“Perchè dimentichiamo”, di Sergio Della Sala

Sergio Della Sala
Perché dimentichiamo. Una scienza dell’oblio
Feltrinelli, Milano 2025
pp.208
€18,00

 

Sergio Della Sala è professore di Neuroscienze Cognitive Umane all’Università di Edimburgo; la sua ricerca si concentra sul rapporto tra cervello e comportamento, in particolare sulla memoria e l’amnesia. Dirige da oltre vent’anni la rivista Cortex, dedicata allo studio delle neuroscienze cognitive, della psicologia e della neuropsicologia.

In questo agile e godibilissimo libro, ho apprezzato, in particolare, che Della Sala sfati alcuni luoghi comuni sul fenomeno del dimenticare; o della “dimenticanza”, che è il termine usato dall’autore e che ha un suono molto poetico.

Dimenticare non è il contrario di ricordare: questo è il primo insegnamento che ci fa riflettere sulle tante volte in cui ci siamo preoccupati per aver dimenticato qualcosa… Dice Della Sala nella premessa: “Dimenticare favorisce i processi di selezione e di filtraggio. È un’operazione di manutenzione cognitiva, non una mancanza.”

Della Sala ci spiega anche perché la capacità di apprendere nuove conoscenze in tempi brevi e senza sforzo, ad esempio imparare una lingua durante il sonno, sia una convinzione che molti hanno (o che spesso hanno cercato di venderci), ma del tutto irrealistica. Cito ancora l’autore: “Durante il sonno, il cervello elabora e stabilizza le conoscenze acquisite, ma non ne immagazzina di nuove.”

Relativamente all’oblio, gli studi degli psicologi hanno portato ad evidenziare l’andamento nel tempo della dimenticanza: “La curva ha una forma a gomito (…) dimentichiamo metà delle informazioni entro un’ora (…) quello che resta tende a stabilizzarsi nel tempo.” Ovviamente molto dipende dall’ambiente che ci circonda durante questo tempo: “la riduzione delle interferenze favorisce il consolidamento della memoria.”

Un altro caposaldo sul tema della memoria è che memorizzare non significa solo immagazzinare informazioni e la memoria non è una pura fotografia della realtà! Tant’è vero che “spesso, i nostri ricordi risultano più belli della memoria originale (…) sono influenzati da schemi mentali e aspettative.” Un aspetto che tutti possono aver sperimentato: persone diverse hanno ricordi diversi dello stesso evento. Ciò conferma che nella memoria fissiamo il nostro ricordo di un evento e non ciò che è accaduto in realtà.

Sarebbe veramente una catastrofe poter ricordare tutte le informazioni che apprendiamo, cioè tutto ciò che sentiamo, vediamo o leggiamo. E l’autore qui cita i casi di personaggi della letteratura che soffrivano di questa sindrome che rendeva la loro vita assolutamente impossibile.

La dimenticanza, spiega dunque Della Sala, è una funzione specifica del cervello umano, senza la quale la nostra vita sarebbe un incubo.

L’autore accenna a esperienze di scienziati dalla fine dell’Ottocento a oggi, approfondendo anche lo sviluppo storico della materia trattata e le metodologie sperimentali utilizzate. In particolare, cita il famoso caso della presunta temporanea amnesia della famosa scrittrice di romanzi gialli, Agatha Christie, che, all’apice della sua carriera e notorietà letteraria, scomparve per alcuni giorni senza lasciare tracce certe degli avvenimenti che le capitarono, di cui mostrava di non ricordare nulla.

E poi c’è il caso molto conosciuto dai nostri genitori, meno da noi e dalle generazioni più giovani, dello Smemorato di Collegno (il mitico Bruneri o Canella), così presente nelle cronache degli anni ’20 del Novecento da diventare quasi proverbiale…

Della Sala, come già detto, non rinuncia a riferimenti letterari, in particolare agli scritti di Jorge Luis Borges, che più volte nei suoi racconti scrisse di personaggi con forme estreme di capacità mnestiche.

Nel libro si trova anche un capitolo sul fenomeno del dejà vu, che, a meno di sintomi neurologici più gravi, è del tutto naturale e non deve destare preoccupazioni, né provocare fughe nell’esoterismo.

Si apprezza la maniera semplice e comprensibilissima con cui l’autore tratta temi di medicina e fisiologia, rendendo la lettura del libro facile e alla portata di tutti; a tratti, addirittura avvincente, tanto da spingere il lettore più curioso, e attratto dal lato scientifico dell’argomento, ad approfondire alcuni temi trattati con letture più specifiche, pescando dalla ricchissima bibliografia.

Roberto Brambati


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