Mattone su mattone. Intervista a MARCO CHIAPPA

©Marco Chiappa

A cura di REBECCA CONTI

 

Marco Chiappa è Presidente di ItLUG, Italian Lego User Group, l’associazione ufficiale italiana di appassionati di Lego. Nata nel 1932 da Ole Kirk Christiansen a Billund in Danimarca, LEGO – il nome deriva da una crasi tra le parole leg e godt, in danese “gioca bene” – è presto diventata famosa in tutto il mondo grazie ai suoi celebri mattoncini di plastica, inventati nel 1949. Nel corso dei decenni Lego ha riunito milioni di appassionati da tutto il mondo intorno a esposizioni dal vivo, forum di discussione online, siti in cui si condividono tecniche di montaggio e foto di costruzioni, creando un vero e proprio impero e una delle community – fisica e virtuale – più celebri e conosciute di sempre.
ItLUG, nel territorio italiano, persegue da più di 25 anni proprio lo scopo alla base della filosofia Lego: riunire le persone, confrontarsi, scambiare, costruire e, soprattutto, giocare.

 

Presidente Chiappa, Da dove nasce ItLUG?
Nasce nel 1999, da un gruppo di amici in provincia di Modena. Io sono entrato poco dopo, alla fine del 2000. I fondatori sono Mario e Giulio Ferrari, due fratelli che condividevano la stessa passione, sfrenata per i Lego. Ricordo che anche io ne ero appassionato, ma tra i miei amici non c’era più nessuno che giocava. Prima di internet, infatti, se tra la tua cerchia stretta nessuno aveva il tuo stesso interesse, eri fondamentalmente solo. All’epoca non mi aspettavo di trovare persone con la mia stessa passione: avevo due amici appassionati di ferromodellismo, un hobby molto costoso adatto per lo più al mondo degli adulti. I Lego, invece, nascono prettamente come gioco per bambini. L’incontro con Mario e Giulio è avvenuto appunto grazie a internet, nella sua fase più embrionale. Nell’Italia di quel tempo erano in pochi ad utilizzare internet e da informatico sistemista quale sono ricordo bene quel periodo in cui le aziende iniziavano ad approcciarsi a questo nuovo strumento. Nel 2000 è nato un forum negli Stati Uniti, chiamato LUGNET, a cui Mario e Giulio Ferrari si sono poi aggregati come ItLUG. LUGNET faceva da contenitore a tutti i gruppi dei paesi che volevano farne parte, attraverso forum di discussione per ogni LUG. In Italia, per vedere le costruzioni degli altri, si andava fisicamente agli eventi. Fare un post o un upload sul forum di una foto era un’impresa titanica dal punto di vista informatico. Il primo evento a cui ho partecipato si è svolto a Modena. Quello che ho subito notato è che ero molto indietro a livello tecnico. Da lì ho sfruttato le conoscenze di LUGNET e ho iniziato a comprare pezzi, informarmi sulle tecniche di montaggio, fino ad arrivare dopo qualche anno a presentare le mie costruzioni. La storia di questa comunità è continuata, fino a quando internet, da primo luogo di aggregazione ed espansione, ha iniziato a mostrare le prime fragilità. Il sito di ItLUG era diventato tecnologicamente inutilizzabile a causa dei continui bug, così è nato il forum ItLUG, primo segnale che le cose stavano cambiando. La comunità aveva posizioni geografiche molto distanti tra loro: i due fratelli di Modena, io di Lecco, e altri membri sparsi tra Milano, Torino, Bolzano, Piemonte. Diventava sempre più complesso anche solo trovarsi tutti insieme.
Così all’inizio del 2006 ho proposto di fare un evento nella zona di Lecco, a Ballabio. Questo paese è subito diventato punto di riferimento di tutto il gruppo, tant’è che fino al 2013 l’evento è stato lì; dal 2014 ci siamo poi spostati al Politecnico di Lecco. Ad oggi questa è l’iniziativa più seguita sia dal pubblico che da noi associati, basti pensare che nel 2016 eravamo 21 espositori, mentre alla prossima edizione – in programma l’1 e il 2 di agosto 2026 – saremo più di 160. Ognuno viene per guardare, oppure per esporre; senza obblighi.

 

©itLUG

Perché un’associazione ufficiale?
Siamo diventati un’associazione solo nel 2010, prima si trattava di un gruppo informale. Come associazione si hanno più possibilità di avere i permessi necessari per organizzare ritrovi, entrare in una sala o in una scuola, per esempio. Il primo Presidente sono stato io mentre il Vicepresidente era Mario Ferrari, così la nostra comunità ha iniziato a prendere forma.
Sono poi iniziati a crescere sia il numero di associati che il numero di eventi: la fusione tra il passaparola di internet e il desiderio di aggregazione ci ha portati ad organizzare fino a 42 eventi sul territorio italiano, con quasi 500 iscritti. Sono nati LUG in tutto il mondo, anche nei luoghi più impensabili, inclusi Africa, Cina, Giappone.
Poi si sono diffusi i social, che per noi sono diventati un’arma a doppio taglio: da una parte, molte più informazioni fruibili e più velocemente; dall’altra, facilmente gruppi autonomi iniziavano a crearsi fuori dai LUG nazionali. Molti LUG sono stati creati su base territoriale più ristretta, regionale o addirittura provinciale. La stessa cosa è successa anche negli Stati Uniti – nonché nel mercato numero uno al mondo dei LEGO – dove la specializzazione è altissima: ci sono, ad esempio, gruppi che costruiscono solo treni, solo case o solo oggetti del mondo Star Wars.

 

Quanto ha ancora senso vedersi fisicamente?
Vedersi di persona è un’altra storia rispetto a star dietro uno schermo: se sei lì vedi la costruzione e puoi smontarla fisicamente, girarci intorno, notare i particolari. Il mio parere da informatico è che, ad oggi, internet non riesca ancora a superare l’esperienza in carne ed ossa. Il contatto umano e la vista dal vivo rimangono insostituibili.
Al momento ci troviamo invece in un’altra fase dell’associazione, nuova rispetto a quelle descritte finora: sono nati gruppi solo online, gruppi che si trovano solo fisicamente, gruppi che fanno entrambi. Noi, come ItLUG, faticosamente resistiamo proprio perché ritrovarci di persona è una componente centrale del nostro operato. Concentriamo le nostre forze sull’organizzare eventi per il pubblico, pensare ad attività per i bambini e arrivare ai bisogni veri delle persone, cioè la ricerca di una passione e del tempo per giocare. Sicuramente la densità degli eventi sparsi nel territorio è talmente alta che esiste il rischio della frammentazione e dell’inflazione. Tuttavia, cerchiamo di rimanere connessi con tutti i LUG territoriali invitandoci a vicenda agli eventi e tenendo contatti continui.
I LUG che meglio funzionano sono sicuramente quelli che si legano più al territorio, dunque quelli che attivano le famiglie e i più giovani. In Consiglio Direttivo scherziamo spesso sulla nostra età: la maggior parte degli appassionati LEGO è nata intorno agli anni 70 e il ricambio generazionale esiste in minima parte.
Non penso che la nostra passione morirà completamente in futuro, ma per sventare questo rischio è necessario coinvolgere i giovani. È importante includere prima di tutto i bambini e affidare ruoli organizzativi a qualche ragazzo con voglia di fare.
In Italia abbiamo sempre organizzato un concorso per bambini in cui si porta una costruzione da casa costruita con un preciso regolamento: così si responsabilizza al gioco serio e si mettono i più piccoli al centro della vera cultura del prodotto.

 

©iStock/cjmacer

Perché questo hobby ha avuto meno presa nelle nuove generazioni rispetto alle passate? Siamo di fronte, come alcune analisi suggeriscono[1], alla scomparsa degli hobby?
In effetti, ragazzi e ragazze di oggi sembrano avere meno hobby rispetto ad un tempo. Questo è dovuto a diversi fattori, ma un tema da non ignorare è certamente quello economico: l’hobby dei LEGO ha dei costi.
Fortunatamente si tratta di un articolo che, almeno fino a una certa età, si regala spesso a Natale, o al compleanno: è, ripeto, un giocattolo per bambini, ma anche un sistema di gioco sviluppabile all’infinito in tutte le possibilità immaginabili.
Nella mia esperienza, una delle costruzioni di cui sono più fiero è quella del campanile di Lecco, alto 1 metro e 92 cm ed esposto permanentemente all’interno del campanile stesso. Per farlo ci ho messo un anno circa, tra il 2005 e il 2006. Ciò per dire che un’altra caratteristica degli hobby è il tempo necessario per coltivarli, un’altra risorsa che i giovani di oggi non hanno. Se guardo i miei figli, me ne rendo conto immediatamente. Mio figlio grande, ad esempio, lavora da 2 anni e quando esce dal lavoro va a fare sport, una volta tornato è già molto tardi, la giornata è praticamente finita. Mia figlia fa il liceo, va a scuola la mattina, studia tutto il pomeriggio, va agli allenamenti e torna a casa stanca.
Credo che non abbiamo più a disposizione il tempo di una volta. Anche io, tra famiglia lavoro e altre passioni, ho un tempo limitato, ma quando mi immergo nel mio hobby ne sono assorbito completamente. Dedico fine settimana interi, mi sveglio presto e vado a letto tardi, bisogna quindi consapevolmente scegliere come impiegare il proprio tempo. Probabilmente oggi c’è un’ampia varietà di possibilità che rendono questa decisione ancora più complessa da prendere.
È poi ovvio che durante l’adolescenza ci sono attività che possono sembrare più allettanti: nella nostra comunità c’è una simpatica espressione che sta ad indicare l’età in cui ci si dimentica, per sempre o temporaneamente, la propria passione per i LEGO. Si chiama “dark age”, il periodo in cui i LEGO restano nell’armadio per un tempo in cui sarai più maturo. Io, personalmente, non l’ho mai avuta.

 

Di che cosa è fatta la passione? Cosa ti attira dei LEGO?
La sfida più grande del costruire con i Lego è l’abilità di usare i pezzi in modo non convenzionale. La credenza comune è che Lego abbia pezzi solo rettangolari- il classico mattoncino 2 x 2 o 2 x 4 degli anni 60, per intenderci – ma ora non è più solo così. Il mondo Lego si è evoluto e modernizzato e i pezzi sono moltissimi e con sagome differenti: trovare una combinazione originale attraverso tecniche di montaggio e colori diversi è l’obiettivo più difficile.
Costruire con i Lego è inoltre un’attività che rilassa profondamente e allena la concentrazione e la manualità. Io poi l’ho sempre trovato un sistema per dare una forma alle mie idee. Quando ero bambino costruivo città di fantasia, avevo degli schemi in mente e, per esempio, solo una volta costruite giocavo con le macchinine.
Oggi, da adulto, giocare a Lego è diventato per me rappresentare qualcosa che amo o che è sfidante da costruire. Il campanile è nato proprio da questa scommessa. Ci sono affezionato perché sono di Lecco e fin quando mi son sposato abitavo lì a 200 metri di distanza, ho sempre vissuto guardandolo; è anche al centro dell’oratorio San Nicolò dove ho passato la mia gioventù. L’altro elemento specifico che mi ispirava moltissimo era quello tecnico: il campanile ha una base rotonda che è il torrione spagnolo, un tronco di cono, mentre l’edificio è ottagonale e la punta  una piramide a baseottagonale. Sono quattro forme diverse, che ho ricostruito grazie ad un servizio fotografico recuperato dagli archivi creati durante il restauro.
Un’altra occasione offerta dai Lego e che le persone amano, è la possibilità di sperimentarsi. Basti pensare che esiste addirittura un programma, Lego Ideas, in cui è possibile proporre una costruzione sul sito LEGO. Se questa raggiunge determinate votazioni, Lego la prende in considerazione per farla diventare una scatola ufficiale. All’interno del nostro gruppo sono già in due quelli che ci sono riusciti, anche se non è semplice, soprattutto se la costruzione è legata a qualche royalty. Di solito sono scatole che poi raggiungono anche prezzi importanti, destinati per lo più ad un pubblico adulto. Come sua policy Lego deve sempre verificare che sia costruibile da un bambino, che i passaggi di ricostruzione siano fattibili e i pezzi non siano forzati, per non incorrere in quello che noi chiamiamo illegal building. È un buon modo per stimolare persone di tutte le età a partecipare e a metterci del proprio.

 

La percezione comune è che il mondo LEGO sia prevalentemente maschile, tanto da essersi creata, negli Stati Uniti, la Women’s Brick Iniziative, un’organizzazione che ha come obiettivo avvicinare le donne al mondo LEGO, promuovendo inclusività e supportando una comunità anche al femminile. Le donne in Italia amano i LEGO?
All’inizio in ItLUG erano tutti uomini e nessuna donna. Poi piano piano qualche donna è entrata e ora sia tra gli associati sia alle esposizioni, le donne sono molte di più. Proprio gli ultimi concorsi di costruzione proposti a Lecco sono stati vinti tutti da bambine. Credo inoltre che la linea Lego Friends – ambientata in un contesto cittadino molto colorato – porterà un grandissimo effetto nel coinvolgimento delle donne nel mondo Lego. Il problema è che le classiche Città Lego sono per lo più composte dalla caserma dei pompieri, la caserma della polizia, la stazione, il treno, l’autobotte: come dire che, anche se i personaggi sono di entrambi i sessi, gli oggetti sono legati per la maggior parte all’universo culturale maschile. Sin dagli anni 70 Lego ha fatto di tutto per trovare uno stile che potesse piacere alle ragazze: ci hanno provato con Lego Scala, con Lego Belville, ma sono tutte fallite. Oltre a Friends ultimamente anche la linea Botanical – i Lego di diversi tipi di piante – sta avendo un buonissimo riscontro tra le donne adulte. Da questo punto di vista Lego è stata geniale per il riutilizzo di pezzi già esistenti che creano i dettagli dei fiori. In generale sono molto fiducioso in una crescita della componente femminile nel nostro mondo.

 

©itLUG

C’è un’età in cui si smette di giocare?
Credo che non bisognerebbe mai smettere di giocare. Spesso chi smette non rinuncia consapevolmente, ma non si accorge nemmeno che ciò sta succedendo. Penso sia fondamentale mantenere questo spazio ludico, proprio perché semplicemente aiuta a stare bene. Che sia coi mattoncini lego, che sia uno sport (magari  pallacanestro!) o a un gioco da tavolo, saper giocare è vitale perché crea un momento in cui sei completamente dedicato a quello che fai. Quando sei arrivato al tuo obiettivo, l’output concreto che arriva dal gioco LEGO è in grado di portare tantissime soddisfazioni, puoi quindi vedere concretamente i frutti della tua costanza. Se poi giochi insieme agli altri e crei momenti preziosi insieme – unendo idee, creando legami e moltiplicando creatività – addirittura meglio ancora.

 

[1] “La scomparsa degli hobby”, Il Post, 26 novembre 2025, https://www.ilpost.it/2025/11/26/scomparsa-hobby/

 


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