Scelti per voi

Enzo Traverso

LA VIOLENZA NAZISTA.

Una genealogia.

Il Mulino, Bologna 2002, pp. 193, Euro 11,80

Enzo Traverso

IL TOTALITARISMO

Bruno Mondadori, Milano 2002, pp. 192, Euro 11,90

Andrea Romano

LO STALINISMO

Bruno Mondadori, Milano 2002, pp. 150, Euro 10,51

Francesco Germinaro

LA DESTRA DEGLI DEI.

Alain de Benoist e la cultura politica della Nouvelle droite.

Bollati Boringhieri, Torino 2002, pp. 153, Euro 18

Il saggio di Traverso propone una interpretazione del nazismo come prodotto della storia europea, inserendolo in una prospettiva di lunga durata, in cui sono importanti gli elementi soggettivi. Si contrappone pertanto a quelle analisi del nazismo come fenomeno in cui sono strutturali le oggettività.

“Mi limiterò qui all’esame di tre interpretazioni tra le più note e dibattute di questi ultmi due decenni, nessuna delle quali, a dire il vero, del tutto nuova, ma tutte rinnovate nella formulazione: a) il nazismo come antisemitismo (Ernst Nolte); b) il nazismo come reazione antiliberale simmetrica al comunismo (François Furet); c) il nazismo come patologia tedesca (Daniel Goldhagen). Interpretazioni che rivelano, ciascuna a suo modo, attraverso un prisma apologetico, relativizzante o rozzamente unilaterale, i limiti delle attuali tendenze alla storicizzazione del nazismo.

(…) Come spiegare i crimini nazisti, messi in atto da un regime appartenente ad una nazione europea moderna e civile? La risposta, secondo Nolte, risiede nel trauma provocato in Germania dalla rivoluzione d’Ottobre.

(…) L’anticomunismo liberale di François Furet è più aderente allo Zeitgeist dominante. Dopo aver postulato per mezzo di un’equazione filosoficamente e storicamente discutibile l’identità del liberalismo e della democrazia, lo storico francese ha presentato il fascismo e il comunismo come due facce distinte di una stessa parentesi sul lungo cammino della democrazia liberale.

(…) Passiamo ora a Goldhagen. Strettamente monocausale la sua interpretazione del genocidio ebraico potrebbe essere caratterizzata, in riferimento ai dibattiti storiografici degli ultimi decenni, come una forma di intenzionalismo estensivo: l’antisemitismo costituisce ai suoi occhi la chiave unica ed esclusiva per capire Auschwitz non tanto l’antisemitismo di Hitler quanto piuttosto quello dei tedeschi (…) in altri termini, egli propone di analizzare il genocidio ebraico, come il risultato inevitabile di una malattia nazionale.”

Cercare invece le radici del nazismo nelle sue relazioni con la formazione dell’eugenica, della cura del proprio corpo e della svalutazione del corpo degli altri, dei subalterni, dei ceti marginali, significa ritrovare nel nazismo il malessere dell’Ottocento a fronte del rovesciamento delle gerarchie sociali. Significa intrecciarlo con la pratica del controllo dei corpi, di dominio del corpo e della personalità nei luoghi di reclusione nel sistema coloniale, famiglie di comportamenti con cui l’Occidente deve fare i conti.

Molto interessante dello stesso Traverso il testo dedicato al totalitarismo, dove il concetto viene analizzato nei contesti di apparizione (particolarmente
interessante il capitolo dedicato alla sua resurrezione sospetta dopo il 1989) nelle metamorfosi che subisce, nelle sue cadute e riapparizioni. “Il totalitarismo condensa un’immagine del Novecento il cui oblio impedirebbe di fondare un comportamento responsabile, sia sul piano etico, sia su quello politico, nel presente”.

Del libro di Andrea Romano sullo stalinismo vogliamo sottolineare un punto che ci pare importante. Il nodo della sicurezza, e cioè lo stalinismo come ossessione della sicurezza dello stato, che perciò abolisce la libertà e la sicurezza di cittadini. Ma questa dimensione della sicurezza si intreccia con la memoria storica, con il bagno di sangue seguito alla Comune di Parigi, configurando la possibilità di una caduta come perdita della vita. Qui si intrecciano la dimensione collettiva e quella individuale nel perseguire una sicurezza per sé che si riverbera come totale insicurezza per l’altro rimandando alla problematicità del legame tra libertà e sicurezza. Nodo non banale in tempi in cui si reclama la sicurezza assoluta nel quotidano, cioè una sine cura totale, una assenza di cura per gli ambiti della coesistenza. Ma è questa l’unica declinazione della sicurezza? Il suo destino si risolve ineluttabilmente nella soppressione della libertà e nella riaffermazione dell’insicurezza per il singolo? Il dibattito sulla tolleranza zero e sulla violenza diffusa che permea il quotidiano dovrebbe tenere presente l’esito dello stalinismo nel suo orizzonte per evitare che gli orrori e gli errori si possano ripetere.

Il testo di Germinaro si inserisce a pieno titolo in questo dibattito. Come mostra l’autore per de Benoist monoteismo giudaico cristiano e totalitarismo fanno tutt’uno. Il primo costituendosi come l’archetipo religioso che ha consentito la nascita e l’affermazione delle politiche totalitarie del Novecento. Come ben sottolinea Germinaro si accredita così un’analisi totalmente destoricizzata del totalitarismo, riducendo tutta la storia dell’Occidente ad una storia del totalitarismo, sottovalutando l’articolazione storica interna di questi venti secoli. Il secondo punto ci riporta al nodo della sicurezza. Per de Benoist le differenze sono naturali e la natura è la loro fonte di legittimazione, tagliando così con tutti i discorsi sull’eguaglianza. Il limite di questo discorso è quello di non indicare la contiguità tra differenza e giustizia, rischiando di derivare via natura dalla differenza l’ingiustizia. Vi è così il rischio di lavorare per eternizzare e rendere sicure le differenze, perseguendo il mantenimento dell’ingiustizia, celandosi dietro lo schermo della natura. Merito grosso del testo di Germinaro è quello di smontare dall’interno una costruzione ideologica accattivante, che mescolando Gramsci a Evola e ai no global crea una miscela nostalgico reazionara che può prestarsi a più di un equivoco.

Margherita Gallina, Francesca Mazzucchelli

LA SCUOLA DEL LAVORO.

L’orientamento al lavoro degli adolescenti come prevenzione del disadattamento.

Raffaello Cortina Editore, Milano 2001, pp. 294, Euro 19,11.

Gli operatori che lavorano con adolescenti a rischio sanno bene che è importante offrire ai ragazzi opportunità concrete. Uno strumento particolare che può essere usato è la “borsa lavoro”: è questa un’esperienza lavorativa protetta che ha come finalità, sì l’apprendimento tecnico legato ad un preciso profilo professionale, ma soprattutto l’addestramento relazionale e la conquista dell’identità personale e sociale.

In questo libro è presentata l’opportunità della “borsa lavoro”, ma soprattutto è riportata la storia di questo progetto.

Quello che maggiormente caratterizza il progetto è la relazione tra un adulto che dimostra fiducia ed un ragazzo che spesso crede di non meritarla. Riveste importanza il progetto educativo e tutte le persone che contribuiscono alla sua realizzazione. Sono ben esaminate le competenze, i ruoli, le aspettative di ogni attore: il ragazzo, gli operatori psicosociali nella loro singola professionalità e nella loro interazione lavorativa, i genitori, i datori di lavoro, e sono altresì ben esaminate le loro interrelazioni e gli intrecci.

Quello che maggiormente colpisce – ed è anche la sfida che questo testo dimostra di aver superato – è come il credere nelle potenzialità di soggetti considerati esclusivamente problematici faccia ottenere dei risultati davvero buoni rispetto alla consapevolezza di diventare persone meritevoli di fiducia, di pensare ad un futuro di cui si diventa artefici e non solo passivi fruitori.

La lettura di questo libro appassiona perché, pur nel puntuale racconto della ricerca, emerge soprattutto l’aspetto maieutico delle relazioni con un ragazzo considerato “a rischio”.

(Mariarosaria Monaco)