propongono alle e agli adolescenti, concentrandosi sulle esperienze di apprendimento necessarie che un utilizzo massivo e disfunzionale tende a sottrarre dall’esperienza.
Dopo una simile (e inquietante) panoramica, nell’ultimo capitolo vengono presentate delle buone pratiche, degli strumenti e delle esperienze positive concrete per gli insegnanti e, soprattutto, per i genitori. I Patti digitali di comunità, in questo senso, rappresentano una forma di azione collettiva e di condivisione fondamentale per affrontare delle problematiche che, nella solitudine familiare, spesso risulta difficile tematizzare, e che l’ambiente educativo informale mette sotto scacco attraverso la pressione sociale. L’esempio dello smartphone, affrontato attraverso l’approccio educativo del comodato d’uso, rappresenta un altro di questi esempi, che culminano in una bussola per crescere una generazione attiva, dove trova sintesi l’approccio seguito da Lanza: quello di guardarsi negli occhi e del curare educativamente l’ambiente familiare e scolastico, costruendo alternative relazionali che evitino (piuttosto che vietino) gli abusi degli schermi, riabilitandone così le potenzialità.


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