Sentire la pace (25 anni dopo, dalla ricerca della Risposta alla pratica quotidiana della pace)

© C.Clerici

Di CLAUDIA CLERICI[1]
Dottoressa di ricerca in Pedagogia e professionista della relazione d’aiuto.

 

11 settembre 2001, primo pomeriggio. Ho 24 anni e sto guardando la televisione prima di riprendere lo studio per preparare la sessione autunnale. Le edizioni straordinarie si susseguono sullo schermo e il mio mondo cambia. Il mondo intero cambia. O forse rimane lo stesso e cambia soltanto la dinamica della narrazione.
11 settembre 2026. Ho 49 anni, il mio mondo è cambiato. Il mondo intero è cambiato e io, in questi venticinque anni, mi sono dedicata al tema dell’educazione alla pace, prima come dottoranda in Pedagogia e poi come ricercatrice indipendente, ritrovando alcune domande chiave della vita dell’essere umano che meritano di essere sentite nel corpo oltre che nella mente.
Cos’è la pace?
Come posso vivere in pace quando il mio territorio viene invaso?
Come si può convivere con chi non la pensa come me?
Partendo da tutte queste domande che frullavano nella testa di una giovane adulta, speranzosa di cambiare il mondo e di trovare la Risposta, ho iniziato ad analizzare il pensiero di chi, prima di me, si era cimentato nell’impresa e ho trovato parecchie parole interessanti, parole capaci di far vibrare la mia anima e che sembravano essere un buon punto di partenza.
Le parole di Maria Montessori sull’educazione come mezzo per forgiare donne e uomini di pace, la nonviolenza di Gandhi, il bisogno di verità di Aldo Capitini come elemento fondamentale di una nuova pedagogia a sostegno della libertà e della coscienza individuale contro ogni forma di autorità istituzionalizzata.
Queste e molte altre voci hanno mostrato una luce nel buio della prima metà del Novecento, ma purtroppo molto altro si è frapposto. La luce continua a brillare, ma le macerie da togliere per farla emergere sono ancora molte.
Dopo la distruzione totalitaria delle coscienze che ha portato al secondo conflitto mondiale e le speranze di una possibile rinascita, riassunte nel primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che ci ricorda che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, dotati di ragione e di coscienza e chiamati ad agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, è arrivata la minaccia atomica.
La possibilità dell’annientamento totale dell’umanità, sperimentata durante la Guerra Fredda, ha cambiato l’essere umano e la sua psiche. Nei secoli le generazioni si sono susseguite vivendo guerra e pace come momenti della vita, ma mai prima dell’era atomica si era vissuti con l’eventualità di una catastrofe planetaria e dell’annientamento della specie umana.
Al momento, tra tante problematiche sovrapposte, stiamo sopravvivendo.
La Guerra Fredda è terminata, il colonialismo tradizionale si è concluso e si sono imposte nuove forme di sopraffazione, le Torri Gemelle sono crollate e l’imporsi della globalizzazione ha aperto nuovi scenari per l’educazione alla pace.
Volendo essere pignola, posso constatare come in questi venticinque anni la situazione si sia aggravata: è iniziato un processo di riarmo che oggi si è acuito e gli scenari geopolitici sono sempre più incandescenti, al punto da pensare di introdurre nuovamente la leva obbligatoria.
Tante cose sono cambiate, la vita di molte persone è stata sconvolta, ma le dinamiche di fondo, pur con abiti differenti, sono sempre uguali nella sostanza e le domande nelle persone restano fondamentalmente le stesse.
Cos’è la pace?
Come posso vivere in pace quando il mio territorio viene invaso?
Come si può convivere con chi non la pensa come me?

© Magnific/Clinweaver

L’obiettivo di fondo della mia ricerca, attraverso un approccio multidisciplinare, è stato quello di superare le risposte immediate che coinvolgono in una guerra permanente contro forze del male maldestramente definite, per far emergere una serie di domande di natura umana, religiosa e politica, in base alle quali cercare di capire quale sia la strada possibile per porre fine alla violenza e operare seriamente per una pace duratura.
Rispetto a venticinque anni fa oggi esiste una maggiore consapevolezza della necessità di prestare attenzione alle relazioni interpersonali e agli aspetti emotivi coinvolti. Nonostante questo, molte sono ancora le situazioni ambivalenti, ulteriormente aggravate dall’instaurazione di un sempre presente stato di urgenza che legittima azioni compiute con poteri assoluti.
Proprio il costante stato di urgenza è una delle realtà più rischiose ed è importante interrogarsi su questo, poichéé il caso eccezionale porta con sé la facilitazione di interventi straordinari che sovvertono le regole sociali dei tempi normali, rendendo imprescindibile il ricorso a una formazione critica, ricca di consapevolezza e di capacità di riflettere sul proprio agire in termini sistemici e di chiara coscienza etica.
Il dilagare della violenza reciproca, a prescindere dallo scontro armato tra nazioni, sembra essere giunto a un punto limite che chiede all’umanità che la risoluzione delle controversie diventi un imperativo, tanto più pressante all’interno di società impersonali e abitate da individui isolati e smarriti in una folla solitaria.
Non lasciamoci intorpidire dai social media, dalle meraviglie dell’Intelligenza Artificiale e dalle tante distrazioni che si frappongono al nostro voler vivere in pace.
La soluzione dei problemi non spetta solo ai rappresentanti di governo. Ci è richiesto di educarci ed educare affinchéogni uomo si senta personalmente responsabile, imparando l’arte del dialogo a partire da una chiara coscienza della propria identità e della ricchezza dei linguaggi con i quali esprimerla, per poi aprirsi alla conoscenza delle altre culture e religioni, valorizzandole come parte della medesima natura umana.
Ho ripreso in mano le pagine scritte in gioventù e le ho integrate con l’esperienza vissuta in questi venticinque anni, durante i quali i sogni e la ricerca della Risposta sono stati assorbiti dalla realtà quotidiana, dalla gestione dei microconflitti che capitano nella vita di tutti i giorni.
L’idea che esista una Risposta ha lasciato spazio a risposte flessibili, capaci di adattarsi all’incontro reale tra persone.
In questi anni ho anche provato a cambiare la prospettiva e a modificare le domande:
Quanto, nel mio quotidiano, compio azioni di pace?
E non intendendo la Pace dei massimi sistemi e le classiche “buone azioni”, ma quanto sono in pace verso me stessa, il mio progetto di vita e il mio sentire?
Quali sono i desideri e le ansie inconsapevoli che operano nel sottofondo?
Nei piccoli eventi quotidiani sarebbe importante agire per unire anzichéé per separare e sarebbe utile appuntarsi eventuali piccoli cambiamenti, per avere una prova concreta di come la realtà sia anche frutto di come noi la percepiamo.
Adattando il pensiero ermetico di Ermete Trismegisto del “come in alto così in basso”, posso dire che come è nel piccolo così è nel grande. Dunque iniziamo a fare qualcosa, se vogliamo che la società migliori.
Ripartiamo da noi, dal nostro modo di sentire come la realtà impatta sulle nostre vite, senza volerla immediatamente cambiare, ma per imparare a riconoscere la meraviglia anche dietro il fango e le macerie.
Iniziamo a riscoprire la bellezza, a creare con le mani qualcosa senza che sia necessariamente perfetto, usciamo da una realtà performativa che ci vuole sempre in linea con standard imposti dall’esterno e prendiamo contatto con il nostro corpo, il mezzo d’elezione per incontrare gli altri esseri umani e scoprirli affini a noi nelle emozioni, nei desideri e nella voglia di vivere in pace e armonia.
La strada è complessa, ma siamo all’altezza della sfida. Basta smetterla di trovare scuse e iniziare a vivere la pace.
“Sentire la pace. Oltre la paura della guerra, verso la pace in sé e con l’altro” non è ancora stata pubblicata. Nel maggio 2026 ha ricevuto il Premio speciale Ineditopic al Salone del Libro di Torino.

 

 

Chi fosse interessato ad approfondire il discorso, sia per curiosità sia per strutturare interventi educativi, può scrivere all’autrice: info@claudiaclerici.it.

[1] Claudia Clerici è dottoressa di ricerca in Pedagogia e professionista della relazione d’aiuto.
Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, conseguita con lode presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha proseguito la propria formazione nello stesso Ateneo prima con un Master sulla gestione relazionale nei contesti di emergenza e poi con un Dottorato di Ricerca in Pedagogia, orientando progressivamente il proprio percorso verso i temi dell’educazione alla pace, della relazione educativa e della formazione della persona.
Nel 2004 ha svolto un periodo di ricerca come Visiting Scholar presso il Center for International Conflict Resolution della Columbia University di New York, approfondendo gli aspetti pedagogici, filosofici, politici e sociologici connessi all’educazione alla pace. La sua esperienza professionale integra ricerca e pratica educativa: ha lavorato in ambito accademico come tutor del Master in Formazione interculturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha maturato esperienze educative nei servizi per l’infanzia e nell’inclusione scolastica e, dal 2014, è presidente dell’associazione culturale Tondomondo, dove progetta e conduce attività educative rivolte in particolare alla prima infanzia e alle famiglie. Ha inoltre conseguito il Master triennale in Gestalt Counseling Professionale presso Aspic Counseling e Cultura di Roma, sviluppando competenze nell’ambito della relazione d’aiuto e della gestione delle dinamiche individuali e di gruppo. Il suo percorso si caratterizza per l’integrazione tra dimensione pedagogica, ricerca sulla pace, esperienza educativa e attenzione alla dimensione relazionale, nella convinzione che l’educazione rappresenti uno spazio privilegiato di trasformazione personale e sociale.


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